viadellaviola, un blog senza sottoveste

9 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 7 e 8

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

caro diario sono due giorni che non ti scrivo. ieri e l’altro ieri. l’altro ieri è stato il tuo primo compleanno caro diario, hai fatto una settimana e io nemmeno una candelina ti ho fatto spegnere. facciamo il ricapitolo: una settimana senza lavoro, una settimana in cerca di lavoro. ho mandato un numero decente di cv in posti che ci azzeccavano qualcosa con il mio desiderio di lavoro di libreria. però caro diario, mi devi un po’ spiegare come mai le uniche offerte che mi sono arrivate sono state: 2 call center che mi pareva di parlare con quelle del film tratto dal libro di michela murgia e una società che cercava ingegneri barra geometri(eh? cioè per loro era indifferente…) per una consulenza. cioè, caro diario, come sono arrivati a me? passi il call center che quelli pigliano chiunque a quanto ho capito ma la tizia che cercava ingegneri barra geometri? no scusi, forse si è sbagliata. dove ha preso il mio cv? io la libraia so fare, se serve le posso catalogare l’archivio in ordine alfabetico, per data, per colore anche, per quello che le pare, le posso allestire una bibliotechina per la sala relax della sua società ma io ingegnere barra geometra proprio no. insomma, pare che avesse solo sbagliato numero. però carina l’idea della biblioteca per la sala relax, mi ha detto. true story.
quindi 3 telefonate, varie mail di: interessante il tuo cv, lefaremosapere. passando dal tu al lei senza soluzione di continuità.

vado un sacco nell’internet a vedere i siti delle librerie piccole, quelle indipendnenti che fanno le cose, gli eventi. che s’inventano le cose da pazzi e tutti il mondo pensa bene di loro e io pure perchè resistono nonostante tutto e tutti. e mi chiedo come facciano a pagare l’affitto. poi leggo ovunque che le librerie di catena sono il male.ebbasta.  io ci ho lavorato nelle librerie di catena. e io no, il male non lo ero per niente, anzi.  perchè poi quando buttate la vostra cattiveria di lettori fighi che voi no, solo nelle piccole librerie indipendenti, ricordatevi che gli unici che ci rimettono davvero sono quegli sfigati di librai delle librerie di catena che vi devono sopportare la domenica quando invece di passeggiare avere una vita e volervi bene in giro per il mondo vi rifugiate in libreria, di catena, a fare gli intellettuali di sinistra.  a me questo mi ha sempre fatto arrabbiare. li chiamavo quelli della domenica. quelli che durante la settimana non li vedi mai, poi la domenica ti fanno la grazia di degnarti della loro presenza. e ti chiedono il fuoricataloghissimo,così a sfottere  e t’interrogano per vedere se sai chi ha scritto cosa, e ti chiedono gli adelphi, e ridacchiano perchè pensano che tu non sai di cosa stanno parlando. e ti li chiedono  solo per farli vedere alla ragazza con gli occhialoni che li accompagna, o al nuovo fidanzato esistenzialista col maglioncino a collo alto.  e tu li accompagnavi purespavalda al tuo scaffale adelphi, perchè sì, tu ti era fatta da sola uno scaffalone adelphi contro tutto e contro tutti e pure alla faccia di chi ti vuole male. ah non credevo che in una libreria di catena vi facessero… e io li bloccavo subito.  qua nessuno decide per me, qua decido io cosa quando e quanto. così avrei voluto dire. ma niente. stavo zitta e sorridevo. è una battaglia persa. all’inizio ci tenevo al riconoscimento del mio lavoro. mi importava che il mondo intero pensasse bene di me. poi sono diventata grande nel lavoro, nel senso che sono cresciuta, maturata e ho iniziato a lavorare bene solo per me, nel senso di: lavorare bene e basta.  e i turisti intellettuali della domenica ho iniziato a educarli. e me ne stavo anche ore a scaffale a parlare con loro.  e qualcuno l’ho addirittura conquistato, librariamente parlando.
ma quello che volevo era solo che mi lasciassero lavorare in pace. sono solo una libraia. pensavo.  ma adesso? caro diario, adesso?

