viadellaviola, un blog senza sottoveste

31 maggio 2012

è notte alta e sono sveglia

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,ciao — viadellaviola @ 01:09

quei post che scrivi tardi la notte perchè sei tornata a casa, hai mangiato quello che hai trovato in frigo, hai letto la posta, sei andata su ff per controllare che gli emiliani stiano tutti apposto, hai letto gli sms, è nata una bimba stasera. poi dopo ch ehai mangiato ti sei messa a leggere delle cose e poi altre. hai rifatto il letto, messo in ordine la camera e tutte altre cose per tirare la notte ancora un poco. ho cercato una radio con la musica moscia ma non perchè sono triste, no, solo per trovare una musica lenta come il ritmo che ho preso stasera, stanotte. niente. ma menomale che c’è il quinto canale della filodiffusione ch emi ha regalato delle musiche da Sherazade e poi due cose per chitarra classica che come strumento musicale per me sta nell’olimpo insieme al violino il pianoforte il violoncello e il basso elettrico.
poi una volta dobbiamo parlare di quanto sono fighi e belli gli uomi e le donne che suonano il basso elettrico. ma non stasera.

e niente ho scritto questo post perchè stasera mi andava di chiacchierare, o non mi andava di andare a letto, non mi andava di leggere, e non c’era nessuno e allora ho scritto.

mò basta però. buonanotte.

28 maggio 2012

un bicchiere di latte

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,testavuotismo — viadellaviola @ 23:19

stasera alle 1o e mezzo mentre ero alla fermata avevo il muso più lungo dei binari del tram.

alla fermata c’era un sacco di gente, tipo 15, tutti zitti, era tardi, ognuno voleva tornare a casa sua. una signora aveva mal di piedi, si è seduta sul gradino del negozio accanto alla fermata e si è tolta la scarpa sinistra. poi ha preso una pagina del giornale che avev ain borsa, l’ha strappata, e l’ha avvolta intorno al tallone. e speriamo bene, così ha detto.

mentre eravamo tutti zitti, e io col muso lungo, è arrivato un ragazzo vestito da cameriere. parlava al telefono con la sua fidanzata. dai amore, tra poco torno. ho fatto i conti. se vado avanti così a lavorare 15 ore forse ci possiamo sposare nel 2018. amore aspettami, torno presto. tu come stai? non ne posso più amore, non so nemmeno che faccia cià sta città. dicono che è bella amore.  e tu? che vedi dalla finestra?

e poi non lo so più che si sono detti. si è seduto su un altro gradino e mentre parlava si massiaggiava la faccia, quel gesto che manda via i pensieri.

la signora accanto a me mi guardava fissa. il mio muso lungo?
non può essere così grave. mi ha detto.
poi sul tram mi ha dato una caramella.

mentre scrivo bevo un bicchiere di latte.

6 maggio 2012

Cara milano, un briefing

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,ciao,io sono di paese,polenta — viadellaviola @ 20:37

cara milano come stai? io benissimo a quanto pare. me lo dicono tutti, sì ti vedo che stai bella. essì, cara milano, ti ho presa bene.
che ti credevi che venivo qua e mi lamentavo e basta? che venivo qua e vincevi tu? no cara milano, tu non mi conosci. io sono venuta qua, e l’ho detto pure al post di prima, io sono venuta qua come si va in una spa, sono venuta qua per rigenerarmi e devo dire che ci sto riuscendo. sono stata due anni a lamentarmi e ho pure chiuo il blog’che mi vergognavo che m ilamentavo troppo, ho pure chiuso il blog per i troppi lamenti, poi ho detto basta e ho iniziato il porgetto: viola rifatti una vita. ed è qua cara milano che tu sei diventata protagonista. anzi no, cara milano, la portagonista sono sempre e solo io, tu sei la mia fata madrina, tu sei come quella puntata di secs end de siti che cherri dice che esce con la città, ecco cara milano, io esco con te, sei la mia amica. ma la protagonista del telefilm sò io, pure se non riesco a dare una piega decente ai capelli.
allora, cara milano a che punto sono del progetto rifarmi una vita? sono a buon punto.  ho tolto la tv da casa, leggo solo le cose dai libri, dal giornale e dal compiuter. mangio come si deve, mi cucino le cose buone. ricevo le telefonate degli amici che mi danno gli appuntamenti, faccio le telefonate agli amici per dare appuntamenti, aspetto gente che mi viene a trovare e dico, no aspè, vieni la settimana dopo che quella prima ci ho gente, ho trovato una casa che mi sta simpatica, la mia coinquilina ha vinto il premio coinquilina del mondo, al lavoro vabbè, sono talmente contenta che cara milano, non te lo puoi immaginare, faccio le gite fuoriporta di domenica, ho pure smesso di guardare le fermate della metro una per una, mò le so e mi alzo solo un secondo prima che si apra la porta come una frequently viaggiatrice di metro e non come una turista o come una di paese appena arrivata con l’anZia di scendere a quella sbagliata o peggio, con l’anZia di aver preso la metro al contrario.
cara milano ci sono.
poi la prossima volta scrivo unpost da femmina, bisogna proprio che parli di sciopping. ah sì, e di uomi.

