viadellaviola, un blog senza sottoveste

30 marzo 2012

I nasi rossi ammazzano il sabato

cliccate sull'immagine eh!

a milano, quando arrivi alla stazione di milano tutti scendono, pure se il treno non muore là. a milano quando arrivi alla stazione di milano, la stazione è enorme con le scale mobili di escher quelle normali e i piani sfalsati, che non lo sai mica a che livello del mare ti trovi e prima che arrivi alla metro o al tram o al bus o solo fuori, ti sembra di fare un altro viaggio.

quando arrivi a milano e prendi la metro o il bus e la metro e il bus ti sono appena partiti sotto il naso e resti sola alla fermata e pensi dai che strano sono sola alla fermata poi ci vuole un attimo e arriva un sacco di gente.  a milano pare che uno non è mai solo. a milano alla fermata del bus  in garibaldi ci sono sempre n sacco di cinesi e poi dei tizi col vestito. i tizi col vestito di sicuro arrivano da quei palazzoni, hanno fatto una riunione. hanno la cartelletta, la giacca e i pantaloni del martrimonio del cugino, la camicia col collo grossone e le gocce di sudore d’ordinanza. spesso il vestito è di lana, pure se fa caldo, di lana un po’ lucida. i tizi col vestito fanno i rappresentanti, vengono dalle regioni del sud e hanno un poco di pancia, e mentre arrivano alla fermata si tolgono la giacca, la cravatta, si sbottonano il bottoncino della camicia e parlano al telefonino con la mamma la fidanza e la moglie: tutto bene mò prendo il treno butta pa pasta. pure se la moglie la fidanzata la mamma stanno in sicilia.

a milano quando arrivo a milano io sono andata dal mio amico ciccio. che lui mi ha detto cento volte come fare per arrivare a casa sua vicino alla cuccia dei tram, ma io me lo dimentico. così me lo sono scritto sull’agendina e ho pure segnato una ics sulla cartina. io sono quella delle cartine,  io voglio sapere sempre dove sto e dove posso andare. io a milano sulla mia cartina ho messo una ics sulle case dei miei amici, sulle librerie belle che ho visto, sui posti buoni dove ho mangiato,  sui negozi strani che ci voglio tornare e sugli indirizzi degli editori.
a casa del mio amico ciccio a milano si dorme come se non ci fosse un domani, e ci sono un sacco di robe strane sulle mensole e pure una foto di un supereroe.   poi il mio amico ciccio mi ha regalato un regalo magnifico che fa così: siccome che io ho paura delle città, della notte, ho paura in generale ma poi comunque le faccio le cose pure se ho un po’ paura, che ricordiamoci che sono di paese e in paese la notte non esiste proprio come concetto, non si sta mai da soli  in paese, c’è un filino invisibile che tiene unite le persone, certo, a volte il filino ti strozza ma lasciamo stare, c’è sempre un filino. in città invece non esiste il filino, si sta da soli, pure alla deriva certe volte. e allora il mio amico mi ha fatto questo -  regalo penso che sarò invincibile

poi sempre a milano quando ci arrivi è probabile che sarai povera, farai un lavoro con degli orari un po’ funky, dormirai in doppia (gesù) e ogni mattina quando ti sveglierai penserai: ma chi cavolo me l’ha fatto fare. poi ti alzi esci per strada, c’è la primavera, le persone, le cose, la libreria,  gli amici, i pranzi sotto il glicine e ti dici vabbè. va bene così.

nota: cliccate sulle immagini eh!

7 marzo 2012

Vulevù randevù?

