viadellaviola, un blog senza sottoveste

6 maggio 2012

Cara milano, un briefing

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,ciao,io sono di paese,polenta — viadellaviola @ 20:37

cara milano come stai? io benissimo a quanto pare. me lo dicono tutti, sì ti vedo che stai bella. essì, cara milano, ti ho presa bene.
che ti credevi che venivo qua e mi lamentavo e basta? che venivo qua e vincevi tu? no cara milano, tu non mi conosci. io sono venuta qua, e l’ho detto pure al post di prima, io sono venuta qua come si va in una spa, sono venuta qua per rigenerarmi e devo dire che ci sto riuscendo. sono stata due anni a lamentarmi e ho pure chiuo il blog’che mi vergognavo che m ilamentavo troppo, ho pure chiuso il blog per i troppi lamenti, poi ho detto basta e ho iniziato il porgetto: viola rifatti una vita. ed è qua cara milano che tu sei diventata protagonista. anzi no, cara milano, la portagonista sono sempre e solo io, tu sei la mia fata madrina, tu sei come quella puntata di secs end de siti che cherri dice che esce con la città, ecco cara milano, io esco con te, sei la mia amica. ma la protagonista del telefilm sò io, pure se non riesco a dare una piega decente ai capelli.
allora, cara milano a che punto sono del progetto rifarmi una vita? sono a buon punto.  ho tolto la tv da casa, leggo solo le cose dai libri, dal giornale e dal compiuter. mangio come si deve, mi cucino le cose buone. ricevo le telefonate degli amici che mi danno gli appuntamenti, faccio le telefonate agli amici per dare appuntamenti, aspetto gente che mi viene a trovare e dico, no aspè, vieni la settimana dopo che quella prima ci ho gente, ho trovato una casa che mi sta simpatica, la mia coinquilina ha vinto il premio coinquilina del mondo, al lavoro vabbè, sono talmente contenta che cara milano, non te lo puoi immaginare, faccio le gite fuoriporta di domenica, ho pure smesso di guardare le fermate della metro una per una, mò le so e mi alzo solo un secondo prima che si apra la porta come una frequently viaggiatrice di metro e non come una turista o come una di paese appena arrivata con l’anZia di scendere a quella sbagliata o peggio, con l’anZia di aver preso la metro al contrario.
cara milano ci sono.
poi la prossima volta scrivo unpost da femmina, bisogna proprio che parli di sciopping. ah sì, e di uomi.

28 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #6

cara milano, devo dire che fin’ora mi stai piacendo, ieri te ne sei uscita pure col sole, e ti stai convincendo che devi iniziare a fare caldo, brava. il lavoro bene, amici ottimo, incontri belli, gente nuova, insomma, in teoria non ti si dovrebbe contestare niente. in teoria. certo, sei troppo carastosa, ma vabbè…
no dai milano non farmi tradurre, sei piena di meridionali dovresti essere in grado di tradurre una parola così facile…carastosa! tutti questi anni di accoglienza (essì usiamo la parola accoglienza, dai milano, non fare la modesta) tutti questi anni di accoglienza ti hanno fatto meritare la laurea in traduttrice e interprete dei dialetti del sud! o no?

insomma, sei carastosa, ma assai, e certe volte mi fai pure tenerezza quando provi a fare la risparmiona amica del popolo al supermercato: metti pure i cartellini “scontoh!” “offerta specialeh!” seeee… mi fai ridere assai, che non ti basta il fogliettino per mettere tutti gli zeri… vabè, ma anche questo ti posso perdonare.

e ti posso perdonare pure che per farmi trovare casa mi pare che mi stai facendo partorire, che i coinquilini che mi hai presentato arrivano da marte, che con loro non starei nemmeno in una piazza larghissima con tutte le vie di fuga aperte, ti perdono tutto milano. ma tutto.

tranne che.

no milano non ti mettere paura. il fatto è semplice. siediti e ascolta.

