cara milano, devo dire che fin’ora mi stai piacendo, ieri te ne sei uscita pure col sole, e ti stai convincendo che devi iniziare a fare caldo, brava. il lavoro bene, amici ottimo, incontri belli, gente nuova, insomma, in teoria non ti si dovrebbe contestare niente. in teoria. certo, sei troppo carastosa, ma vabbè…
no dai milano non farmi tradurre, sei piena di meridionali dovresti essere in grado di tradurre una parola così facile…carastosa! tutti questi anni di accoglienza (essì usiamo la parola accoglienza, dai milano, non fare la modesta) tutti questi anni di accoglienza ti hanno fatto meritare la laurea in traduttrice e interprete dei dialetti del sud! o no?
insomma, sei carastosa, ma assai, e certe volte mi fai pure tenerezza quando provi a fare la risparmiona amica del popolo al supermercato: metti pure i cartellini “scontoh!” “offerta specialeh!” seeee… mi fai ridere assai, che non ti basta il fogliettino per mettere tutti gli zeri… vabè, ma anche questo ti posso perdonare.
e ti posso perdonare pure che per farmi trovare casa mi pare che mi stai facendo partorire, che i coinquilini che mi hai presentato arrivano da marte, che con loro non starei nemmeno in una piazza larghissima con tutte le vie di fuga aperte, ti perdono tutto milano. ma tutto.
tranne che.
no milano non ti mettere paura. il fatto è semplice. siediti e ascolta.
allora, ora ti racconto una storia cara milano. stammi bene a sentire. antefatto: io ho la testa dura. e ne vado assai fiera. e non te lo scordare. io facevo un lavoro prima, sì milano, sempre lo stesso sì, è fcile. facevo un lavoro bello in un posto in cui non mi trovavo poi così bene e siccome che non vedevo via d’uscita e ho detto, vabbè basta così. il prossimo lavoro lo voglio trovare in un posto grande e stimolante. era gennaio. sono stata senza lavoro febbraio e marzo, e ad aprile, sì milano, solo due mesi senza lavoro, eh! che te ne pare?! dopo solo 2 mesi eccomi qua da te. ho un lavoro,sì milano, sempre lo stesso…un lavoro in un posto grande e stimolante. brava eh? vabè sì me lo dico da sola. ma insomma, mi sono licenziata, ho avuto coraggio e ho fatto dei progetti che si sono realizzati. certo non sto risolvendo il conflitto in palestina, certo non sto studiando la cura contro il cancro, ma insomma, è la mia vita e la sto portando avanti. coraggio, idee e progetti che si realizzano. mi pareva buono no?
no. no milano, per te non è sufficiente questo. stai sempre a chiedermi: che progetti hai? che intenzioni hai? da qui a un anno come ti vedi a milano? hai fatto un piano quinquennale? (eh???? siete pazzi), sì vabbè ora stai lavorando ma le tue prospettive?
cioè milano forse non ci siamo capiti: io i miei progetti me li sto godendo adesso. li ho fatti qualche mese fa, ora si sono realizzati e me li sto godendo. sai milano, è così che si fa. mi sta bene pormi delle mete, ma poi, quando ci arrivo, cara milano, io mi fermo a guardare il paesaggio. mi siedo, mi bevo un po’ d’acqua, mi tolgo le scarpe e mi crogiolo nella soddisfazione. poi quando mi sò scocciata mi alzo e ricomincio a correre.
dici che è un modo di pensare troppo mediterraneo? dici che dovrei darmi una svegliata? dici che non sono adatta? non lo so milano. e sai che ti dico? al momento non mi interessa. sto bene così. lasciami un po’ in pace per favore. mi sto divertendo.
domani parto, prendo un treno, il treno dell’unità d’italia, così ha detto mamma. un treno lungo lungo. c’è pure la canzone, se volete ve la canto: 

la cambusiera: quella che sta sulla barca a vela (che fa il giro del mediterraneo) e si occupa di tutto tranne che di guidarla, la barca. tipo fa la spesa, cucina, e fa fare i compiti ai figli dei proprietari della barca a vela, vabbè poi se serve pulisce anche, ma soprattutto fa la regina della cambusa. e poi con tutto quel nuotare, tutto quel sole mi verrebbe un sedere che perlamiseria e un abbronzatura a cioccolata senza se e senza ma. e poi starei tutto il giorno scalza e prenderei tutto quel vento in faccia che è meglio se smetto di scriverne vah.
caro diario ieri era domenica e io da brava ragazza l’ho passata in famiglia. sono andata a pranzo da zia che ha fatto la polenta. buona la polenta. solo che avevo fatto colazione un minuto prima, latte caffè pane e marmellata e biscotti e un altro caffè. la mattina mi sveglio e ho fame e poi ora fa freddo e ho ancora più fame. mentre mi leggevo i giornali nell’internet continuavo a imburrare e marmellatare pane e così ridendo e scherzando si sono fatte e 12 e 40 e io alle 13 dovevo essere a casa di zia…. zia è la sorella di mamma e si sente la mia vicemamma. e quindi razione doppia si apprensione. non ve lo dico come mi riempie il piatto, non lo dico ma metteteci il freddo, metteteci che ora ho bisogno di più energie perchè sono concentrata a cercare lavoro -così dice lei-, mettete che lei pensa che siccome io vivo sola poi non mi cucino e quindi quando mi cucina lei bisogna sopperire alle mancanze… e insomma, un piattone. ci ho messo un’ora e mezzo per finirmi la polenta col sugo di cinghiale. zia: ma non ti piace? nono! è buona solo che scotta ancora…