viadellaviola, un blog senza sottoveste

28 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #6

cara milano, devo dire che fin’ora mi stai piacendo, ieri te ne sei uscita pure col sole, e ti stai convincendo che devi iniziare a fare caldo, brava. il lavoro bene, amici ottimo, incontri belli, gente nuova, insomma, in teoria non ti si dovrebbe contestare niente. in teoria. certo, sei troppo carastosa, ma vabbè…
no dai milano non farmi tradurre, sei piena di meridionali dovresti essere in grado di tradurre una parola così facile…carastosa! tutti questi anni di accoglienza (essì usiamo la parola accoglienza, dai milano, non fare la modesta) tutti questi anni di accoglienza ti hanno fatto meritare la laurea in traduttrice e interprete dei dialetti del sud! o no?

insomma, sei carastosa, ma assai, e certe volte mi fai pure tenerezza quando provi a fare la risparmiona amica del popolo al supermercato: metti pure i cartellini “scontoh!” “offerta specialeh!” seeee… mi fai ridere assai, che non ti basta il fogliettino per mettere tutti gli zeri… vabè, ma anche questo ti posso perdonare.

e ti posso perdonare pure che per farmi trovare casa mi pare che mi stai facendo partorire, che i coinquilini che mi hai presentato arrivano da marte, che con loro non starei nemmeno in una piazza larghissima con tutte le vie di fuga aperte, ti perdono tutto milano. ma tutto.

tranne che.

no milano non ti mettere paura. il fatto è semplice. siediti e ascolta.

allora, ora ti racconto una storia cara milano. stammi bene a sentire. antefatto: io ho la testa dura. e ne vado assai fiera. e non te lo scordare.  io facevo un lavoro prima, sì milano, sempre lo stesso sì, è fcile. facevo un lavoro bello in un posto in cui non mi trovavo poi così bene e siccome che non vedevo via d’uscita e ho detto, vabbè basta così.  il prossimo lavoro lo voglio trovare in un posto grande e stimolante. era gennaio. sono stata senza lavoro febbraio e marzo, e ad aprile, sì milano, solo due mesi senza lavoro, eh! che te ne pare?! dopo solo 2 mesi eccomi qua da te. ho un lavoro,sì milano, sempre lo stesso…un lavoro in un posto grande e stimolante. brava eh? vabè sì me lo dico da sola. ma insomma, mi sono licenziata, ho avuto coraggio e ho fatto dei progetti che si sono realizzati. certo non sto risolvendo il conflitto in palestina, certo non sto studiando la cura contro il cancro, ma insomma, è la mia vita e la sto portando avanti. coraggio, idee e progetti che si realizzano. mi pareva buono no?
no. no milano, per te non è sufficiente questo.  stai sempre a chiedermi: che progetti hai? che intenzioni hai? da qui a un anno come ti vedi a milano? hai fatto un piano quinquennale? (eh???? siete pazzi), sì vabbè ora stai lavorando ma le tue prospettive?
cioè milano forse non ci siamo capiti: io i miei progetti me li sto godendo adesso. li ho fatti qualche mese fa, ora si sono realizzati e me li sto godendo. sai milano, è così che si fa. mi sta bene pormi delle mete, ma poi, quando ci arrivo, cara milano, io mi fermo a guardare il paesaggio. mi siedo,  mi bevo un po’ d’acqua, mi tolgo le scarpe e mi crogiolo nella soddisfazione. poi quando mi sò scocciata mi alzo e ricomincio a correre.

dici che è un modo di pensare troppo mediterraneo? dici che dovrei darmi una svegliata? dici che non sono adatta? non lo so milano.  e sai che ti dico? al momento non mi interessa. sto bene così. lasciami un po’ in pace per favore. mi sto divertendo.

9 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 7 e 8

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

caro diario sono due giorni che non ti scrivo. ieri e l’altro ieri. l’altro ieri è stato il tuo primo compleanno caro diario, hai fatto una settimana e io nemmeno una candelina ti ho fatto spegnere. facciamo il ricapitolo: una settimana senza lavoro, una settimana in cerca di lavoro. ho mandato un numero decente di cv in posti che ci azzeccavano qualcosa con il mio desiderio di lavoro di libreria. però caro diario, mi devi un po’ spiegare come mai le uniche offerte che mi sono arrivate sono state: 2 call center che mi pareva di parlare con quelle del film tratto dal libro di michela murgia e una società che cercava ingegneri barra geometri(eh? cioè per loro era indifferente…) per una consulenza. cioè, caro diario, come sono arrivati a me? passi il call center che quelli pigliano chiunque a quanto ho capito ma la tizia che cercava ingegneri barra geometri? no scusi, forse si è sbagliata. dove ha preso il mio cv? io la libraia so fare, se serve le posso catalogare l’archivio in ordine alfabetico, per data, per colore anche, per quello che le pare, le posso allestire una bibliotechina per la sala relax della sua società ma io ingegnere barra geometra proprio no. insomma, pare che avesse solo sbagliato numero. però carina l’idea della biblioteca per la sala relax, mi ha detto. true story.
quindi 3 telefonate, varie mail di: interessante il tuo cv, lefaremosapere. passando dal tu al lei senza soluzione di continuità.

