viadellaviola, un blog senza sottoveste

3 marzo 2012

We are waiting for you, giorno 32

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

Anzi, sarebbe qualcosa di rivoluzionario.. e non te ne pentiresti..

carò diario, così mi ha scritto un amico mio che non ho (ancora) conosciuto.
mò spiego. allora, ho finalmente lasciato la cittadina giocattolo. se ti dico che non ho provato niente mi credi? tutti che mi dicevano: ti sei commosa? no. ma ti dispiace? no. cioè, non dicevo no secco, ci giravo intorno, ma la verità caro diario è che non ne potevo più. appena sono salita sul treno mi sono sentita leggera e il cervello mi è ripartito. ho iniziato subito a fare piani e progetti roma napoli milano torino bolgna e estero. questo il piano giri futuri. e ero felice. poi lo so che tra un mesetto, quando tutto si sarà sedimentato riuscirò a dire, a dirmi quanto di bello mi porto dietro dalla cittadina giocattolo. ma adesso no. poi.
l’idea era tornare giù a casa per qualche giorno e poi ripartire subito che ci sono i festivàl di libri, le cose dei libri, dei corsi di formazione che voglio fare, gli amici da rivedere eccetera. ma io però, caro diario, mentre stavo sul treno me lo sentivo, me lo sentivo che appena messo piede a napoli, appena dal treno avrei iniziato a riconoscere le cose, appena il paesaggio mi si faceva amico…io avrei iniziato a pensare a casa. tornare a vivere a casa, un gesto rivoluzionario, come dice il mio amico della frase più sopra.
e infatti. nel viaggio in macchina con gli antenati (che sono mamma e papà caro diario e utente che mi leggi da poco e ancora non conosci tutta la mia fenomenologia), nel viaggio in macchina abbiamo parlato di casa, del paese, delle cose che succedono, di quel locale che è tornato sfitto….e della casetta in cui sono cresciuta (link al post, si può pure ascoltare con la mia voce) che pure lei, caro diario, è tornata sfitta, e io mi si è sciolto il cuore al pensiero dell’albero di arance e le scalette di granito. mentre tornavamo a casa era il tramonto e c’era pure ancora quel sole caldo che mi scaldava dentro la macchina. e i colori erano belli pure se passavamo  per quella strada brutta dove ci sono le cose della camorra e c’è lo sgarrupo che impera. non fatemi spiegare sgarrupo per favore.
io lo sapevo caro diario. il sud è così. arrivi piena di buoni propositi e progetti e poi ti frega, con quella dolcezza. nonostante lo sgarrupo, chi ci è nato poi ci vede la dolcezza e la sente pure. e resti fregato. caro diario io non ho potuto dormire stanotte. io lo sapevo che non ci dovevo tornare qua. dovevo fermarmi a roma e tornare a casa solo per le feste comandate. caro diario io lo devo risolvere questo conflitto, io mi devo decidere. che fare? vado in giro e mi piace starci, milano, per esempio. come mi è piaciuta milano caro diario tu non lo sai. e pure avere quesi miei amici intorno e pure tutte le cose belle che ti arrivano agratis, a milano. come mi sono piaciute. e roma…caro diario…roma in primavera…ne volgiamo parlare? sì certo viverci è un casino a roma, lo dicono tutti. ma sei sempre a roma, e pure a roma nonostante le difficoltà le cose ti arrivano a gratis. e poi estero. dice vuoi venire a estero? parliamo? sì che parliamo. certo, mettiamo tutto sulla tavola e parliamo. che l’occasione è grossa. e lo so bene. ma poi sto qua e stamattina sono uscita presto e ho fatto le cose di paese del sabato, il caffè al bar, uh stai qua adesso! e le ciacchiere in piazza, i racconti, il giornale e gl’incontri. e mi sono sentita un momento serena, che era tanto che non. dice che ora sono troppo emotiva. così dice mio padre. arrivo da due anni di vuoto di sentimenti, due anni di lavoro matto e disperato senza sorrisi. due anni grigi e adesso, dice papà, tutto ti pare un arcobaleno. aspetta un momento. riprenditi le tue cose e ritrova l’equilibrio. poi decidi.
non lo so caro diario. io finchè non la risolvo sta guerra io non posso prendere decisioni.  vorrei che gli eventi decidessero per me. tipo che mi prendessero per uno di quei cv che ho mandato. così non se ne parla più. che anche questa non è mica una cosa saggia. bisogna dare una spinta agli eventi, soprattutto alle cose importanti. o no? non lo so caro diario. decidi tu.

