viadellaviola, un blog senza sottoveste

31 maggio 2012

è notte alta e sono sveglia

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,ciao — viadellaviola @ 01:09

quei post che scrivi tardi la notte perchè sei tornata a casa, hai mangiato quello che hai trovato in frigo, hai letto la posta, sei andata su ff per controllare che gli emiliani stiano tutti apposto, hai letto gli sms, è nata una bimba stasera. poi dopo ch ehai mangiato ti sei messa a leggere delle cose e poi altre. hai rifatto il letto, messo in ordine la camera e tutte altre cose per tirare la notte ancora un poco. ho cercato una radio con la musica moscia ma non perchè sono triste, no, solo per trovare una musica lenta come il ritmo che ho preso stasera, stanotte. niente. ma menomale che c’è il quinto canale della filodiffusione ch emi ha regalato delle musiche da Sherazade e poi due cose per chitarra classica che come strumento musicale per me sta nell’olimpo insieme al violino il pianoforte il violoncello e il basso elettrico.
poi una volta dobbiamo parlare di quanto sono fighi e belli gli uomi e le donne che suonano il basso elettrico. ma non stasera.

e niente ho scritto questo post perchè stasera mi andava di chiacchierare, o non mi andava di andare a letto, non mi andava di leggere, e non c’era nessuno e allora ho scritto.

mò basta però. buonanotte.

28 maggio 2012

un bicchiere di latte

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,testavuotismo — viadellaviola @ 23:19

stasera alle 1o e mezzo mentre ero alla fermata avevo il muso più lungo dei binari del tram.

alla fermata c’era un sacco di gente, tipo 15, tutti zitti, era tardi, ognuno voleva tornare a casa sua. una signora aveva mal di piedi, si è seduta sul gradino del negozio accanto alla fermata e si è tolta la scarpa sinistra. poi ha preso una pagina del giornale che avev ain borsa, l’ha strappata, e l’ha avvolta intorno al tallone. e speriamo bene, così ha detto.

mentre eravamo tutti zitti, e io col muso lungo, è arrivato un ragazzo vestito da cameriere. parlava al telefono con la sua fidanzata. dai amore, tra poco torno. ho fatto i conti. se vado avanti così a lavorare 15 ore forse ci possiamo sposare nel 2018. amore aspettami, torno presto. tu come stai? non ne posso più amore, non so nemmeno che faccia cià sta città. dicono che è bella amore.  e tu? che vedi dalla finestra?

e poi non lo so più che si sono detti. si è seduto su un altro gradino e mentre parlava si massiaggiava la faccia, quel gesto che manda via i pensieri.

la signora accanto a me mi guardava fissa. il mio muso lungo?
non può essere così grave. mi ha detto.
poi sul tram mi ha dato una caramella.

mentre scrivo bevo un bicchiere di latte.

21 maggio 2012

Giocare a Radio….DAL VIVO!

Filed under: ammilano,cheffaccio?,ciao,cinematografo,giocare a radio,polenta — viadellaviola @ 11:30

mentre scirvo questo post saranno l’una e 20 circa, ma lo posterò domani verso le 11. si vabbè è già domani ma finchè non vai a dormire non è mai domani…

allora volevo scrivere di oggi che sono andata a via Padova dove mi hanno raccontato di Lampedusa, degli sbarchi, dei migranti, delle mamme di tunisi che cercano i figli scomparsi nel mediterraneo, ho visto delle foto bellissime e una mi ha commossa e il ragazzo che aveva fatto le foto sempre a lampedusa secondo me è una persona saggia, ha detto delle parole proprio semplici e poi per fare quelle foto lì devi per forza essere saggio e avere non solo le parole, ma anche gli occhi: semplici.
e poi sono andata al cinema a vedere Hunger  che pure mi ha fatto stare tanto male, un film che volevo vedere perchè da quando è uscito la gente si sta facendo un sacco di domande e viene in libreria a comprare i libri e non sono solo persone adulte, sono giovani e pischelli e io li senti che dibattono allo scaffale. bravi.
e poi dopo sono capitata in un posto che c’era la partita e ha vinto il napoli e secondo me c’era più casino a milano che a napoli.
poi però gli argomenti sono troppi, magari facciamo macerare un pochino.