vado un sacco nell’internet a vedere i siti delle librerie piccole, quelle indipendnenti che fanno le cose, gli eventi. che s’inventano le cose da pazzi e tutti il mondo pensa bene di loro e io pure perchè resistono nonostante tutto e tutti. e mi chiedo come facciano a pagare l’affitto. poi leggo ovunque che le librerie di catena sono il male.ebbasta.  io ci ho lavorato nelle librerie di catena. e io no, il male non lo ero per niente, anzi.  perchè poi quando buttate la vostra cattiveria di lettori fighi che voi no, solo nelle piccole librerie indipendenti, ricordatevi che gli unici che ci rimettono davvero sono quegli sfigati di librai delle librerie di catena che vi devono sopportare la domenica quando invece di passeggiare avere una vita e volervi bene in giro per il mondo vi rifugiate in libreria, di catena, a fare gli intellettuali di sinistra.  a me questo mi ha sempre fatto arrabbiare. li chiamavo quelli della domenica. quelli che durante la settimana non li vedi mai, poi la domenica ti fanno la grazia di degnarti della loro presenza. e ti chiedono il fuoricataloghissimo,così a sfottere  e t’interrogano per vedere se sai chi ha scritto cosa, e ti chiedono gli adelphi, e ridacchiano perchè pensano che tu non sai di cosa stanno parlando. e ti li chiedono  solo per farli vedere alla ragazza con gli occhialoni che li accompagna, o al nuovo fidanzato esistenzialista col maglioncino a collo alto.  e tu li accompagnavi purespavalda al tuo scaffale adelphi, perchè sì, tu ti era fatta da sola uno scaffalone adelphi contro tutto e contro tutti e pure alla faccia di chi ti vuole male. ah non credevo che in una libreria di catena vi facessero… e io li bloccavo subito.  qua nessuno decide per me, qua decido io cosa quando e quanto. così avrei voluto dire. ma niente. stavo zitta e sorridevo. è una battaglia persa. all’inizio ci tenevo al riconoscimento del mio lavoro. mi importava che il mondo intero pensasse bene di me. poi sono diventata grande nel lavoro, nel senso che sono cresciuta, maturata e ho iniziato a lavorare bene solo per me, nel senso di: lavorare bene e basta.  e i turisti intellettuali della domenica ho iniziato a educarli. e me ne stavo anche ore a scaffale a parlare con loro.  e qualcuno l’ho addirittura conquistato, librariamente parlando.
ma quello che volevo era solo che mi lasciassero lavorare in pace. sono solo una libraia. pensavo.  ma adesso? caro diario, adesso?

poi caro diario ho cucinato tantissimo, ho fatto anche un dolce e un pane buono. e mi sono scritta sulla mia nuovissima agendina verde tutte le ricette che faccio veloci e bene. perchè io solo da disoccupata uso l’agenda. così ovunque sarò nel mondo non sbaglierò mai le dosi per la mia crema chiboust e per mio pane alle erbe.
e poi sto continuando a leggere tantissimo. ora ho quelle 4 o 5 cose aperte tra cui sempre il libro di Davide Enia Così in Terra di cui a un paio di post qui sotto, che è un bellissimo libro scritto in un modo che io vorrei che qualcuno me lo leggesse ad alta voce, libri sulla letture per l’infanzia che sempre m’interessano tanto, le filastrocche di bruno tognolini e ieri sera ho iniziato e finito l’ebook di stefano amato: lapprendista libraio.  che poi ci scrivo perchè tra le altre cose mi ha svelato tutti i segreti della mente di voi maschi. e mi ha messo un’ansia…ma dice un sacco di altre cose sul lavoro, eh, sul lavoro mi ha dato un sacco da pensare…i libri, le femmine viste dai maschi, il sud, le genti del nord del mondo, noi trentenni.

e poi basta, caro diario. non mi è successo altro. ah, ho la febbre.