allora, ora ti racconto una storia cara milano. stammi bene a sentire. antefatto: io ho la testa dura. e ne vado assai fiera. e non te lo scordare.  io facevo un lavoro prima, sì milano, sempre lo stesso sì, è fcile. facevo un lavoro bello in un posto in cui non mi trovavo poi così bene e siccome che non vedevo via d’uscita e ho detto, vabbè basta così.  il prossimo lavoro lo voglio trovare in un posto grande e stimolante. era gennaio. sono stata senza lavoro febbraio e marzo, e ad aprile, sì milano, solo due mesi senza lavoro, eh! che te ne pare?! dopo solo 2 mesi eccomi qua da te. ho un lavoro,sì milano, sempre lo stesso…un lavoro in un posto grande e stimolante. brava eh? vabè sì me lo dico da sola. ma insomma, mi sono licenziata, ho avuto coraggio e ho fatto dei progetti che si sono realizzati. certo non sto risolvendo il conflitto in palestina, certo non sto studiando la cura contro il cancro, ma insomma, è la mia vita e la sto portando avanti. coraggio, idee e progetti che si realizzano. mi pareva buono no?
no. no milano, per te non è sufficiente questo.  stai sempre a chiedermi: che progetti hai? che intenzioni hai? da qui a un anno come ti vedi a milano? hai fatto un piano quinquennale? (eh???? siete pazzi), sì vabbè ora stai lavorando ma le tue prospettive?
cioè milano forse non ci siamo capiti: io i miei progetti me li sto godendo adesso. li ho fatti qualche mese fa, ora si sono realizzati e me li sto godendo. sai milano, è così che si fa. mi sta bene pormi delle mete, ma poi, quando ci arrivo, cara milano, io mi fermo a guardare il paesaggio. mi siedo,  mi bevo un po’ d’acqua, mi tolgo le scarpe e mi crogiolo nella soddisfazione. poi quando mi sò scocciata mi alzo e ricomincio a correre.

dici che è un modo di pensare troppo mediterraneo? dici che dovrei darmi una svegliata? dici che non sono adatta? non lo so milano.  e sai che ti dico? al momento non mi interessa. sto bene così. lasciami un po’ in pace per favore. mi sto divertendo.

19 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #5

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,io sono di paese — viadellaviola @ 10:55

Cara Milano,
finalmente iniziamo a capirci.
come tutte le persone che soffrono di ansia da prestazione, io rendo meglio da sola, quando nessuno mi guarda. e se nessuno mi guarda, i capi per esempio, io faccio la rivoluzione. perchè cara milano, va bene che arrivo dal paese dei campanelli, va bene che nel paese siamo pochi e ci conosciamo tutti, ma insomma, il bi e il ba dei libri è uguali in tutti i posti, non ti credere cara milano, che solo perchè sei milano, la sai più lunga. non te lo credere, non fare quest’errore cara milano. non fare come me che siccome non ero di milano mi credevo che la sapevo più corta.
ieri sono stata un po’ da sola in libreria e ho fatto, finalmente, il mio mestiere. ho cercato i libri difficiloni, ho dato i consigli, ho venduto assai, ho fatto le telefonate alle genti che mentre telefonavo avevo paurissima di dire, buonasera libreria XXX usando il nome della vecchia libreria e non di quella nuova, e allora me lo sono scritto pure sulla mano.
che uno non se lo deve mai dimenticare di quello che sa fare. mi avranno presa per quello no? e allora facciamolo, e io l’ho fatto. e m’è piaciuto.

poi certo mi passerà prestissimo, milano tornerà a farmi paurissima, torneranno i clienti difficiloni, mi perderò  allo scaffale di filosofia teoretica e si bloccherà il pc. sicuro.

nel frattempo milano, potresti farmi trovare una stanza con gente simpatica, o anche solo normale, sarebbe una bella cosa, così posso tirare fuori la mia vita dalla valigia. eh? che dici?