no volevo dire che domani, cioè oggi per voi che leggete, il 21 maggio vado a Brescia alla radio RAdio Onda d’Urto che c’è sempre quel programma di libri che si chiama Flatlandia che va in onda tipo alle 12,30 che se volete qui c’è il player per ascoltare dal vivo. che ci vado a fare? a dire sempre le mie cosine di libri e libraria…non so ancora bene, deciderò in treno, ma volevo dire che sono un po’ agitata ‘chè vado in diretta eh…

adesso però dormo, senò domani in radio mi si vedranno le occhiaie :D

14 maggio 2012

le cose nuove

Filed under: ammilano,cheffaccio?,davide enia,incontri,libri,scritture 3d,sto leggendo — viadellaviola @ 21:23

le cose nuove sono un libro che sto leggendo che si chiama IO CONFESSO di jaume cabrè, uno spagnolo che ha scritto un romanzone che mi ha proprio rubata.  mentre parlavamo, col ragazzo dei libri, quello, il ragazzo dei libri i ha chiesto: ma secondo te è un romanzo postmodernista? non lo so, e mentre dicevo non lo so stavo pure inciampando nel binario del tram, poi recuperando l’aplomb gli ho detto non lo so, ho provato tante volte a definire nella mia testa la parola postmodernista, pure coi romanzi, ma non te lo so dire. e siccome questa cosa del postmodernismo mi aveva fatto perdere l’equilibrio non sono in senso verticale ma anche mentale, che proprio non me l’aspettavo, ho preso a raccontargli la trama. o forse no, gliel’ho raccontata prima. e forse però ripensandoci è un po’ postmodernista questo romanzo di settecento e più pagine che la sera non mi dorme,  ma anzi mi tiene con gli occhi proprio aperti per sapere come vanno avanti i fatti. e i fatti di questo librone sono un sacco, sono, duepunti, la storia del personaggio che parla in prima persona, poi la storia di lui bambino che però a volte lo racconta come se fosse un’altra persona, che se ci pensiamo bene, se parliamo di noi da bambini, parliamo di una persona diversa da quella che siamo ora, e diversa anche perchè vivente (e agente?) in un altro tempo. poi ci sono le storie degli oggetti che il padre del bambino, che poi è anche il padre del narratore, il padre che faceva l’antiquario. e tutti questi oggetti hanno tutti una storia pazzesca, come tutti gli oggetti che finiscono tra le mani di un antiquario che ha studiato prima per farsi prete in vaticano, poi ha incontrato una bella ragazza e ha cambiato idea, per fortuna per lui. solo che poi è finito sposato con un’altra e non so ancora perchè, spero me lo racconti presto. ah poi oltre alla storia degli oggetti, che poi continuo a raccontare qualche frase più sotto, c’è pure la parte della storia del padre, che mannaggia a lui denunciava le genti innocenti durante la spagna nel periodo cattivo. questa cosa della storida degli oggetti è tessuta benissimo. che tu mentre stai leggendo del bambino che si nasconde dietro al divano nell’ufficio del padre che non gli fa mai toccare gli oggetti, tipo uno storioni, che poi sarebbe un  violino preziosissimo chiuso in cassaforte, all’improvviso quello, l’autore, il narratore, si mette a raccontarti di una foresta in fiamme e del paese Pardac (predazzo) che viveva con quella foresta, e del figlio del miglior taglialegna che deve scappare e scappa che ti scappa finisce in un’abetaia vicino a un monastero abbandonato (che poi il padre, l’antiquario ha in mano dei documenti di quel monastero lì risalenti che ne so mi pare al 1600) e insomma quell’abetaia (siamo circa nel 1700) il figlio del taglialegna ritrova la speranza perchè’ quell’abetaia è pazzesca…può segare gli alberi e portarli al liutaio…. (il violino nella cassaforte!!!!) un liutaio famosissimo erede di stradivari che era disperato perchè a pardac non avevano più alberi e quindi niente legno musicale, e mannaggia dice, non voglio il legno della croazia che non suona come si deve…invece questo legno qua…
e insomma mi si stanno ricongiungendo tutte le storie.

