a milano, quando arrivi alla stazione di milano tutti scendono, pure se il treno non muore là. a milano quando arrivi alla stazione di milano, la stazione è enorme con le scale mobili di escher quelle normali e i piani sfalsati, che non lo sai mica a che livello del mare ti trovi e prima che arrivi alla metro o al tram o al bus o solo fuori, ti sembra di fare un altro viaggio.
quando arrivi a milano e prendi la metro o il bus e la metro e il bus ti sono appena partiti sotto il naso e resti sola alla fermata e pensi dai che strano sono sola alla fermata poi ci vuole un attimo e arriva un sacco di gente. a milano pare che uno non è mai solo. a milano alla fermata del bus in garibaldi ci sono sempre n sacco di cinesi e poi dei tizi col vestito. i tizi col vestito di sicuro arrivano da quei palazzoni, hanno fatto una riunione. hanno la cartelletta, la giacca e i pantaloni del martrimonio del cugino, la camicia col collo grossone e le gocce di sudore d’ordinanza. spesso il vestito è di lana, pure se fa caldo, di lana un po’ lucida. i tizi col vestito fanno i rappresentanti, vengono dalle regioni del sud e hanno un poco di pancia, e mentre arrivano alla fermata si tolgono la giacca, la cravatta, si sbottonano il bottoncino della camicia e parlano al telefonino con la mamma la fidanza e la moglie: tutto bene mò prendo il treno butta pa pasta. pure se la moglie la fidanzata la mamma stanno in sicilia.
a milano quando arrivo a milano io sono andata dal mio amico ciccio. che lui mi ha detto cento volte come fare per arrivare a casa sua vicino alla cuccia dei tram, ma io me lo dimentico. così me lo sono scritto sull’agendina e ho pure segnato una ics sulla cartina. io sono quella delle cartine, io voglio sapere sempre dove sto e dove posso andare. io a milano sulla mia cartina ho messo una ics sulle case dei miei amici, sulle librerie belle che ho visto, sui posti buoni dove ho mangiato, sui negozi strani che ci voglio tornare e sugli indirizzi degli editori.
a casa del mio amico ciccio a milano si dorme come se non ci fosse un domani, e ci sono un sacco di robe strane sulle mensole e pure una foto di un supereroe. poi il mio amico ciccio mi ha regalato un regalo magnifico che fa così: siccome che io ho paura delle città, della notte, ho paura in generale ma poi comunque le faccio le cose pure se ho un po’ paura, che ricordiamoci che sono di paese e in paese la notte non esiste proprio come concetto, non si sta mai da soli in paese, c’è un filino invisibile che tiene unite le persone, certo, a volte il filino ti strozza ma lasciamo stare, c’è sempre un filino. in città invece non esiste il filino, si sta da soli, pure alla deriva certe volte. e allora il mio amico mi ha fatto questo - regalo. penso che sarò invincibile
poi sempre a milano quando ci arrivi è probabile che sarai povera, farai un lavoro con degli orari un po’ funky, dormirai in doppia (gesù) e ogni mattina quando ti sveglierai penserai: ma chi cavolo me l’ha fatto fare. poi ti alzi esci per strada, c’è la primavera, le persone, le cose, la libreria, gli amici, i pranzi sotto il glicine e ti dici vabbè. va bene così.
nota: cliccate sulle immagini eh!

Allora viadellaviola se ne va un poco girando sui treni, per questo mese risiederà fissa sulla tratta napoli firenze bologna milano torino(?)

però nell’edizione economica che c’è il 25% di sconto. e nella valigia non ci sta. è un librone, non solo nel senso dello spessore eh. ah lo sai caro diario che nella mia lingua di paese si dice doppio per dire spesso? spesso nel senso di grosso, non nel senso di frequenza. però mi sa che con i libri non si usa dire doppio nel senso di spesso. va bene caro diario, non divago, non ti arrabbiare. allora parliamo di lavoro. aggiornamenti rilevanti non ce ne stanno anche perchè sto ancora finendo i fatti di cambio casa, appena li ho finiti mi metto sui treni. a breve risiederò abbastanza stabilmente sulla tratta napoli roma firenze (ma solo per rivedere le mie amihe e parlare di maschi e limoni in santo spirito, che quando una sta in giro per le città qualche limone come se non ci fosse un domani ci scappa) bologna milano torino. risiederò in trenitalia, così poi in qualsiasi città andrò a finire mi sembrerà di sicuro il paradiso. e che faccio mò? mando cv. e ogni volta, prima di mandarlo lo rileggo e ci scopro gli errori, le cose di sbaglio e mi agito perchè vuol dire che chi leggerà i cv inviati prima ci troverà gli errori e mi riderà. poi ogni volta che rileggo il cv ci aggiungo delle cose, che io mica solo la libraia ho fatto. si certo soprattutto ma non solo. che uno si fissa sulle cose. bisogna smetterla di fissarsi. agilità ci vuole. agilità e sveltezza del pensiero. poi la foto. quando in libreria ero io a selezionare i cv, mi ricordavo bene solo quelli che avevano la foto. e no di quelli che avevano esperienza. certo, quasi sempre le foto erano allucinanti. me le sogno ancora. una volta caro diario, una tizia ci ha lasciato un cv con un disegno di un completino intimo accanto al nome e cognome. io e le mie ex colleghe ancora ci stiamo ponendo delle domande. alla fine ho deciso di metterci la foto, dice che cv con la foto hanno più speranze. che poi, sono andata nell’internet e pure per le foto ci vuole tutta una scienza… senti che ho fatto caro diario: prima di scattare mi sono truccata pochino, mi sono pure sistemata i capelli e le unghie, che dici vabbè
che ci azzeccano le unghie? ahéi caro diario, le unghie fatte sono uno state of mind! migliorano il tuo standing, ti rendono più up to date…ma che ne vuoi sapere tu caro diario che ti pensavi bastasse essere garbato e con un poco di esperienza… essì perchè mò negli annunci chiedono: buono standing, che io per non sapere nè leggere e nè scrivere mi credevo di avercelo sto standing. mi credevo che era averci una buona postura, l’aplòmb! che io ho fatto danza caro diario, e invece per fortuna che nella vita esistono i dubbi, così sono andata nell’internet e ci ho chiuesto a gugol che vuol dire di preciso buono standing e quello, ovviamente come primo risultato mi ha dato ecchettelodicoaffare: 
un altro, un altro di questi tizi che ti fanno i colloqui per “far incrociare la domanda e l’offerta” quando ha saputo che mi sono licenziata mi ha detto prima che sono stata scema e poi mi ha fatto un corso accelerato su “