Allora viadellaviola se ne va un poco girando sui treni, per questo mese risiederà fissa sulla tratta napoli firenze bologna milano torino(?)

vado in giro per festivàl, fatti di libri, colloqui, amenità e si spera tanta perdizione.
da venerdì fino a domenica sarò al festivàl Libri Come, a Roma all’auditoririumparcodellamusica tuttaccattato. il festivàl secchione di marino sinibaldi che se provate a capirci qualcosa dal programma ollàin vi farete il giro del calendario dei santi all’andata e al ritorno. non si capisce un cà! A’  Sinibbà dici ‘a verità…hai chiamato uno stagista di scienze della comunicazione a fare il programma vè? vabbè lo so, avrete pocchissimi soldi, ‘ste cose costeno però…marò ti passa la voja!  ma a parte gli scherzi, il porgramma è interessante, non ci sono i soliti scrittori (si vabbè un baricco per fare caciara sempre ci sta bene) (vabbè Zafon anche ma mò è uscito il libro, diamo sfogo alle carampane!) dicevo non ci sono i soliti scrittori e soprattutto c’è spazio per editori meno noti. fatevi un giro nell’ottimo e navigabilissimo programma :D
io ci vado soprattutto per Davide Enia che ha scritto quella meraviglia, quella grazia di dio, quella manna dal cielo, quella bomba, quella scoperta dell’america di “così in terra” ed. Baldini e castoldi, e poi ci vado per L’uomo laser, Gellert tamas, un trillerone edito da Iperborea. non li leggo io i triller, ma questo, gesù questo. lo intervista Fofi che ha scritto anche la prefazione. poi c’è J. Coe, poi c’è Fabio Genovesi che mi garba assai, poi c’è MAurizio Ferraris che parla ipad, poi c’è Jennifer Egan che ha scritto IL tempo è un bastardo MInimum Fax,  e poi ci sono mostre e bella genta. e c’è roma che è bella.
ho fatto più o meno un calendario, ma vago perchè ai festival si cambia sempre idea. farò i post per Flatlandia, il programma di libri di Radio Onda d’Urto.
se ci sono fatti di visitare, di andare a sentire musica ditemene eh!

poi dopo roma vado un momento a casa a disfare la valigia e a rifarla per ripassare giusto un attimo per la toscana, direzione milano. starò a milano 2 o 3 giorni per vari fatti tra cui questo. ah anche qua: se ci sono fatti di visitare, fatti di andare a sentire musica o scrittori a milano ditemene eh!
poi vado a bologna per la fiera del libro per creature

poi me ne ritorno a casa per il cambio valigia
e riparto per roma due giorni sempre per fatti di cose di libri verso la fine di marzo.
tutto questo per dire che se volete giocare a viadellaviola per un caffè,  se sapete di una libreria che cerca e me lo volete dire di persona…palesatevi coi soliti mezzi, ma solo se siete gente garbata. fatevi l’esame di coscienza.

cià!

nota: si lo so che l’immagine all’inizio non ci azzecca, epperò gugol ho scritto: appuntamenti immagini e me l’ha data come prima. e io non mi sono fatta domande.

3 marzo 2012

We are waiting for you, giorno 32

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

Anzi, sarebbe qualcosa di rivoluzionario.. e non te ne pentiresti..