5 febbraio 2012

we are waiting for you, griono 4

il diario dei giorni disoccupati

caro diario, questo è il racconto di ieri. ieri è stata una giornata un po’ del cavolo. il freddo si è insinuato in tutte le mie decisioni e poi ho ancora tosse raffreddore e tutto il cartello dei malanni invernali. ho iniziato a impacchettare i libri ieri, non ne ho tantissimi qui, solo quelli acqusitati nei due anni di cittadina giocattolo e qualche volume che mi sono portata da casa di giù, perchè non potevo farne a meno. ovvimente questa operazione non è stata vuota di ragionemanti.  me li sono risfogliati tutti, ho riletto gli appunti presi a margine, le sottolineature, riletto le pagine con l’orecchia (sì, io faccio le orecchie ai miei libri vabbè?!) quelle senza sottolineatura, si vede che siccome tutta la pagine era sottolineabile, per fare prima ho fatto l’orecchia. e una cosa che ho notato che libri che avevo orecchiato e sottolineato anni fa, continuano a darmi e stesse sensazioni. letti oggi, avrei sottolineato e orecchiato le stesse frasi, le stesse pagine. poi ho riflettuto sul possesso dei libri e sul vederli. il libro di carta lo vedi lì sulla mensola. l’ebook no. non ne hai la stessa percezione. non ho ancora capito se questo è un bene o un male. non mi interessa il giudizio di valore. mi interessano le implicaizoni. avere i libri di fronte, vederli, sentirli tra le mani, sentirne il peso secondo me fa scattare dei sentimenti, delle reazioni che con l’ebook non succedono. che succede con gli ebook? con gli ebook accadranno altre cose. e io sono curiosa di sapere cosa. forse mi vorrò occupare delle implicazioni della lettura su ebook. è una cosa che ignoro e quindi al momento mi affascina. poi ho pensato una cosa che secondo me quelli che lo usano l’ereader e che scrivono libri solo elettronici secondo me sanno già. la scrittura per ebook è diversa. non avendo il limite della carta, la possibilità dei link e dei salti,  l’opportunità di usare più immagini (su carta costa mettere le immagini) di sicuro tutto questo crea uno stile di scrittura diverso. si ma come diverso? secondo me leggere su ereader i libri nati per la carta fa un po’ strano. è come vedere un film in 3d senza occhialetti.  manca una dimensione. la scrittura su carta ha 2 dimensioni. quella per ebook ne ha 3, almeno. e noi leggiamo senza occhialetti, perciò ci sembra strana.
attenzione, forse ho partorito un pensiero interessante. non lo so. ma ci voglio riflettere ancora. anzi, se ne sapete, tipo se c’è qualcuno che si occupa di questo ditemene. cioè ma no uno che fa ragionamenti e basta, no, io voglio sapere nel cervello proprio che succede. e poi ancora una cosa, se c’è qualcuno che scrive già in 3 dimensioni, usando tutti i modi e tutti gli spazi e tutte le potenzialità della scrittura 3d, allora ditemene anche di questo, di sicuro è americano.  questi sono i pensieri più importanti che ho fatto ieri.
poi ieri nel diario di ieri ho detto delle cose sui libri scritti dalle femmine, e forse avrei dovuto argomentare un poco di più.  ci sono stati commenti che secondo me hanno frainteso le miei intenzioni, ma addirittura delle mail. alcune anche un po’, ehm…esagerate. forse ho liquidato con poche parole una cosa così importante, magari ci scrivo meglio. con calma e sottolineando le parole fondamentali. dopo vado a commentare il post, stamattina ho visto dei commenti a cui voglio rispondere. nei commenti c’è dialogo e rispetto, nelle mail ricevute CHE NON AVRANNO RISPOSTA c’è maleducazione e poi mandare una mail è diverso dall’esprimere un parere nei commenti…
cioè, fatevi una vita…

poi volevo dire che ho iniziato il libro di Davide Enia: Così in Terra. e sto pensando che mi dispiace non essere in libreria ora, lo consiglierei a tutti. anche a quelli che di sicuro non lo comprerebbero, però gliene parlerei. compratelo, leggetelo, rubatelo. fate qualcosa.  ho scritto ai miei amici lontati di leggerlo, ho pure mandato un messaggio all’autore. grazie.
io quando leggo un libro bello, io vado a ringraziare, sempre. perchè un libro bello è un’epifania. di questo libro mi ricorderò molte cose. i luoghi, i dialoghi.  riesco a distinguere anche il tono di voce dei personaggi. non hanno ancora un volto. sono solo a pagina 60. iniziato ora eh.
mi sa che a 100 posso iniziare a fare il ritratto.

Tema: Rubric. Blog su WordPress.com.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 183 other followers