19 gennaio 2012

Per favore.

allòr il mese di gennaio fin’ora sta dicendo che cambio casa ma non so ancora dove andrò. all’inizio pareva che dovevo provare ad andare a francia, poi saltò, mannaggia. mio padre già stava facendo i piani per venirmi a trovare, il giro della francia, i castelli della loira che tra i pensionati è un must.  ma còm? ti sei pensionato e ancora non l’hai fatto il giro dei castellidellaloira? e a chi aspetti? che quello mio padre venirmi a trovare è una scusa, infatti mi ha detto ennò ià, non andare a parigi, che già ci siamo stati, vai che ne sò a tolosa che a tolosa non ci siamo mai stati.  papà ma pariggi è grande! sai quante cose non hai visto? se vabbè, il luvre, la torre, i campi elisi, quella chiesa a forma di torta nuziale, la baghét il croc madàm e il croc messìè e stai apposto, hai visto pariggi!
e nient’, quello mio padre è pragmatico, non è uomo di sfumature.
che pò mio padre parla col plurale maiestatis. LUI non c’è mai stato a tolosa, ma mamma sì. ma esso papà parla al plurale. tipo se mamma cucina una cosa poi papà dice: abbiamo cucinato e mamma giustamente s’incazz’. ‘chè lui, esso, papà,  non ci azzecca niente, in cucina mette zizzania. mamma così dice. mette zizzania tra le cose, le cose si arrevotano e non le trovi più.  che poi il pensiero di papà ormai è chiaro, più lontano vai e più sò contento così teniamo una scusa in più per viaggiare. mia mamma invece un po’ di scene perchè ià, già tengo una figlia e una nipote in inghilterra e ci parliamo cò skype e la bimba allo schermo del pc dice: vieni nonna vieni! e fa le carezzine allo schemo…  e mia mamma si squaglia e scusate ma io pure. e allora non vuole che io pure mi sperdo per l’europa, che però se pure andassi a milano sarebbe uguale…
e quindi, il fatto della francia s’è finito e forse sta scattando il fatto che me ne vado ammilano. ma non si sa ancora bene perchè non lo so se posso fare quella cosa di andare due mesi a cercare fortuna, mi sento che spreco i soldi. certo, due mesi a girellare per milano, con gli amici, le cose belle, tutte quelle attività che si possono fare ammilano, certo…un pensierino sempre ce lo faccio, che poi magari lo trovo davvero un lavoro nuovo di libreria. male che va sò stata 2 mesi nella newyork dello stivale, come diceva mio nonno. bene che va ci resto, ammilano. però non lo so ancora bene. e il fatto di milano per adesso finisce qua.
poi ci sta il fatto che i clienti in libreria oggi mi hanno detto: mi fai triste se te ne vai. e io non me l’aspettavo proprio. sì lo sapevo che ero stata un po’ brava però oggi, questo signore mi ha detto: mi fai triste se te ne vai. che questo signore per la miseria non mi ha mai chiacchierata, mai sorrisa, mai parlata, solo mi chiedeva i libri difficili e io glieli cercavo. e basta. e poi se ne esce: mi fai triste se ne vai. e io dentro me mi sono arrabbiata perchè secondo me uno lo deve sempre mostrare quello che pensa, e io pensavo di stargli antipatica e invece mò esce il fatto che io lo faccio triste se me ne vado.
cara toscana tu sei un grande equivoco. mò non fare che ti piangi che me ne vado, cara toscana infingarda.  mi hai soffrita due anni e certe volte pure un po’ pianta e mò che fai? mi esci la tristezza dei clienti, mi esci il giovinotto moretto, ah, il giovinotto moretto…  mi esci le cose da fare…mò??? cara toscana tu non mi hai voluta bene e mo mi sfotti.  me lo potevi dire prima che non mi ci volevi. me ne andavo a vivere a massa carrara che come dicono i fiorentini, massa carrara non sta in toscana e nemmenoi n liguria. ‘chè io ci voglio molto bene a massa carrara.
chi lo sa perchè non mi hai voluta bene mi domando.

e poi, caro gennaio, c’è un altro fatto. va bene che cambio lavoro (se ne trovo uno), va bene che cambio città (se ne trovo una che mi vuole), va bene che bel giovanotto resta qua e io me ne vado che tanto ne trovo un altro (ci piace pensarla così), va bene tutto. ma, caro gennaio, non mi va bene una cosa. non mi va bene che mi riporti in ospedale. anzi no, quello lo possiamo fare, ormai conosco tutti i segreti. la sai una cosa che non mi piace proprio caro gennaio? mò te la dico. non mi piace che mi fai avere paura, un’altra volta. smettila per favore.

ps. ogni commento piannione sarà rimosso chirurgicamente.

29 dicembre 2011

Io sono di paese: Me ne vado a Parigi!