carò diario, così mi ha scritto un amico mio che non ho (ancora) conosciuto.
mò spiego. allora, ho finalmente lasciato la cittadina giocattolo. se ti dico che non ho provato niente mi credi? tutti che mi dicevano: ti sei commosa? no. ma ti dispiace? no. cioè, non dicevo no secco, ci giravo intorno, ma la verità caro diario è che non ne potevo più. appena sono salita sul treno mi sono sentita leggera e il cervello mi è ripartito. ho iniziato subito a fare piani e progetti roma napoli milano torino bolgna e estero. questo il piano giri futuri. e ero felice. poi lo so che tra un mesetto, quando tutto si sarà sedimentato riuscirò a dire, a dirmi quanto di bello mi porto dietro dalla cittadina giocattolo. ma adesso no. poi.
l’idea era tornare giù a casa per qualche giorno e poi ripartire subito che ci sono i festivàl di libri, le cose dei libri, dei corsi di formazione che voglio fare, gli amici da rivedere eccetera. ma io però, caro diario, mentre stavo sul treno me lo sentivo, me lo sentivo che appena messo piede a napoli, appena dal treno avrei iniziato a riconoscere le cose, appena il paesaggio mi si faceva amico…io avrei iniziato a pensare a casa. tornare a vivere a casa, un gesto rivoluzionario, come dice il mio amico della frase più sopra.
e infatti. nel viaggio in macchina con gli antenati (che sono mamma e papà caro diario e utente che mi leggi da poco e ancora non conosci tutta la mia fenomenologia), nel viaggio in macchina abbiamo parlato di casa, del paese, delle cose che succedono, di quel locale che è tornato sfitto….e della casetta in cui sono cresciuta (link al post, si può pure ascoltare con la mia voce) che pure lei, caro diario, è tornata sfitta, e io mi si è sciolto il cuore al pensiero dell’albero di arance e le scalette di granito. mentre tornavamo a casa era il tramonto e c’era pure ancora quel sole caldo che mi scaldava dentro la macchina. e i colori erano belli pure se passavamo  per quella strada brutta dove ci sono le cose della camorra e c’è lo sgarrupo che impera. non fatemi spiegare sgarrupo per favore.
io lo sapevo caro diario. il sud è così. arrivi piena di buoni propositi e progetti e poi ti frega, con quella dolcezza. nonostante lo sgarrupo, chi ci è nato poi ci vede la dolcezza e la sente pure. e resti fregato. caro diario io non ho potuto dormire stanotte. io lo sapevo che non ci dovevo tornare qua. dovevo fermarmi a roma e tornare a casa solo per le feste comandate. caro diario io lo devo risolvere questo conflitto, io mi devo decidere. che fare? vado in giro e mi piace starci, milano, per esempio. come mi è piaciuta milano caro diario tu non lo sai. e pure avere quesi miei amici intorno e pure tutte le cose belle che ti arrivano agratis, a milano. come mi sono piaciute. e roma…caro diario…roma in primavera…ne volgiamo parlare? sì certo viverci è un casino a roma, lo dicono tutti. ma sei sempre a roma, e pure a roma nonostante le difficoltà le cose ti arrivano a gratis. e poi estero. dice vuoi venire a estero? parliamo? sì che parliamo. certo, mettiamo tutto sulla tavola e parliamo. che l’occasione è grossa. e lo so bene. ma poi sto qua e stamattina sono uscita presto e ho fatto le cose di paese del sabato, il caffè al bar, uh stai qua adesso! e le ciacchiere in piazza, i racconti, il giornale e gl’incontri. e mi sono sentita un momento serena, che era tanto che non. dice che ora sono troppo emotiva. così dice mio padre. arrivo da due anni di vuoto di sentimenti, due anni di lavoro matto e disperato senza sorrisi. due anni grigi e adesso, dice papà, tutto ti pare un arcobaleno. aspetta un momento. riprenditi le tue cose e ritrova l’equilibrio. poi decidi.
non lo so caro diario. io finchè non la risolvo sta guerra io non posso prendere decisioni.  vorrei che gli eventi decidessero per me. tipo che mi prendessero per uno di quei cv che ho mandato. così non se ne parla più. che anche questa non è mica una cosa saggia. bisogna dare una spinta agli eventi, soprattutto alle cose importanti. o no? non lo so caro diario. decidi tu.

28 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 28

Filed under: arravoglio,cercolavoro,cheffaccio?,ciao,diario,libri — viadellaviola @ 22:35