non ci avete capito niente? è possibile. quello che volevo dire è che questo libro è un’espeienza di lettura. che mi sto divertendo.

poi volevo raccontare altri fatti nuovi ma penso che dopo queste righe sul libro nessuno avrà voglia di continuare a leggere.

ah poi volevo dire che se leggerete questo libro e me lo smonterete, tipo come ha fatto quel mio amico che si riconoscerà….che ha letto “così in terra” di davide enia e me l’ha smontato e aveva pure ragione….ecco, virgola, non ditemelo.

6 maggio 2012

Cara milano, un briefing

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,ciao,io sono di paese,polenta — viadellaviola @ 20:37

cara milano come stai? io benissimo a quanto pare. me lo dicono tutti, sì ti vedo che stai bella. essì, cara milano, ti ho presa bene.
che ti credevi che venivo qua e mi lamentavo e basta? che venivo qua e vincevi tu? no cara milano, tu non mi conosci. io sono venuta qua, e l’ho detto pure al post di prima, io sono venuta qua come si va in una spa, sono venuta qua per rigenerarmi e devo dire che ci sto riuscendo. sono stata due anni a lamentarmi e ho pure chiuo il blog’che mi vergognavo che m ilamentavo troppo, ho pure chiuso il blog per i troppi lamenti, poi ho detto basta e ho iniziato il porgetto: viola rifatti una vita. ed è qua cara milano che tu sei diventata protagonista. anzi no, cara milano, la portagonista sono sempre e solo io, tu sei la mia fata madrina, tu sei come quella puntata di secs end de siti che cherri dice che esce con la città, ecco cara milano, io esco con te, sei la mia amica. ma la protagonista del telefilm sò io, pure se non riesco a dare una piega decente ai capelli.
allora, cara milano a che punto sono del progetto rifarmi una vita? sono a buon punto.  ho tolto la tv da casa, leggo solo le cose dai libri, dal giornale e dal compiuter. mangio come si deve, mi cucino le cose buone. ricevo le telefonate degli amici che mi danno gli appuntamenti, faccio le telefonate agli amici per dare appuntamenti, aspetto gente che mi viene a trovare e dico, no aspè, vieni la settimana dopo che quella prima ci ho gente, ho trovato una casa che mi sta simpatica, la mia coinquilina ha vinto il premio coinquilina del mondo, al lavoro vabbè, sono talmente contenta che cara milano, non te lo puoi immaginare, faccio le gite fuoriporta di domenica, ho pure smesso di guardare le fermate della metro una per una, mò le so e mi alzo solo un secondo prima che si apra la porta come una frequently viaggiatrice di metro e non come una turista o come una di paese appena arrivata con l’anZia di scendere a quella sbagliata o peggio, con l’anZia di aver preso la metro al contrario.
cara milano ci sono.
poi la prossima volta scrivo unpost da femmina, bisogna proprio che parli di sciopping. ah sì, e di uomi.

28 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #6

cara milano, devo dire che fin’ora mi stai piacendo, ieri te ne sei uscita pure col sole, e ti stai convincendo che devi iniziare a fare caldo, brava. il lavoro bene, amici ottimo, incontri belli, gente nuova, insomma, in teoria non ti si dovrebbe contestare niente. in teoria. certo, sei troppo carastosa, ma vabbè…
no dai milano non farmi tradurre, sei piena di meridionali dovresti essere in grado di tradurre una parola così facile…carastosa! tutti questi anni di accoglienza (essì usiamo la parola accoglienza, dai milano, non fare la modesta) tutti questi anni di accoglienza ti hanno fatto meritare la laurea in traduttrice e interprete dei dialetti del sud! o no?