Filed under: apparì,cheffaccio?,fatti miei,io sono di paese — viadellaviola @ 22:30

Allora, stiamo calmi.
Parliamone.
Mò racconto, un fatto alla volta e dico tutto.
Allòr: da oggi pomeriggio mi è chiara una cosa: nel 2012 me ne andrò a vivere a parigi. o almeno ci proverò. Era da un paio di giorni che me ne andavo a dormire col pensiero di parì e mi risvegliavo senza essermene allontanata.  Che io a parigi ci sono stata quelle 5 o sei volte e ogni volta me ne tornavo col cuore carico di maraviglia, col sorriso, con la valigia piena di foglietielli di segnalibri di librerie, di indirizzi, di cartoline antiche, di bigliettini da visita di posti in cui ho mangiato così mi dicevo, quando torno poi ci ritorno. poi quando tornavo, a parigi, non ritornavo mai a mangiare in quei posti là perche nel frattempo ne scoprivo altri e poi mi dicevo che se rifacevo la stessa cosa poi mi perdevo qualche nuova strada, qualche nuovo locale, qualche nuova cosa maravigliosa. perchè parigi questo è: una cosa maravigliosa.
ma andiamo avanti. stamattina stavo a letto ancora dopo una di quelle dormite che non si vedevano dal secolo scorso, e pensavo a parigi. facevo i pro e i contro. ma di contro boh, nessuna traccia. parliamo quindi dei pro:
apparte il fatto che parigi è parigi, parliamo di cose pratiche: conosco un sacco di gente che sta a parigi. tutte persone diverse, e quindi esperienze di vita diverse: una famiglia, un ragazzo del mio paese che ci siamo visti sti giorni e ciaveva un sorriso, ma un sorriso! una famiglia amica mia appena trasferita con 2 bambini, lo zito di un’amica mia che oggi ciattavamo della mia partenza e mi ha detto 2 cose bellissime:  parlando di affitti è venuto fuori che pagherei meno di quanto pago ora nella cittadina giocattolo e due, mi ha detto che è felice quando la gente se ne viene a parigi perchè poi a parigi sta bene. e lui è contento.  poi sono contenta che è lo zito di questa amica mia cara, perchè poi diventiamo amici. scusate, piccola parentesi.
allora, parigi: una casa, ‘na stanzulella, uno studio (leggi studiò), ‘na soffitta insomma  dovrei trovarla, ci vado prima per una settimana (con la scusa della perlustrazione…ma diciamoci la verità, una settimana a parigi, dico una settimana da sola, potete iniziare a invidiarmi :D ) per una settimana per andare a quegli indirizzi che mi sono procurata oggi pomeriggio più quelli che tenevo secretati nel cassetto. che io me lo sentivo che facevo bene a segnarmeli nei miei giri passati!
mi rimetto a studiare il francese, ma bene, nel frattempo chiudo tutte le cose al lavoro, faccio la settimana di perlustrazione, preparo il terreno e dico alla signora città di parigi di prepararsi perchè sto arrivando.!
(marò, non ci posso credere)

ah, checcosa c’è nella foto? andate qua

Domande Pocali: Che dico?

Filed under: apparì,cheffaccio?,domande pocali,fatti miei,verso sud,viaggi — viadellaviola @ 15:02

mi sono licenziata, lo sanno anche le pietre. non so cosa fare, lo sanno anche i muri. ancora libri? bò chi lo sa.
tornare a casa e rimettere l’abito di paese? non lo so. esco con gli amici del paese, sono belli e bravi ma mi sento fuori posto.  non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
vado a stare a milano? non lo so. mi sento fuori posto. non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
resto a cittadina giocattolo? vabè chevvelodicoaffare.
vado da mia sorella a cittadina un po’ enorme chiamata londra dove per legge si parla la lingua del diavolo? non lo so. quando ci vado mi sento fuoriposto, non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
mia mamma dice: devi mettere radici, devi deciderti a fare l’uovo da qualche parte. mia mamma dice ancora: finitela di spargervi per il mondo.
mio padre dice: se proprio devi andare vai in un posto dove ci sta un aeroporto vicino.
una mia amica mi ha detto: ogni volta che torni e ti guardo in faccia mi fai stare male perchè mi ricordi che qua è brutto.
mia mamma dice: pensa al futuro qui hai casa, qui puoi mettere su una tavola quello che sai fare, qui puoi fare quello che ti piace, o almeno ci puoi provare.
si, virgola,  ma io, virgola, che dico?
Parigi? da qualche giorno ci sto pensado. solo che ci vogliono dei soldi di partenza che ehm, non ho. però più passano i giorni e più mi sveglio con l’idea. stamattina mentre ci pensavo mi batteva anche il cuore. e direi che questo si chiama: SEGNALE! io quando mi batte il cuore è segno di verità. se tipo, ragazzo ti guardo e cuore no batte, allora niente. ma se cuore mi batte allora vabbè. io ora penso alla tour e cuore mi batte. penso alla baguette, ah, la baguette, e cuore mi sbatte.  penso a tutti quei posti di parì dove ancora non sono stata e cuore mi batte. penso a una soffitta sui tetti di parì e cuore mi sbatte più forte. e allora che dico? poche parole. iniziano i piani. me ne vado apparì.  à bientôt!

Tema: Rubric. Blog su WordPress.com.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 183 other followers