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

Caro diario dei giorni disoccupati, sono successe un sacco di cose, ora te le racconto. ho finito il trasloco, le mie cose giacciono inscatolate in garage (spero) a casa mia giù. credevo di avere poche cose e invece ho riempito un ducato. solo per svuotare i cassetti della cucina non te lo dico caro diario quanto ho penato. solo per farti rendere conto caro diario, io ho un cassetto solo per gli attrezzi per i dolci, un cassetto solo per le ciotole e le bastardelle e le teglie sempre per i dolci, altri cassetti con gli attrezzi e le stoviglie per le cose salate e un pensile per le farinE, esso solo. ti sei fatto un’idea? eh. di più. che poi sto fatto di dividere le stoviglie per cose dolci e cose salate poi un giorno ci faccio un post, appena riavrò un indirizzo, pure temporaneo, riapriamo la rubrica: a tavola con viola. che ce n’è di bisogno secondo me, c’è troppa confusione culinaria in giro. tutti si alzano la mattina e si mettono a fare gli chef con le ricette della parodi…
poi volevo parlare di lavoro. e finalmente dirai tu. no caro diario, pure se non ti ho scritto non ti credere che non ti ho pensato. io ho ricominciato a soffrire il sonno per colpa tua. apparte che da quando non più un indirizzo, la mattina mi sveglio e non so dove mi trovo e mi agito, poi ho tutte le mie cose dentro una valigia minuscola e oggi ho comprato un libro spessone
però nell’edizione economica che c’è il 25% di sconto. e nella valigia non ci sta. è un librone, non solo nel senso dello spessore eh. ah lo sai caro diario che nella mia lingua di paese si dice doppio per dire spesso? spesso nel senso di grosso, non nel senso di frequenza. però mi sa che con i libri non si usa dire doppio nel senso di spesso. va bene caro diario, non divago, non ti arrabbiare. allora parliamo di lavoro. aggiornamenti rilevanti non ce ne stanno anche perchè sto ancora finendo i fatti di cambio casa, appena li ho finiti mi metto sui treni. a breve risiederò abbastanza stabilmente sulla tratta napoli roma firenze (ma solo per rivedere le mie amihe e parlare di maschi e limoni  in santo spirito, che quando una sta in giro per le città qualche limone come se non ci fosse un domani ci scappa) bologna milano torino.  risiederò in trenitalia, così poi in qualsiasi città andrò a finire mi sembrerà di sicuro il paradiso. e che faccio mò? mando cv. e ogni volta, prima di mandarlo lo rileggo e ci scopro gli errori, le cose di sbaglio e mi agito perchè vuol dire che chi leggerà i cv inviati prima ci troverà gli errori e mi riderà. poi ogni volta che rileggo il cv ci aggiungo delle cose, che io mica solo la libraia ho fatto. si certo soprattutto ma non solo. che uno si fissa sulle cose. bisogna smetterla di fissarsi. agilità ci vuole. agilità e sveltezza del pensiero. poi la foto. quando in libreria ero io a selezionare i cv, mi ricordavo bene solo quelli che avevano la foto. e no di quelli che avevano esperienza. certo, quasi sempre le foto erano allucinanti. me le sogno ancora. una volta caro diario, una tizia ci ha lasciato un cv con un disegno di un completino intimo accanto al nome e cognome. io e le mie ex colleghe ancora ci stiamo ponendo delle domande. alla fine ho deciso di metterci la foto, dice che cv con la foto hanno più speranze. che poi, sono andata nell’internet e pure per le foto ci vuole tutta una scienza…  senti che ho fatto caro diario: prima di scattare mi sono truccata pochino, mi sono pure sistemata i capelli e le unghie, che dici vabbè che ci azzeccano le unghie? ahéi caro diario, le unghie fatte sono uno state of mind! migliorano il tuo standing, ti rendono più up to date…ma che ne vuoi sapere tu caro diario che ti pensavi bastasse essere garbato e con un poco di esperienza… essì perchè mò negli annunci chiedono: buono standing, che io per non sapere nè leggere e nè scrivere mi credevo di avercelo sto standing. mi credevo che era averci una buona postura, l’aplòmb! che io ho fatto danza caro diario, e invece per fortuna che nella vita esistono i dubbi, così sono andata nell’internet e ci ho chiuesto a gugol che vuol dire di preciso buono standing e quello, ovviamente come primo risultato mi ha dato ecchettelodicoaffare: la domanda di yahoo anzuerz che ci salva sempre la vita. poi altri fatti caro diario, ma li conto un’altra volta senò il post è troppo lungo. cià.

nota: ah ma la foto delle unghie…non mi dire caro diario che ti sei pensato che quelle sono le unghie mie…non ti facevo così fesso ià!