insomma, sei carastosa, ma assai, e certe volte mi fai pure tenerezza quando provi a fare la risparmiona amica del popolo al supermercato: metti pure i cartellini “scontoh!” “offerta specialeh!” seeee… mi fai ridere assai, che non ti basta il fogliettino per mettere tutti gli zeri… vabè, ma anche questo ti posso perdonare.

e ti posso perdonare pure che per farmi trovare casa mi pare che mi stai facendo partorire, che i coinquilini che mi hai presentato arrivano da marte, che con loro non starei nemmeno in una piazza larghissima con tutte le vie di fuga aperte, ti perdono tutto milano. ma tutto.

tranne che.

no milano non ti mettere paura. il fatto è semplice. siediti e ascolta.

allora, ora ti racconto una storia cara milano. stammi bene a sentire. antefatto: io ho la testa dura. e ne vado assai fiera. e non te lo scordare.  io facevo un lavoro prima, sì milano, sempre lo stesso sì, è fcile. facevo un lavoro bello in un posto in cui non mi trovavo poi così bene e siccome che non vedevo via d’uscita e ho detto, vabbè basta così.  il prossimo lavoro lo voglio trovare in un posto grande e stimolante. era gennaio. sono stata senza lavoro febbraio e marzo, e ad aprile, sì milano, solo due mesi senza lavoro, eh! che te ne pare?! dopo solo 2 mesi eccomi qua da te. ho un lavoro,sì milano, sempre lo stesso…un lavoro in un posto grande e stimolante. brava eh? vabè sì me lo dico da sola. ma insomma, mi sono licenziata, ho avuto coraggio e ho fatto dei progetti che si sono realizzati. certo non sto risolvendo il conflitto in palestina, certo non sto studiando la cura contro il cancro, ma insomma, è la mia vita e la sto portando avanti. coraggio, idee e progetti che si realizzano. mi pareva buono no?
no. no milano, per te non è sufficiente questo.  stai sempre a chiedermi: che progetti hai? che intenzioni hai? da qui a un anno come ti vedi a milano? hai fatto un piano quinquennale? (eh???? siete pazzi), sì vabbè ora stai lavorando ma le tue prospettive?
cioè milano forse non ci siamo capiti: io i miei progetti me li sto godendo adesso. li ho fatti qualche mese fa, ora si sono realizzati e me li sto godendo. sai milano, è così che si fa. mi sta bene pormi delle mete, ma poi, quando ci arrivo, cara milano, io mi fermo a guardare il paesaggio. mi siedo,  mi bevo un po’ d’acqua, mi tolgo le scarpe e mi crogiolo nella soddisfazione. poi quando mi sò scocciata mi alzo e ricomincio a correre.

dici che è un modo di pensare troppo mediterraneo? dici che dovrei darmi una svegliata? dici che non sono adatta? non lo so milano.  e sai che ti dico? al momento non mi interessa. sto bene così. lasciami un po’ in pace per favore. mi sto divertendo.

19 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #5

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,io sono di paese — viadellaviola @ 10:55

Cara Milano,
finalmente iniziamo a capirci.
come tutte le persone che soffrono di ansia da prestazione, io rendo meglio da sola, quando nessuno mi guarda. e se nessuno mi guarda, i capi per esempio, io faccio la rivoluzione. perchè cara milano, va bene che arrivo dal paese dei campanelli, va bene che nel paese siamo pochi e ci conosciamo tutti, ma insomma, il bi e il ba dei libri è uguali in tutti i posti, non ti credere cara milano, che solo perchè sei milano, la sai più lunga. non te lo credere, non fare quest’errore cara milano. non fare come me che siccome non ero di milano mi credevo che la sapevo più corta.
ieri sono stata un po’ da sola in libreria e ho fatto, finalmente, il mio mestiere. ho cercato i libri difficiloni, ho dato i consigli, ho venduto assai, ho fatto le telefonate alle genti che mentre telefonavo avevo paurissima di dire, buonasera libreria XXX usando il nome della vecchia libreria e non di quella nuova, e allora me lo sono scritto pure sulla mano.
che uno non se lo deve mai dimenticare di quello che sa fare. mi avranno presa per quello no? e allora facciamolo, e io l’ho fatto. e m’è piaciuto.

poi certo mi passerà prestissimo, milano tornerà a farmi paurissima, torneranno i clienti difficiloni, mi perderò  allo scaffale di filosofia teoretica e si bloccherà il pc. sicuro.

nel frattempo milano, potresti farmi trovare una stanza con gente simpatica, o anche solo normale, sarebbe una bella cosa, così posso tirare fuori la mia vita dalla valigia. eh? che dici?

