viadellaviola, un blog senza sottoveste

27 marzo 2012

Occhi verdi alla stazione di Napoli

C’è la corriera che la prendo sotto casa, poi ci salgo e la corriera mi porta a napoli. è la corriera che certe volte prendevo per andare a scuola, al liceo quando non trovavo nessun passaggio di genti del paese che andavano al lavoro dalle parti di scuola mia. ogni volta che ci salgo mi prende pari pari il mal di stomaco che mi prendeva per andare a scuola. facevo il conto alla rovescia: passato quest’albero mancano 15 minuti a scuola, passata la casa in costruzione ne mancano 10, passata la casa verde col cavallo (c’era un cavallo che pascolava nel giardino della casa verde) mancano 7 minuti, passate le case con le finestre triangolari e quella a forma di enorme castagna (true story) ci siamo quasi, lo stomaco si ferma e se non mi concentro vomito. soprattutto se avevo fisica alla prima ora. al ritorno invece non facevo la conta, mi rilassavo guardando fuori dal finestrino e qualche volta mi perdevo la fermata.

quando salgo sulla corriera mi siedo sempre d’avanti, lo stomaco mi fa sempre male ma non per la scuola o per la professoressa di fisica, no per i pensieri. se prendo la corriera è per andare alla stazione di napoli, prendere un treno e andare nei posti, nelle città, in cerca del mio futuro.

alla stazione a napoli ci arrivo sempre con un sacco di anticipo. una volta è venuto a trovarmi il mio amico Googo, che però non trovava parcheggio e allora sono salita sulla sua macchina che si può scassinare con la sola forza del pensiero e ci siamo messi a girare intorno alla zona della stazione che insomma, non sono gli Champs Elysee… poi quando abbiamo trovato parcheggio s’era fatto tardi e così  siamo corsi alla stazione, a piedi.

alla stazione di napoli ha aperto la nuova feltrinelli e sempre  faccio un giro. una cosa che mi è sempre piaciuta è che la narrativa ce l’hanno tutta, ma tutta, in ordine alfabetico. senza distinguere gli editori, senza distinguere tra edizioni tascabili e hardcover. ma questo ha senso secondo me solo per le librerie grandi grandi. ma non voglio parlare di questo. anche perchè tutti i sistemi per mettere i libri a scaffale sono validi.  volevo parlare di occhi verdi. vi è capitato mai di girarvi per caso, incrociare gli occhi di qualcuno e restare fulminati? stavo al banco informazioni perchè non mi ricordavo il nome dell’autore di un libro che volevo vedere e mentre aspettavo il mio turno ho incrociato occhi verdi.
occhi verdi del tipo Smeraldo,  per essere precisi:  (Pantone) (Hex: #009874) (RGB: 0, 152, 116)
occhi verdi è un ragazzo di circa 16 17 anni, vestito da ragazza. coi leggins, una giacca di jeans e stivaletti. ha i capelli stirati sulle spalle, tanti capelli, una bocca carnosa e bella col lucidalabbra, un’ombra scura al posto dei baffi rasati, e un paio di occhi verde smeraldo che non scorderò.  stava al banco con una sua amica, cercavano libri di studi sociali.  occhi verdi ha la voce finissima, a stento si sentiva quello che diceva, la sua amica è intervenuta per ripetere al commesso del banco: cerchiamo i libri di studi sociali!
occhi verdi cammina guardingo, lo sa che gli sguardi sono tutti su per lui, anzi  no, sono tutti su di lui. parla a bassa voce, cammina senza incorciare nessuno, un passo dopo l’altro a un palmo da terra. per non disturbare. occhi verdi è vestito da ragazza, occhi verdi con la sua voce invisibile, il suo passo leggero, quasi chiede scusa al mondo per il solo fatto di  esistere, di essere com’è.  a napoli quelli che si vestono da donna, o che hanno gli atteggiamenti da donna, li chiamano femminielli. ci sta pure il pastore del presepe, il femminiello.  ogni posto ha una parola che quelli come occhi verdi. chi sa se occhi verdi ha dei genitori che lo difendono dal mondo, chi lo sa se a scuola lo lasciano in pace, chi lo sa se piange di notte. occhi verdi è un ragazzo vestito da ragazza, con gli occhi dolci. io avrei voluto abbracciarlo forte forte e dirgli dai, un passo alla volta, o non dirgli niente. abbracciarlo e basta.  mentre pensavo queste cose occhi verdi deve essersi accorto di me e mi ha sorriso.
poi hanno chiamato il mio treno per milano e me ne sono andata. ma i miei pensieri no l’hanno lasciato solo.