28 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #6

cara milano, devo dire che fin’ora mi stai piacendo, ieri te ne sei uscita pure col sole, e ti stai convincendo che devi iniziare a fare caldo, brava. il lavoro bene, amici ottimo, incontri belli, gente nuova, insomma, in teoria non ti si dovrebbe contestare niente. in teoria. certo, sei troppo carastosa, ma vabbè…
no dai milano non farmi tradurre, sei piena di meridionali dovresti essere in grado di tradurre una parola così facile…carastosa! tutti questi anni di accoglienza (essì usiamo la parola accoglienza, dai milano, non fare la modesta) tutti questi anni di accoglienza ti hanno fatto meritare la laurea in traduttrice e interprete dei dialetti del sud! o no?

insomma, sei carastosa, ma assai, e certe volte mi fai pure tenerezza quando provi a fare la risparmiona amica del popolo al supermercato: metti pure i cartellini “scontoh!” “offerta specialeh!” seeee… mi fai ridere assai, che non ti basta il fogliettino per mettere tutti gli zeri… vabè, ma anche questo ti posso perdonare.

e ti posso perdonare pure che per farmi trovare casa mi pare che mi stai facendo partorire, che i coinquilini che mi hai presentato arrivano da marte, che con loro non starei nemmeno in una piazza larghissima con tutte le vie di fuga aperte, ti perdono tutto milano. ma tutto.

tranne che.

no milano non ti mettere paura. il fatto è semplice. siediti e ascolta.

allora, ora ti racconto una storia cara milano. stammi bene a sentire. antefatto: io ho la testa dura. e ne vado assai fiera. e non te lo scordare.  io facevo un lavoro prima, sì milano, sempre lo stesso sì, è fcile. facevo un lavoro bello in un posto in cui non mi trovavo poi così bene e siccome che non vedevo via d’uscita e ho detto, vabbè basta così.  il prossimo lavoro lo voglio trovare in un posto grande e stimolante. era gennaio. sono stata senza lavoro febbraio e marzo, e ad aprile, sì milano, solo due mesi senza lavoro, eh! che te ne pare?! dopo solo 2 mesi eccomi qua da te. ho un lavoro,sì milano, sempre lo stesso…un lavoro in un posto grande e stimolante. brava eh? vabè sì me lo dico da sola. ma insomma, mi sono licenziata, ho avuto coraggio e ho fatto dei progetti che si sono realizzati. certo non sto risolvendo il conflitto in palestina, certo non sto studiando la cura contro il cancro, ma insomma, è la mia vita e la sto portando avanti. coraggio, idee e progetti che si realizzano. mi pareva buono no?
no. no milano, per te non è sufficiente questo.  stai sempre a chiedermi: che progetti hai? che intenzioni hai? da qui a un anno come ti vedi a milano? hai fatto un piano quinquennale? (eh???? siete pazzi), sì vabbè ora stai lavorando ma le tue prospettive?
cioè milano forse non ci siamo capiti: io i miei progetti me li sto godendo adesso. li ho fatti qualche mese fa, ora si sono realizzati e me li sto godendo. sai milano, è così che si fa. mi sta bene pormi delle mete, ma poi, quando ci arrivo, cara milano, io mi fermo a guardare il paesaggio. mi siedo,  mi bevo un po’ d’acqua, mi tolgo le scarpe e mi crogiolo nella soddisfazione. poi quando mi sò scocciata mi alzo e ricomincio a correre.

dici che è un modo di pensare troppo mediterraneo? dici che dovrei darmi una svegliata? dici che non sono adatta? non lo so milano.  e sai che ti dico? al momento non mi interessa. sto bene così. lasciami un po’ in pace per favore. mi sto divertendo.