14 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #4

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,cittadina giocattolo,incontri,libri,uomi — viadellaviola @ 14:39

cara milano, hai fatto la bellina per una settimana, me l’hai fatta credere, mi hai fatto la festa, il benvenuto, e come stai, e sei contenta, e vuoi mangiare qualcosa, hai freddo hai caldo, vuoi un passaggio… hai fatto tutto quello che potevi fare per accogliermi, ma poi ti sei rivelata finalmente. non era possibile che continuava la pacchia eh?!  mi hai messa subito alla prova, e ho perso. cara milano come sei difficile. mi fai un sacco di domande a cui non so rispondere, hai letto questo? no.  ma come no???? (cliente tu hai settantamila anni, io solo 30 circa, hai un notevole vantaggio su di me, non riuscirai a farmi sentire in colpa), hai letto quest’altro? no (cliente ti piace vincere facile…tu quella materia lì mi dicono che la insegni all’università!) , cosa sai di filosofia della musica? (aiuto). avrei bisogno di un romanzo sul movimento rasta nell’italia meridionale (vojo la mamma)…e così via.  nella cittadina giocattolo sapevo tutto, qua nons o niente. milano smettila. io sono brava, cioè me lo credevo, e invece qua non so più niente. e poi cara milano, smettila di produrre editori. cioè quanti piccoli e medi editori hai cara milano? smettila subito! io non li posso sapere tutti, sono qua da nemmeno una settimana! riposati un attimo milano, metti il freno così recupero.
sono già stanca, mi sento che non ci sto capendo niente, la gente mi fa domande difficili a cui non so rispondere, oddio trovo sempre il modo di uscirmene elegantemente ma mi viene sempre il, duepunti: batticuore, la sudorazione, l’apnea, l’irrigidimento totale, lo sguardo perso nel vuoto, le pupille che si arrotolano all’indietro…insomma tutto il catalogo dell’ansia da prestazione…
va bene che me ne sono andata dalla cittadina giocattolo perchè volevo vivere in un ambiente più stimolante,  incontrare lettori diversi,  affacciarmi alla finestre e vedere un poco di mondo… Sì MA NON COSì TANTO!

eppoi cara milano, fammi un favore, cioè io sono venuta qua per lavorare, imparare, crescere eccetera eccetera, al lavoro devo stare concentrata, e quindi, cara milano, smetti di uscire strfighi per la strada, smettila di portarmeli in libreria ora che (ancora) nonci capisco niente, io mi distraggo!
(poi però quando saròdiventata brava e disinvolta, mi raccomando eh… ci siamo capiti!)

12 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a MIlano #3

cara Milano, tu tieni un sacco ‘che fare, sei sempre occupata, tu pensi solo alle cose importanti. tu milano non guardi come sono vestita, non guardi se mi sono fatta la piega ai capelli e se ho messo lo smalto. no milano, tu nel mio primo giorno di lavoro, tu oh milano, sì proprio tu,  mi hai chiesto se sono felice di essere qui,

cioè fermiamoci un attimo, una cliente coi capelli rossi mi ha dato il benvenuto, “benvenuta cara” e poi mi ha chiesto se sono felice di essere qui.

io non me lo credevo possibile, una richiesta così antica. chi lo chiede più se siamo felici? e io pure se sono ancora agitatissima, pure se di te cara milano, ancora non ho capito niente, io ho detto, si. tanto.