15 marzo 2012

Il treno dell’unità d’italia

domani parto, prendo un treno, il treno dell’unità d’italia, così ha detto mamma.  un treno lungo lungo. c’è pure la canzone, se volete ve la canto:
ecco il treeeeno, lungo lungo, che percorre la città! lo vedeeeete lo sentite, ecco il treno eccòlo qua! è arrivaaaato allà stazione, si pulisce e se ne va!

eccarina vè?

vabbè, ho fatto il biglietto, 100 euro di biglietto di treno. ho pochi soldi e poco tempo. ma se ho imparato una cosa in questi due anni di vuoto di vita della cittadina giocattolo è che, duepunti, la cosa più preziosa che abbiamo, è il nostro tempo. io non voglio stare 9 ore in treno, ce ne voglio mettere circa la metà, arrivare decentemente senza la fatica e e il senso di sporco da treno.  se mi fossi organizzata meglio e prima, pigliavo l’aereo. devo diventare più brava, ora sono solo  professionista dell’ultimo momento. devo passare al livello successivo.
il treno dell’unità d’italia, ha detto mamma. un treno che fa tutto un giro lungo, all’andata vado spedita, al ritorno invece mi devo fermare in tutte le città.  il treno degli emigranti, il treno di quelli che vanno al nord a curarsi (ci sono sempre quelli che vanno a passare una visita in un ospedale del nord) il treno dei nonni che salgono o scendono dai nipoti, il treno di queli che hanno l’ipad o il kindle e tu pensi chisà che bel libro stanno leggendo, e quelli invece giocano a solitario o vedono le foto sozze, il treno del finesettimana di quelli che fanno turismo sessuale dalle zite o ziti a distanza, il treno degli uomini pendolari che lavorano e vivono 5 giorni in una città e il finesettimana vanno dalla famiglia, li riconosci dalle buste firmate coi regali per i figli. più sò grandi e più è grande il senso di colpa.
stamattina sono andata a comprarmi i panini per il viaggio. pane filadelfia e finocchiona. il mio panino preferito. poi pure il succo alla pera e la bottiglina d’acqua.  papà è uscito e quand’è tornato mi ha detto che mi dovevo portare pure due taralli se mi brucia lo stomaco. e io ho detto, va bene.  da quando sono diventata grande ho capito che ci sono delle cose dei genitori a cui devi dire va bene, e non devi discutere. che, ci sono arrivata tardi, ma ho capito che a un certo punto ai genitori gli devi dare la possibilità di prendersi cura. e poi, metti che veramente mi viene il bruciore di stomaco? magari 2 tarallini sò utili.
e mi porto un libro solo.

7 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 6

Filed under: cheffaccio?,corriera,diario,ebook,letture ad alta voce,libri,testavuotismo — viadellaviola @ 17:34

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

si lo so il post è lungone ma in fondo poi leggo una cosa ad alta voce :)