11 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #2

cara milano, fin’ora sei stata abbastanza brava. mi hai accolta in un quartiere che mi piace tanto, Isola, mi hai fatto trovare una sistemazione provvisoria che faticherò a lasciare per quanto è bella, mi stai riconrdando quanto sono bravi e belli i miei amici che stanno qua e mi stai facendo conoscere pure gli amici loro altrettanto bravi e belli. ma una cosa te la devo dire cara milano, sei proprio faticona. che vabè me lo dovevo aspettare, non ho mai vissuto in una città grande e quindi lo dovevo sospettare che mi serei sentita giusto un pochino persa.  io prima uscivo di casa e andavo nei posti a piedi, la massimo in bici, ma tipo in mezzo minuto. le vie erano piccole, i posti erano vicini e tutto era facile. tu milano sei proprio grande. non li so i tuoi posti, e pure le vie,  pure le tue vie sono dei posti. quando devo uscire ci devo pensare un sacco prima, dove devo andare? come ci arrivo? quanto tempo ci metto? che percorso faccio? sarà più breve questo? o faccio quest’altro che è più lungo ma magari è più bello? che fatica milano, non so niente di te. per non parlare di quanto mi costi. oggi addirittura piovi. nel mio primo giorno di lavoro hai deciso di piovere tutto il tempo. e forse è meglio. così al lavoro mi dimenticherò di te, che tanto la pioggia ti nasconderà ai miei pensieri. ne avrò  solo per i libri gli scaffali nuovi e per i clienti difficilissimi che già lo so mi faranno sentire ignorante.
e poi sarò brava? milano sarò brava? ma che ne so.
poi uno si crede che chi vive a milano fa una vita grandiosa e difficilissima. che a milano devi fare spazio per accogliere tutto quello che la città ti offre, la vita mondana, mille posti da frequentare, mille cose da fare, e invece no, ci sono genti che hanno vite piccoline come la mia. si può camminare piano piano pure a milano.
e poi la notte, la notte è un posto diverso nelle città e pure a milano. non l’avevo considerato. come si fa di notte, di sera tardi a milano? dice che si fa uguale. a roma no, nemmeno a napoli, forse a bologna e torino è uguale e pure a firenze. il giorno uguale alla notte, si gira negli stessi posti senza paura, senza stare attenti, non c’è bisogno. e milano? dice che ci sono le telecamere. non lo so milano, tu mi fai un po’ paura di notte. ma secondo me è perchè ancora non ti conosco.  facciamo amicizia.

6 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #1

Filed under: ammilano,io sono di paese — viadellaviola @ 15:45

E finalmente sono arrivata a milano. Ieri ho preso il treno da napoli, la stazione era piena di gente che andava a fare pasqua dai parenti e amici del nord, tutti, ma tutti, avevano la scatoletta bianca di polistirolo… e qui mi sa che solo i napoletani, al massimo i romani mi potranno capire.spiego: la scatoletta di polistirolo bianco contiene mozzarella, di bufala. che tu meridionale campano che vai al nord a trovare amici e parenti non puoi permetterti di prendere il treno senza di essa. il tuo ospite al settentrione sia esso meridionale come te o settentriola, la scatoletta di polistirolo, la prtende!
io però sono salita senza. anche perchè i miei ospiti a milano (che poi questa cosa che ospite è pure quello che ospita e non solo quello ospitato sempre che mi pare strano) dicevo che i miei ospiti, non hanno preteso la scatoletta di polistirolo, bensì un paio di teglie.e che teglie? vediamo se indovinate… che cos’è domenica? è pasqua. e che si fa a pasqua di buono in campania? la pastiera e il casatiello. e  la mia ospite settentrionale ha voluto entrambe le teglie… non ve lo dico l’odore che c’era nel treno…

poi a un certo punto sono arrivata a milano,  sto qua da nemmeno 24 ore, e di milano, fin’ora so dire una cosa sola: mi fanno male i piedi.

2 aprile 2012

IO sono di paese, il mercato

Allora, cominciamo col dire che a milano non ci sono ancora andata, ci vado tra poco, so già pure come devo intitolare il post :)