19 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #5

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,io sono di paese — viadellaviola @ 10:55

Cara Milano,
finalmente iniziamo a capirci.
come tutte le persone che soffrono di ansia da prestazione, io rendo meglio da sola, quando nessuno mi guarda. e se nessuno mi guarda, i capi per esempio, io faccio la rivoluzione. perchè cara milano, va bene che arrivo dal paese dei campanelli, va bene che nel paese siamo pochi e ci conosciamo tutti, ma insomma, il bi e il ba dei libri è uguali in tutti i posti, non ti credere cara milano, che solo perchè sei milano, la sai più lunga. non te lo credere, non fare quest’errore cara milano. non fare come me che siccome non ero di milano mi credevo che la sapevo più corta.
ieri sono stata un po’ da sola in libreria e ho fatto, finalmente, il mio mestiere. ho cercato i libri difficiloni, ho dato i consigli, ho venduto assai, ho fatto le telefonate alle genti che mentre telefonavo avevo paurissima di dire, buonasera libreria XXX usando il nome della vecchia libreria e non di quella nuova, e allora me lo sono scritto pure sulla mano.
che uno non se lo deve mai dimenticare di quello che sa fare. mi avranno presa per quello no? e allora facciamolo, e io l’ho fatto. e m’è piaciuto.

poi certo mi passerà prestissimo, milano tornerà a farmi paurissima, torneranno i clienti difficiloni, mi perderò  allo scaffale di filosofia teoretica e si bloccherà il pc. sicuro.

nel frattempo milano, potresti farmi trovare una stanza con gente simpatica, o anche solo normale, sarebbe una bella cosa, così posso tirare fuori la mia vita dalla valigia. eh? che dici?

14 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #4

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,cittadina giocattolo,incontri,libri,uomi — viadellaviola @ 14:39

cara milano, hai fatto la bellina per una settimana, me l’hai fatta credere, mi hai fatto la festa, il benvenuto, e come stai, e sei contenta, e vuoi mangiare qualcosa, hai freddo hai caldo, vuoi un passaggio… hai fatto tutto quello che potevi fare per accogliermi, ma poi ti sei rivelata finalmente. non era possibile che continuava la pacchia eh?!  mi hai messa subito alla prova, e ho perso. cara milano come sei difficile. mi fai un sacco di domande a cui non so rispondere, hai letto questo? no.  ma come no???? (cliente tu hai settantamila anni, io solo 30 circa, hai un notevole vantaggio su di me, non riuscirai a farmi sentire in colpa), hai letto quest’altro? no (cliente ti piace vincere facile…tu quella materia lì mi dicono che la insegni all’università!) , cosa sai di filosofia della musica? (aiuto). avrei bisogno di un romanzo sul movimento rasta nell’italia meridionale (vojo la mamma)…e così via.  nella cittadina giocattolo sapevo tutto, qua nons o niente. milano smettila. io sono brava, cioè me lo credevo, e invece qua non so più niente. e poi cara milano, smettila di produrre editori. cioè quanti piccoli e medi editori hai cara milano? smettila subito! io non li posso sapere tutti, sono qua da nemmeno una settimana! riposati un attimo milano, metti il freno così recupero.
sono già stanca, mi sento che non ci sto capendo niente, la gente mi fa domande difficili a cui non so rispondere, oddio trovo sempre il modo di uscirmene elegantemente ma mi viene sempre il, duepunti: batticuore, la sudorazione, l’apnea, l’irrigidimento totale, lo sguardo perso nel vuoto, le pupille che si arrotolano all’indietro…insomma tutto il catalogo dell’ansia da prestazione…
va bene che me ne sono andata dalla cittadina giocattolo perchè volevo vivere in un ambiente più stimolante,  incontrare lettori diversi,  affacciarmi alla finestre e vedere un poco di mondo… Sì MA NON COSì TANTO!

eppoi cara milano, fammi un favore, cioè io sono venuta qua per lavorare, imparare, crescere eccetera eccetera, al lavoro devo stare concentrata, e quindi, cara milano, smetti di uscire strfighi per la strada, smettila di portarmeli in libreria ora che (ancora) nonci capisco niente, io mi distraggo!
(poi però quando saròdiventata brava e disinvolta, mi raccomando eh… ci siamo capiti!)