18 febbraio 2012

We are waiting for you, giorni 14, 15, 16, 17 e facciamo pure 18 vah…

Filed under: capatosta,cercolavoro,cheffaccio?,diario,scostumatezze — viadellaviola @ 16:48

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

Caro diario,  è ormai evidente che non riesco a scriverti tutti i giorni, e direi menomale. sto facendo un sacco di cose, tengo che fare, come dicono gli amici della crusca. ma almeno quando ritorno a scriverti ho qualcosa da raccontare.

allora, la prima cosa che voglio raccontare è che sono stata in ben 3 centri per l’impiego. stesse scene in tutt’e tre.

arrivo la mattina presto, ‘chè da brava disoccupata mi alzo presto, anzi prestissimo la mattina e vado negli uffici. arrivo, prendo il numeretto  e aspetto. nella borsa ho sempre  ogni tipo di documento dalla tessera sanitaria al diploma delle elementari, e poi 2, 3 versioni del cv, decido sempre all’ultimo momento quale consegnare. quella specifica, quella generica, quella entusiasta…   in fila con me ci sono le badanti o aspiranti tali, sempre dall’est europa, ultimamente va assai di moda la Georgia. io voglio molto bene alle badanti georgiane. venivano in libreria a cercare il vocabolario italiano georgiano che purtroppo non esiste. c’è un prete che è stato in Georgia, ha fatto una specie di frasario italiano georgiano ma non si trova in commercio. io una volta gli ho pure telefonato, in Georgia, ma niente. non riuscii ad averlo. alla fine prendono il dizionario russo italiano e giustamente s’incazzano perchè della russia non ne vogliono sapere più niente. insieme alle badanti ci sono i ragazzi dell’africa, altissimi, bellissimi che sanno già come andrà a finire. in toscana finiranno nelle concerie a prendersi una malattia alle vie respiratorie e in campania a raccogliere i pomodori con la camorra. ho fatto amicizia con Louis del Burkina Faso, nella borsa aveva una bibbia in francese, un curriculum stampato in 3 lingue e la settimana enigmistica di qualche mese fa. ci siamo conosciuti così: sono 2 in città. t, gli ho risposto.

mi hanno chiamata a fare il colloquio, mi hanno chiesto la mia storia, mi pareva di essere dal prete o dallo psicologo.   una delle signore che stava a sentirmi quando ha saputo che mi sono licenziata se n’è uscita con: ah! una libreria! e dove stavi? e che facevi? ah! e ti pagavano? dammi l’indirizzo che ci mando mia figlia, è brava sai, ha fatto lettere!

la volevo uccidere.

un’altra si è appassionata alla mia storia, poi a un certo punto si è fermata, m’ha guardara, ha fatto due più due e ha detto: ma tu sei viadellaviola!

ciao sonia :) fammi sapere se ti è piaciuto Murakami…

un altro, un altro di questi tizi che ti fanno i colloqui per “far incrociare la domanda e l’offerta” quando ha saputo che mi sono licenziata mi ha detto prima che sono stata scema e poi mi ha fatto un corso accelerato su  “terie e tecniche per fottere i datori di lavoro“. tranne Sonia (ciao Sonia!) che anzi mi ha incoraggiata abbiamo parlato di investire sul futuro, di aprire la mia libreria (se se…), in tutti e 3 gli uffici in cui sono stata, mi hanno detto le stesse cose, in modo velato ma mi hanno tutti fatto l’elenco delle mascalzonerie lavorative che avrei potuto fare per fottere i miei datori di lavoro.  se avessi voluto quel tipo di consiglio sarei andata da un malavitoso o un avvocato.

io lo sapevo che sarebbe stato inutile andare in quegli uffici, ci sono andata per scrupolo, ci sono andata per non peccare di presunzione, ci sono andata perché sono disoccupata e non lo so mica se riuscirò a trovarla una libreria. ma ci sono andata perchè speravo, pensavo, credevo, che qualcuno mi avrebbe dato dei consigli, non certo un lavoro. dei consigli per trovarlo, non per perderlo meglio.

poi caro diario sono successe altre cose, ma sono troppo arrabbiata, e quando uno è arrabbiato è meglio che sta un po’ zitto.

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