ieri era domenica, e la domenica c’è il mercato e al mercato pure se non ti devi comprare niente ci vai lo stesso se stai in paese, che andare al mercato vuol dire un sacco di cose, incontrare le persone, fare una passeggiata, fare la spesa. la spesa del cibo, che quella se vivi in paese la fai tutti i giorni perchè compri la roba fresca. tipo la scarolina croccantella dalla signora anziana che tiene il suo orto e siccome le avanzano le verdure le porta al mercato e le vende.  e io dalla signora vado. ma ci sono anche i banchi del mercato con la verdura che però sono banchi pezzotti, nel senso che sono negozi fruttivendoli che fanno pure gli ambulanti, perciò sono pezzotti. se volevo la verdura fruttivendola andavo direttamente al negozio e magari trovavo pure parcheggio.  essì perchè quando c’è il mercato poi non trovi mai parcheggio. tutti parcheggiano sopra a tutto al paese, che il mercato sisà, si fa a scendere, se sei fesso lo fai a salire…
va bene, ho capito che non siete pratici. mò spiego. al mio paese, ma in tutti i paesi del mondo, il mercato ha un percorso, va a zone. al mio paese, siccome il mercato sta in una viona lunga lunga non si può parlare di zone, ma di: sopra sopra: n’coppa coppa, sopra (normale), n’coppa, sotto, là sott’, sotto sotto (sotta sott’)  a metà, mm’ezz.
sopra sopra  ci stanno quelli che vendono le cose (i ferramenta, le cose da giardino, i vasi di terracotta, i cesti), e tutti parcheggiano da quella parte, là sopra, così si fanno la via solo a scendere…. poi sopra (normale) ci stanno le scarpe. poi dopo le scarpe, ci stanno i vestiti, e in mezzo ai banchi dei vestiti ci stanno i banchi della biancheria tipo le mutande i reggiseni cinesi, i completini da pornodiva e il BIONDO.  il banco del biondo merita la fermata. il biondo tiene i capelli rossi, ma lo chiamiamo il biondo perchè il capello rosso in campania non è contemplato, è una variante, diciamo così. esso biondo vende le lenzuola, i cuscini, le trapunte, le mappine (gli strofinacci, gli asciughini, come li chiamate?), le tovaglie,gli asciugamani, ci siamo capiti. il biondo è il re del mio mercato perchè esso ha sempre tutto. il biondo conosce a me, a mia sorella in quanto figlie di mia mamma, perchè mia mamma è cliente. dovete sapere che mia mamma è dotata di ogni allergia a sostanza acrilica contraffatta conoscita sulla terra. tu metti un filino acrilico nella trama di una stoffa e a mia mamma le viene un’allergia che ti pensi che le abbiano spennellato l’acido sulle pelle. vi siete impressionati? eh. allora mia mamma è 100% cotone. non si discute. è cassazione. e il biondo lo sa. perchè mia mamma se il biondo gli dice cotone, cotone deve essere, senò mia mamma torna e se lo fa al ragù. allora quando andiamo dal biondo, e magari io dico: uh bello questo, il biondo mi guarda, mi riconosce e dice: none signorì questo non è cosa pe’ vui.
ma come,  dico io?
none, figlia mia, quella poi la signora  se la piglia cù mme.
giuro. fatti di verità. una volta volevo delle lenzuola che non erano proprio di cotone egiziano…e quello il biondo s’è fatto promettere che non lo dicevo a mamma.
poi in realtà volevo raccontare un altro fatto ma mi sono persa nel racconto del biondo. e non lo scrivo più che senò il post è troppo lungo e vi scocciate. cià.

3 marzo 2012

We are waiting for you, giorno 32

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

Anzi, sarebbe qualcosa di rivoluzionario.. e non te ne pentiresti..

carò diario, così mi ha scritto un amico mio che non ho (ancora) conosciuto.
mò spiego. allora, ho finalmente lasciato la cittadina giocattolo. se ti dico che non ho provato niente mi credi? tutti che mi dicevano: ti sei commosa? no. ma ti dispiace? no. cioè, non dicevo no secco, ci giravo intorno, ma la verità caro diario è che non ne potevo più. appena sono salita sul treno mi sono sentita leggera e il cervello mi è ripartito. ho iniziato subito a fare piani e progetti roma napoli milano torino bolgna e estero. questo il piano giri futuri. e ero felice. poi lo so che tra un mesetto, quando tutto si sarà sedimentato riuscirò a dire, a dirmi quanto di bello mi porto dietro dalla cittadina giocattolo. ma adesso no. poi.
l’idea era tornare giù a casa per qualche giorno e poi ripartire subito che ci sono i festivàl di libri, le cose dei libri, dei corsi di formazione che voglio fare, gli amici da rivedere eccetera. ma io però, caro diario, mentre stavo sul treno me lo sentivo, me lo sentivo che appena messo piede a napoli, appena dal treno avrei iniziato a riconoscere le cose, appena il paesaggio mi si faceva amico…io avrei iniziato a pensare a casa. tornare a vivere a casa, un gesto rivoluzionario, come dice il mio amico della frase più sopra.
e infatti. nel viaggio in macchina con gli antenati (che sono mamma e papà caro diario e utente che mi leggi da poco e ancora non conosci tutta la mia fenomenologia), nel viaggio in macchina abbiamo parlato di casa, del paese, delle cose che succedono, di quel locale che è tornato sfitto….e della casetta in cui sono cresciuta (link al post, si può pure ascoltare con la mia voce) che pure lei, caro diario, è tornata sfitta, e io mi si è sciolto il cuore al pensiero dell’albero di arance e le scalette di granito. mentre tornavamo a casa era il tramonto e c’era pure ancora quel sole caldo che mi scaldava dentro la macchina. e i colori erano belli pure se passavamo  per quella strada brutta dove ci sono le cose della camorra e c’è lo sgarrupo che impera. non fatemi spiegare sgarrupo per favore.
io lo sapevo caro diario. il sud è così. arrivi piena di buoni propositi e progetti e poi ti frega, con quella dolcezza. nonostante lo sgarrupo, chi ci è nato poi ci vede la dolcezza e la sente pure. e resti fregato. caro diario io non ho potuto dormire stanotte. io lo sapevo che non ci dovevo tornare qua. dovevo fermarmi a roma e tornare a casa solo per le feste comandate. caro diario io lo devo risolvere questo conflitto, io mi devo decidere. che fare? vado in giro e mi piace starci, milano, per esempio. come mi è piaciuta milano caro diario tu non lo sai. e pure avere quesi miei amici intorno e pure tutte le cose belle che ti arrivano agratis, a milano. come mi sono piaciute. e roma…caro diario…roma in primavera…ne volgiamo parlare? sì certo viverci è un casino a roma, lo dicono tutti. ma sei sempre a roma, e pure a roma nonostante le difficoltà le cose ti arrivano a gratis. e poi estero. dice vuoi venire a estero? parliamo? sì che parliamo. certo, mettiamo tutto sulla tavola e parliamo. che l’occasione è grossa. e lo so bene. ma poi sto qua e stamattina sono uscita presto e ho fatto le cose di paese del sabato, il caffè al bar, uh stai qua adesso! e le ciacchiere in piazza, i racconti, il giornale e gl’incontri. e mi sono sentita un momento serena, che era tanto che non. dice che ora sono troppo emotiva. così dice mio padre. arrivo da due anni di vuoto di sentimenti, due anni di lavoro matto e disperato senza sorrisi. due anni grigi e adesso, dice papà, tutto ti pare un arcobaleno. aspetta un momento. riprenditi le tue cose e ritrova l’equilibrio. poi decidi.
non lo so caro diario. io finchè non la risolvo sta guerra io non posso prendere decisioni.  vorrei che gli eventi decidessero per me. tipo che mi prendessero per uno di quei cv che ho mandato. così non se ne parla più. che anche questa non è mica una cosa saggia. bisogna dare una spinta agli eventi, soprattutto alle cose importanti. o no? non lo so caro diario. decidi tu.