11 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #2

cara milano, fin’ora sei stata abbastanza brava. mi hai accolta in un quartiere che mi piace tanto, Isola, mi hai fatto trovare una sistemazione provvisoria che faticherò a lasciare per quanto è bella, mi stai riconrdando quanto sono bravi e belli i miei amici che stanno qua e mi stai facendo conoscere pure gli amici loro altrettanto bravi e belli. ma una cosa te la devo dire cara milano, sei proprio faticona. che vabè me lo dovevo aspettare, non ho mai vissuto in una città grande e quindi lo dovevo sospettare che mi serei sentita giusto un pochino persa.  io prima uscivo di casa e andavo nei posti a piedi, la massimo in bici, ma tipo in mezzo minuto. le vie erano piccole, i posti erano vicini e tutto era facile. tu milano sei proprio grande. non li so i tuoi posti, e pure le vie,  pure le tue vie sono dei posti. quando devo uscire ci devo pensare un sacco prima, dove devo andare? come ci arrivo? quanto tempo ci metto? che percorso faccio? sarà più breve questo? o faccio quest’altro che è più lungo ma magari è più bello? che fatica milano, non so niente di te. per non parlare di quanto mi costi. oggi addirittura piovi. nel mio primo giorno di lavoro hai deciso di piovere tutto il tempo. e forse è meglio. così al lavoro mi dimenticherò di te, che tanto la pioggia ti nasconderà ai miei pensieri. ne avrò  solo per i libri gli scaffali nuovi e per i clienti difficilissimi che già lo so mi faranno sentire ignorante.
e poi sarò brava? milano sarò brava? ma che ne so.
poi uno si crede che chi vive a milano fa una vita grandiosa e difficilissima. che a milano devi fare spazio per accogliere tutto quello che la città ti offre, la vita mondana, mille posti da frequentare, mille cose da fare, e invece no, ci sono genti che hanno vite piccoline come la mia. si può camminare piano piano pure a milano.
e poi la notte, la notte è un posto diverso nelle città e pure a milano. non l’avevo considerato. come si fa di notte, di sera tardi a milano? dice che si fa uguale. a roma no, nemmeno a napoli, forse a bologna e torino è uguale e pure a firenze. il giorno uguale alla notte, si gira negli stessi posti senza paura, senza stare attenti, non c’è bisogno. e milano? dice che ci sono le telecamere. non lo so milano, tu mi fai un po’ paura di notte. ma secondo me è perchè ancora non ti conosco.  facciamo amicizia.

30 marzo 2012

I nasi rossi ammazzano il sabato

cliccate sull'immagine eh!

a milano, quando arrivi alla stazione di milano tutti scendono, pure se il treno non muore là. a milano quando arrivi alla stazione di milano, la stazione è enorme con le scale mobili di escher quelle normali e i piani sfalsati, che non lo sai mica a che livello del mare ti trovi e prima che arrivi alla metro o al tram o al bus o solo fuori, ti sembra di fare un altro viaggio.

quando arrivi a milano e prendi la metro o il bus e la metro e il bus ti sono appena partiti sotto il naso e resti sola alla fermata e pensi dai che strano sono sola alla fermata poi ci vuole un attimo e arriva un sacco di gente.  a milano pare che uno non è mai solo. a milano alla fermata del bus  in garibaldi ci sono sempre n sacco di cinesi e poi dei tizi col vestito. i tizi col vestito di sicuro arrivano da quei palazzoni, hanno fatto una riunione. hanno la cartelletta, la giacca e i pantaloni del martrimonio del cugino, la camicia col collo grossone e le gocce di sudore d’ordinanza. spesso il vestito è di lana, pure se fa caldo, di lana un po’ lucida. i tizi col vestito fanno i rappresentanti, vengono dalle regioni del sud e hanno un poco di pancia, e mentre arrivano alla fermata si tolgono la giacca, la cravatta, si sbottonano il bottoncino della camicia e parlano al telefonino con la mamma la fidanza e la moglie: tutto bene mò prendo il treno butta pa pasta. pure se la moglie la fidanzata la mamma stanno in sicilia.