caro diario,  ieri alla fine sono anche uscita di casa, nonostante il gelo e il vento la tosse e il raffreddore, sono ripassata in libreria a dire delle cose alle mie colleghe. in teoria non dovrei, dovrei farmi i fatti miei, non mi pertiene più quello spazio, non mi appartengono più quegli scaffali, però.  però ci vuole tempo per lasciare andare davvero le cose. e poi penso anche che lì dentro ho provato a fare le cose per bene, per un tempo che ora mi sembra infinito e forse per orgoglio, sì è orgoglio sicuro, non voglio che vada tutto perso perchè non ho saputo insegnare, perchè mi sono dimenticata di lasciare tutti gli appunti, perchè non mi interessa più. non è vero.  e quindi sono passata per ricordare alla mia collega amica brava che la libreria non va avanti da sola, che ti devi mettere tu a scaffale a fare il catalogo. e le ho anche detto che non riuscirai mai a fare questa cosa perbene perchè non avrai mai il tempo per farlo. ma l’intenzione, quella sì. metticela. la libreria in cui ho lavorato è piena di buone intenzioni. vorrei che continuasse e vorrei che la mia collega brava ci mettesse le sue. poi me ne sono tornata a casa a riflettere. quanto sto riflettendo sti giorni…  mi sono messa proprio con carta e penna a fare la lista delle abilità. ora spiego. nel diario di ieri parlavo delle implicazioni della lettura digitale (ipofrigio si può dire lettura digitale?), cioè non è che ne parlavo, mi chiedevo quali fossero. e questo pensiero mi si è spalmato nella testa tutto il giorno e anche oggi. poi oggi è uscito questo articolo che capitava proprio a fagiolo. perchè ieri poi ho smesso di pensare alle implicazioni e ho iniziato a pensare al mio futuro. al futuro di libraia. mò spiego. ho fatto una lista, la lista di cui parlavo prima, quella con carta e penna, una lista delle mie abilità come libraia. no, non è un’autocelbrazione, quando fai una cosa da molto tempo poi devi anche sapere quali sono gli aspetti in cui sei forte e quelli in cui sei cosìcosì e quelli che proprio devi tornare a scuola. è questione di consapevolezza, anche perchè ora che sto ricercando lavoro voglio avere ben chiaro cosa posso offrire. no, non la dico tutta la lista perchè non ci azzecca con il post. dirò solo alcune cose. una cosa che so fare bene è portare le persone verso i libri che stanno cercando. il libraio non sa tutto.  il libraio non sa niente. non sa niente di astronomia, psicologia, matematica e letteratura babilonese. no. il libraio sa come arrivarci. il libraio è un cercatore di strade, un disegnatore di mappe. poi sta a te, lettore/cliente decidere che percorso fare. io questo secondo me lo so fare. tu vuoi un libro romantico e io ti faccio vedere strade diverse, non ti racconto della meta (anche perchè spesso non la conosco nemmeno io) ma ti racconto delle strada che puoi percorrere per arrivarci. con i ibri di carta questo è fattibile, ho gli strumenti, i ferri del mestiere e poi non tutti sanno usare internet (penso ad anziani, bambini e maestre che se non hanno il catalogo cartaceo i libri non li comprano…) non tutti si sanno muovere in una grande libreria, la figura del libraio come la intendo io ha ancora senso. ma con gli ebook? quando ci saranno solo ebook, e credo che tra una decina, ventina? di anni sarà così, come saranno le strade, sarà ancora necessaria la figura del cercatore di strade? di cosa ci sarà bisogno quando tutti avranno un ereader? ci saranno dei librai digitali? “devo fare un regalo a una persona che non legge, quale ebook gli farò trovare tutto bello infiocchettato nella sua libreria virtuale?” ci sarò io a rispondere a questa mail? mi metterò a dare consigli online? non credo che ci sarà qualcuno disposto a pagare per un consiglio. non lo so. non la vedo la mia figura in questo futuro. non ho capito, e forse non ci sono ancora gli strumenti per capire. intanto ho ancora una ventina di anni di tempo… ma una cosa la so: quello che di sicuro non sparirà mai, anche con l’arrivo a tappeto degli ebook è la lettura ad alta voce.

e ora vi leggo una cosa:

http://www.divshare.com/flash/audio_embed?data=YTo2OntzOjU6ImFwaUlkIjtpOjQ7czo2OiJmaWxlSWQiO2k6MTY3MzcxMDk7czo0OiJjb2RlIjtzOjEyOiIxNjczNzEwOS1hOWIiO3M6NjoidXNlcklkIjtpOjExNjUwMjg7czoxMjoiZXh0ZXJuYWxDYWxsIjtpOjE7czo0OiJ0aW1lIjtpOjEzMjg2MzAxNjA7fQ==&autoplay=

note:
per la pronuncia di Neue Freie Presse si ringrazia Giuliana Dea
i rumori di fondo sono: corriera che strombazza e vibrazione del telefono
ho il naso chiuso.
poi lo dico dopo il libro.