13 gennaio 2012

IO sono di paese, sto in gita Ammilano

Filed under: ammilano,cheffaccio?,ciao,fatti miei,io sono di paese,viaggi — viadellaviola @ 01:57

ora faccio uno di quei post che vanno tanto di moda, tipo flussone di coscienza. pronti? via

milano che appena scendi alla stazione trovi la gita dei pensionati paesani che subito ti offrono il caffè. milano e gli amici miei calabresi pieni di maraviglia nel cuore. milano che sali sul tram. milano che finitela di dire che  è brutta milano. milano che è bella! milano che finitela di dire che fa freddo. sò arrivata a milano e mi sò tolta la giacca. c’è il sole a milano. però è meglio se giri col cappello nella borsa. la sera fa freddo ammilano. milano che millemila librerie. milano che mi gira la testa. milano che vai a piazza duomo e non te lo ricordavi così bello, il duomo. e poi ci stanno i cingalesi che fanno volare quelle cose blu e per un momento quelle cose blu sono altissime e ti sembrano stelle. poi ti riprendi dal romanticismo e ti sposti senò ti cadono in testa. milano e la libreria Bocca coi libri pittati di bianco, il pavimento parlante, la porta egiziana e il campanello per entrare. milano la più antica osteria di milano. che tu la trovi per caso e che fai non ti fermi? ti fermi. e ai tavoli accanto al tuo ci stanno quelli della borsa di londra in gita a milano che inzuppano il pane nel bicchiere di vino. milano e la signora editora per bambini con la terrazza meravigliosa che in pochi metri quadrati queste fanno una casa editrice e tu non ti capaciti. milano e i posti che stanno solo a milano… milano e il negozio di cd di musica classica che ti ha fatto scoprire delle favole che non conoscevi. milano e il negozio di tappeti che tu sei entrata perchè c’era scritto entrata libera e allora giustamente sei entrata e c’era un signore siriano? iraniano? un signore vecchio di quelle parti che faceva un tappeto e ti sorrideva e non ti diceva niente e tu te ne sei stata un poco a guardarlo e quello ha fatto 7 centimentri di tappeto, li abbiamo misurati e poi te ne sai andata. milano e l’aperitivo nel posto buio ma il cameriere era bello, quello l’hai capito subito. ah poi a milano c’è pieno di belli come piacciono a me. no bistecconi. no. pieno di normali. stasera mentre andavamo a mangiare la cotoletta alla milanese (che io non l’avevo mai mangiata e allora milano non fa curriculum senza cotoletta e allora siamo andati) mentre andavamo a prendere il tram è passato uno (carino) su una bici e io però l’ho subito guardato non perchè era carino (quello l’ho capito dopo) ma perchè ho avuto la sensazione di conoscerlo, ma forte! e pure lui mi ha guardata che secondo me ci conoscevamo e poi è continuata, lui era in bici e si fermava e si girava a guardare, ma tipo saranno stati non un momento, due, insomma non s’è capito il perchè ma ci siamo guardati. io penso che è bello guardarsi in faccia. forse non l’ho spiegata bene però è stato un bel momento. poi milano è corso garibaldi e le chiacchiere sognatrici di fronte a una vetrina con una scatoletta che dentro tu la apri e c’è un prato e milano sono pure le chiacchere alla fermata del tram al sapor di saccarina. poi milano è incontrare gente che non vedevi da secoli sotto i portici del duomo, milano è ritrovare gli amici e andarci a pranzo domani.  milano è (ma questo mi succede ovunque) incontrare personaggi televisivi di serie b.  milano è: firma anche tu la mozione “dai viola, resta a milano!”   milano è la mostra di cezanne che non ne vale la pena. e poi adesso ciò sonno. ci vediamo domani.  sempre ammilano.