poi cara milano, mi hai chiesto se sono tranquilla con il mio contratto, se posso consigliarti qualche scrittore napoletano, se mi piacciono le storie di mare, se ho trovato casa, se milano è stata accogliente con me. non te ne frega niente del mio aspetto milano, a te interessa solo cosa so fare e se sono felice. grazie milano. davvero.

poi cara milano, un altro fatto. ieri sera dopo il lavoro sono uscita e ho passeggiato un poco. che volevo ripensare al lavoro e alle persone e ai libri che avevo incontrato.
nei posti piccoli di sera la gente torna, ha la faccia stanca del lavoro, va a casa, esce dal lavoro con la valigetta, le buste della spesa, o la valigia se è appena tornata da un viaggio. se ne va verso la fine della giornata. e tu che ci vivi alla fine prendi quel ritmo. il ritmo della fine della giornata. e se pure tu hai ancora voglia di vita, alla fine la giornata finisce anche per te. ci ho pensato ieri sera. tu invece cara milano, non ce li hai questi ritmi. non sei tu che li decidi. la città non si addormenta di sera. la città gira sempre. se la mattina si sveglia, la sera si RIsveglia. e mentre tu te ne torni a casa, stanca, emozionata da primo giorno, che pensi che per oggi possiamo mettere il punto…ti ritrovi ad aver voglia di andartene ancora un po’ in giro.

quindi, vediamo di fare il punto: a milano la gente non ti guarda come sei vestita, si fa i fatti suoi, ha altro a cui pensare, c’è da lavorare un sacco, non ho ancora trovato casa, la sto cercando, tutto costa assai, non ho ancora capito bene il percorso del passante e soprattutto, mi fanno ancora malissimo i piedi.

11 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #2

cara milano, fin’ora sei stata abbastanza brava. mi hai accolta in un quartiere che mi piace tanto, Isola, mi hai fatto trovare una sistemazione provvisoria che faticherò a lasciare per quanto è bella, mi stai riconrdando quanto sono bravi e belli i miei amici che stanno qua e mi stai facendo conoscere pure gli amici loro altrettanto bravi e belli. ma una cosa te la devo dire cara milano, sei proprio faticona. che vabè me lo dovevo aspettare, non ho mai vissuto in una città grande e quindi lo dovevo sospettare che mi serei sentita giusto un pochino persa.  io prima uscivo di casa e andavo nei posti a piedi, la massimo in bici, ma tipo in mezzo minuto. le vie erano piccole, i posti erano vicini e tutto era facile. tu milano sei proprio grande. non li so i tuoi posti, e pure le vie,  pure le tue vie sono dei posti. quando devo uscire ci devo pensare un sacco prima, dove devo andare? come ci arrivo? quanto tempo ci metto? che percorso faccio? sarà più breve questo? o faccio quest’altro che è più lungo ma magari è più bello? che fatica milano, non so niente di te. per non parlare di quanto mi costi. oggi addirittura piovi. nel mio primo giorno di lavoro hai deciso di piovere tutto il tempo. e forse è meglio. così al lavoro mi dimenticherò di te, che tanto la pioggia ti nasconderà ai miei pensieri. ne avrò  solo per i libri gli scaffali nuovi e per i clienti difficilissimi che già lo so mi faranno sentire ignorante.
e poi sarò brava? milano sarò brava? ma che ne so.
poi uno si crede che chi vive a milano fa una vita grandiosa e difficilissima. che a milano devi fare spazio per accogliere tutto quello che la città ti offre, la vita mondana, mille posti da frequentare, mille cose da fare, e invece no, ci sono genti che hanno vite piccoline come la mia. si può camminare piano piano pure a milano.
e poi la notte, la notte è un posto diverso nelle città e pure a milano. non l’avevo considerato. come si fa di notte, di sera tardi a milano? dice che si fa uguale. a roma no, nemmeno a napoli, forse a bologna e torino è uguale e pure a firenze. il giorno uguale alla notte, si gira negli stessi posti senza paura, senza stare attenti, non c’è bisogno. e milano? dice che ci sono le telecamere. non lo so milano, tu mi fai un po’ paura di notte. ma secondo me è perchè ancora non ti conosco.  facciamo amicizia.

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