1 gennaio 2012

Annapoli per capodanno

Filed under: corriera,fatti miei,libri,napoli,natale,ragazzo,sfogliatelle,verso sud,viaggi — viadellaviola @ 17:36

* non l’avevo mai fatto un capodanno a napoli e non lo sapevo proprio come poteva andare. sono salita sulla corriera che passa più o meno sotto casa mia e già là è stata un’avventura. me ne stavo sotto la pensilina il 31 dicembre alle 12 circa con la valigia e lo zainetto e le macchine del paese che passavano e secondo me mi ridevano perchè si pensavano: ma questa dove deve andare il 31? mica si viaggia il 31? ma che vita deve fare questa per essere costretta a prendere il pullman il 31 dicembre? e che deve pensare la sua famiglia? ah forse raggiunge il fidanzato e passa il capodanno collui. ma perchp viola è fidanzata? eh chilosà, quella da quando se n’è andata all’altitalia chi lo sa che vita fa. non torna mai, manco d’estate, eh questi se ne vanno all’altitalia a pò non tornano più, si fanno i soldi e pò quando vengono per le ferie ci guardano dall’altinbasso che si penzano che sò superiori annoi che siamo rimasti qua, alla bass’italia.
secondo me si penzavano così le macchine che passavano. qualcuna mi lampeggiava e io che sò maligna penzavo: ma vedi a questi…e invece erano genti che conoscevano che con lampìo di fari mi volevano dire: ciao viola buon viaggio, mannaggia potevi venire connòi assalerno in giro per le vie. vabbè ci vediamo quando torni!
io lo so parlare bene il linguaggio del lampìo dei fari.
poi salita sulla corriera eravamo io il pilota e una tizia milanese che io sono stata tutto il tempo a chiedermi che ci facesse una tizia milanese super faschion sopra alla corriera commè e l’autista. poi parlava al telefono ad altissima voce io mi sono sentita tutta la conversazione che diceva che la sua amica fa l’ingegnera in srilanca (non mi fate gugolare per scrivere srilanca, ci siamo capiti) e che non voleva tornare più e i genitori telefonavano sempre a tutti gli amici per convincerli a convincerla ad andarsene. ma secondo chetty, così si chiamava la milanese,chetty,  secondo chetty l’amica sua non se ne vuole tornare perchè tiene un movimento in srilanca, non mi fate spiegare movimento ci siamo capiti…
vabbè alla fine arrivo annapoli e mi viene a prendere l’amico mio. mi porta a casa sua che sta ai quartieri e io sto con la valigia e ci facciamo tutte le salite e salitelle in mezzo ai negozi aperti, alla gente pronta per il capodanno e a qualche tric trac bungt e bangt che scoppia al nostro passaggio. non ci diciamo niente ma teniamo un poco di paura. vabbè, arriviamo a casa sua che sta in questi palazzoni antichi di napoli con le scale, gli ascensori degli anni 70 e l’odore di pesce fritto perchè la sera di capodanno quello si cucina. a casa sua ci stanno un sacco di libri tutti belli ordinati per editore, che io però dovrei fare la pipì però lui ci tiene assai a farmeli vedere e io li vedo volentieri perchè’ sò belli, tiene pure le edizioni vecchie, ma io sempre la pipì devo fare, però la sua libreria mi piace perchè lui secondo me ha lo stesso mio comportamento nell’acquisto dei libri, c’è l’affinità. poi fineìalmente riesco a fare la pipì e usciamo. forse dovevo scrivere di più sulla sua libreria perchè è proprio una cosa importante per lui, e in effetti lo è davvero, si vede, e lui un poco gli si gonfia il petto quando gli faccio i complimenti. volevo pure fare una foto, ma mi sò scordata. usciamo, e finelamente arriva  napoli.

vi siete annoiati? continuo? se volete continuo. fatemi sapere.
cià.

*nella foto in alto a sinistra: la riGGina!

Tema: Rubric. Blog su WordPress.com.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 183 other followers