29 dicembre 2011

Io sono di paese: Me ne vado a Parigi!

Filed under: apparì,cheffaccio?,fatti miei,io sono di paese — viadellaviola @ 22:30

Allora, stiamo calmi.
Parliamone.
Mò racconto, un fatto alla volta e dico tutto.
Allòr: da oggi pomeriggio mi è chiara una cosa: nel 2012 me ne andrò a vivere a parigi. o almeno ci proverò. Era da un paio di giorni che me ne andavo a dormire col pensiero di parì e mi risvegliavo senza essermene allontanata.  Che io a parigi ci sono stata quelle 5 o sei volte e ogni volta me ne tornavo col cuore carico di maraviglia, col sorriso, con la valigia piena di foglietielli di segnalibri di librerie, di indirizzi, di cartoline antiche, di bigliettini da visita di posti in cui ho mangiato così mi dicevo, quando torno poi ci ritorno. poi quando tornavo, a parigi, non ritornavo mai a mangiare in quei posti là perche nel frattempo ne scoprivo altri e poi mi dicevo che se rifacevo la stessa cosa poi mi perdevo qualche nuova strada, qualche nuovo locale, qualche nuova cosa maravigliosa. perchè parigi questo è: una cosa maravigliosa.
ma andiamo avanti. stamattina stavo a letto ancora dopo una di quelle dormite che non si vedevano dal secolo scorso, e pensavo a parigi. facevo i pro e i contro. ma di contro boh, nessuna traccia. parliamo quindi dei pro:
apparte il fatto che parigi è parigi, parliamo di cose pratiche: conosco un sacco di gente che sta a parigi. tutte persone diverse, e quindi esperienze di vita diverse: una famiglia, un ragazzo del mio paese che ci siamo visti sti giorni e ciaveva un sorriso, ma un sorriso! una famiglia amica mia appena trasferita con 2 bambini, lo zito di un’amica mia che oggi ciattavamo della mia partenza e mi ha detto 2 cose bellissime:  parlando di affitti è venuto fuori che pagherei meno di quanto pago ora nella cittadina giocattolo e due, mi ha detto che è felice quando la gente se ne viene a parigi perchè poi a parigi sta bene. e lui è contento.  poi sono contenta che è lo zito di questa amica mia cara, perchè poi diventiamo amici. scusate, piccola parentesi.
allora, parigi: una casa, ‘na stanzulella, uno studio (leggi studiò), ‘na soffitta insomma  dovrei trovarla, ci vado prima per una settimana (con la scusa della perlustrazione…ma diciamoci la verità, una settimana a parigi, dico una settimana da sola, potete iniziare a invidiarmi :D ) per una settimana per andare a quegli indirizzi che mi sono procurata oggi pomeriggio più quelli che tenevo secretati nel cassetto. che io me lo sentivo che facevo bene a segnarmeli nei miei giri passati!
mi rimetto a studiare il francese, ma bene, nel frattempo chiudo tutte le cose al lavoro, faccio la settimana di perlustrazione, preparo il terreno e dico alla signora città di parigi di prepararsi perchè sto arrivando.!
(marò, non ci posso credere)

ah, checcosa c’è nella foto? andate qua

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