a milano quando arrivo a milano io sono andata dal mio amico ciccio. che lui mi ha detto cento volte come fare per arrivare a casa sua vicino alla cuccia dei tram, ma io me lo dimentico. così me lo sono scritto sull’agendina e ho pure segnato una ics sulla cartina. io sono quella delle cartine,  io voglio sapere sempre dove sto e dove posso andare. io a milano sulla mia cartina ho messo una ics sulle case dei miei amici, sulle librerie belle che ho visto, sui posti buoni dove ho mangiato,  sui negozi strani che ci voglio tornare e sugli indirizzi degli editori.
a casa del mio amico ciccio a milano si dorme come se non ci fosse un domani, e ci sono un sacco di robe strane sulle mensole e pure una foto di un supereroe.   poi il mio amico ciccio mi ha regalato un regalo magnifico che fa così: siccome che io ho paura delle città, della notte, ho paura in generale ma poi comunque le faccio le cose pure se ho un po’ paura, che ricordiamoci che sono di paese e in paese la notte non esiste proprio come concetto, non si sta mai da soli  in paese, c’è un filino invisibile che tiene unite le persone, certo, a volte il filino ti strozza ma lasciamo stare, c’è sempre un filino. in città invece non esiste il filino, si sta da soli, pure alla deriva certe volte. e allora il mio amico mi ha fatto questo -  regalo penso che sarò invincibile

poi sempre a milano quando ci arrivi è probabile che sarai povera, farai un lavoro con degli orari un po’ funky, dormirai in doppia (gesù) e ogni mattina quando ti sveglierai penserai: ma chi cavolo me l’ha fatto fare. poi ti alzi esci per strada, c’è la primavera, le persone, le cose, la libreria,  gli amici, i pranzi sotto il glicine e ti dici vabbè. va bene così.

nota: cliccate sulle immagini eh!

27 marzo 2012

Occhi verdi alla stazione di Napoli

C’è la corriera che la prendo sotto casa, poi ci salgo e la corriera mi porta a napoli. è la corriera che certe volte prendevo per andare a scuola, al liceo quando non trovavo nessun passaggio di genti del paese che andavano al lavoro dalle parti di scuola mia. ogni volta che ci salgo mi prende pari pari il mal di stomaco che mi prendeva per andare a scuola. facevo il conto alla rovescia: passato quest’albero mancano 15 minuti a scuola, passata la casa in costruzione ne mancano 10, passata la casa verde col cavallo (c’era un cavallo che pascolava nel giardino della casa verde) mancano 7 minuti, passate le case con le finestre triangolari e quella a forma di enorme castagna (true story) ci siamo quasi, lo stomaco si ferma e se non mi concentro vomito. soprattutto se avevo fisica alla prima ora. al ritorno invece non facevo la conta, mi rilassavo guardando fuori dal finestrino e qualche volta mi perdevo la fermata.

quando salgo sulla corriera mi siedo sempre d’avanti, lo stomaco mi fa sempre male ma non per la scuola o per la professoressa di fisica, no per i pensieri. se prendo la corriera è per andare alla stazione di napoli, prendere un treno e andare nei posti, nelle città, in cerca del mio futuro.

alla stazione a napoli ci arrivo sempre con un sacco di anticipo. una volta è venuto a trovarmi il mio amico Googo, che però non trovava parcheggio e allora sono salita sulla sua macchina che si può scassinare con la sola forza del pensiero e ci siamo messi a girare intorno alla zona della stazione che insomma, non sono gli Champs Elysee… poi quando abbiamo trovato parcheggio s’era fatto tardi e così  siamo corsi alla stazione, a piedi.

alla stazione di napoli ha aperto la nuova feltrinelli e sempre  faccio un giro. una cosa che mi è sempre piaciuta è che la narrativa ce l’hanno tutta, ma tutta, in ordine alfabetico. senza distinguere gli editori, senza distinguere tra edizioni tascabili e hardcover. ma questo ha senso secondo me solo per le librerie grandi grandi. ma non voglio parlare di questo. anche perchè tutti i sistemi per mettere i libri a scaffale sono validi.  volevo parlare di occhi verdi. vi è capitato mai di girarvi per caso, incrociare gli occhi di qualcuno e restare fulminati? stavo al banco informazioni perchè non mi ricordavo il nome dell’autore di un libro che volevo vedere e mentre aspettavo il mio turno ho incrociato occhi verdi.
occhi verdi del tipo Smeraldo,  per essere precisi:  (Pantone) (Hex: #009874) (RGB: 0, 152, 116)
occhi verdi è un ragazzo di circa 16 17 anni, vestito da ragazza. coi leggins, una giacca di jeans e stivaletti. ha i capelli stirati sulle spalle, tanti capelli, una bocca carnosa e bella col lucidalabbra, un’ombra scura al posto dei baffi rasati, e un paio di occhi verde smeraldo che non scorderò.  stava al banco con una sua amica, cercavano libri di studi sociali.  occhi verdi ha la voce finissima, a stento si sentiva quello che diceva, la sua amica è intervenuta per ripetere al commesso del banco: cerchiamo i libri di studi sociali!
occhi verdi cammina guardingo, lo sa che gli sguardi sono tutti su per lui, anzi  no, sono tutti su di lui. parla a bassa voce, cammina senza incorciare nessuno, un passo dopo l’altro a un palmo da terra. per non disturbare. occhi verdi è vestito da ragazza, occhi verdi con la sua voce invisibile, il suo passo leggero, quasi chiede scusa al mondo per il solo fatto di  esistere, di essere com’è.  a napoli quelli che si vestono da donna, o che hanno gli atteggiamenti da donna, li chiamano femminielli. ci sta pure il pastore del presepe, il femminiello.  ogni posto ha una parola che quelli come occhi verdi. chi sa se occhi verdi ha dei genitori che lo difendono dal mondo, chi lo sa se a scuola lo lasciano in pace, chi lo sa se piange di notte. occhi verdi è un ragazzo vestito da ragazza, con gli occhi dolci. io avrei voluto abbracciarlo forte forte e dirgli dai, un passo alla volta, o non dirgli niente. abbracciarlo e basta.  mentre pensavo queste cose occhi verdi deve essersi accorto di me e mi ha sorriso.
poi hanno chiamato il mio treno per milano e me ne sono andata. ma i miei pensieri no l’hanno lasciato solo.

15 marzo 2012

Il treno dell’unità d’italia

domani parto, prendo un treno, il treno dell’unità d’italia, così ha detto mamma.  un treno lungo lungo. c’è pure la canzone, se volete ve la canto:
ecco il treeeeno, lungo lungo, che percorre la città! lo vedeeeete lo sentite, ecco il treno eccòlo qua! è arrivaaaato allà stazione, si pulisce e se ne va!

eccarina vè?

vabbè, ho fatto il biglietto, 100 euro di biglietto di treno. ho pochi soldi e poco tempo. ma se ho imparato una cosa in questi due anni di vuoto di vita della cittadina giocattolo è che, duepunti, la cosa più preziosa che abbiamo, è il nostro tempo. io non voglio stare 9 ore in treno, ce ne voglio mettere circa la metà, arrivare decentemente senza la fatica e e il senso di sporco da treno.  se mi fossi organizzata meglio e prima, pigliavo l’aereo. devo diventare più brava, ora sono solo  professionista dell’ultimo momento. devo passare al livello successivo.
il treno dell’unità d’italia, ha detto mamma. un treno che fa tutto un giro lungo, all’andata vado spedita, al ritorno invece mi devo fermare in tutte le città.  il treno degli emigranti, il treno di quelli che vanno al nord a curarsi (ci sono sempre quelli che vanno a passare una visita in un ospedale del nord) il treno dei nonni che salgono o scendono dai nipoti, il treno di queli che hanno l’ipad o il kindle e tu pensi chisà che bel libro stanno leggendo, e quelli invece giocano a solitario o vedono le foto sozze, il treno del finesettimana di quelli che fanno turismo sessuale dalle zite o ziti a distanza, il treno degli uomini pendolari che lavorano e vivono 5 giorni in una città e il finesettimana vanno dalla famiglia, li riconosci dalle buste firmate coi regali per i figli. più sò grandi e più è grande il senso di colpa.
stamattina sono andata a comprarmi i panini per il viaggio. pane filadelfia e finocchiona. il mio panino preferito. poi pure il succo alla pera e la bottiglina d’acqua.  papà è uscito e quand’è tornato mi ha detto che mi dovevo portare pure due taralli se mi brucia lo stomaco. e io ho detto, va bene.  da quando sono diventata grande ho capito che ci sono delle cose dei genitori a cui devi dire va bene, e non devi discutere. che, ci sono arrivata tardi, ma ho capito che a un certo punto ai genitori gli devi dare la possibilità di prendersi cura. e poi, metti che veramente mi viene il bruciore di stomaco? magari 2 tarallini sò utili.
e mi porto un libro solo.

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