poi caro diario ho cucinato tantissimo, ho fatto anche un dolce e un pane buono. e mi sono scritta sulla mia nuovissima agendina verde tutte le ricette che faccio veloci e bene. perchè io solo da disoccupata uso l’agenda. così ovunque sarò nel mondo non sbaglierò mai le dosi per la mia crema chiboust e per mio pane alle erbe.
e poi sto continuando a leggere tantissimo. ora ho quelle 4 o 5 cose aperte tra cui sempre il libro di Davide Enia Così in Terra di cui a un paio di post qui sotto, che è un bellissimo libro scritto in un modo che io vorrei che qualcuno me lo leggesse ad alta voce, libri sulla letture per l’infanzia che sempre m’interessano tanto, le filastrocche di bruno tognolini e ieri sera ho iniziato e finito l’ebook di stefano amato: lapprendista libraio.  che poi ci scrivo perchè tra le altre cose mi ha svelato tutti i segreti della mente di voi maschi. e mi ha messo un’ansia…ma dice un sacco di altre cose sul lavoro, eh, sul lavoro mi ha dato un sacco da pensare…i libri, le femmine viste dai maschi, il sud, le genti del nord del mondo, noi trentenni.

e poi basta, caro diario. non mi è successo altro. ah, ho la febbre.

7 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 6

Filed under: cheffaccio?,corriera,diario,ebook,letture ad alta voce,libri,testavuotismo — viadellaviola @ 17:34

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

si lo so il post è lungone ma in fondo poi leggo una cosa ad alta voce :)

caro diario,  ieri alla fine sono anche uscita di casa, nonostante il gelo e il vento la tosse e il raffreddore, sono ripassata in libreria a dire delle cose alle mie colleghe. in teoria non dovrei, dovrei farmi i fatti miei, non mi pertiene più quello spazio, non mi appartengono più quegli scaffali, però.  però ci vuole tempo per lasciare andare davvero le cose. e poi penso anche che lì dentro ho provato a fare le cose per bene, per un tempo che ora mi sembra infinito e forse per orgoglio, sì è orgoglio sicuro, non voglio che vada tutto perso perchè non ho saputo insegnare, perchè mi sono dimenticata di lasciare tutti gli appunti, perchè non mi interessa più. non è vero.  e quindi sono passata per ricordare alla mia collega amica brava che la libreria non va avanti da sola, che ti devi mettere tu a scaffale a fare il catalogo. e le ho anche detto che non riuscirai mai a fare questa cosa perbene perchè non avrai mai il tempo per farlo. ma l’intenzione, quella sì. metticela. la libreria in cui ho lavorato è piena di buone intenzioni. vorrei che continuasse e vorrei che la mia collega brava ci mettesse le sue. poi me ne sono tornata a casa a riflettere. quanto sto riflettendo sti giorni…  mi sono messa proprio con carta e penna a fare la lista delle abilità. ora spiego. nel diario di ieri parlavo delle implicazioni della lettura digitale (ipofrigio si può dire lettura digitale?), cioè non è che ne parlavo, mi chiedevo quali fossero. e questo pensiero mi si è spalmato nella testa tutto il giorno e anche oggi. poi oggi è uscito questo articolo che capitava proprio a fagiolo. perchè ieri poi ho smesso di pensare alle implicazioni e ho iniziato a pensare al mio futuro. al futuro di libraia. mò spiego. ho fatto una lista, la lista di cui parlavo prima, quella con carta e penna, una lista delle mie abilità come libraia. no, non è un’autocelbrazione, quando fai una cosa da molto tempo poi devi anche sapere quali sono gli aspetti in cui sei forte e quelli in cui sei cosìcosì e quelli che proprio devi tornare a scuola. è questione di consapevolezza, anche perchè ora che sto ricercando lavoro voglio avere ben chiaro cosa posso offrire. no, non la dico tutta la lista perchè non ci azzecca con il post. dirò solo alcune cose. una cosa che so fare bene è portare le persone verso i libri che stanno cercando. il libraio non sa tutto.  il libraio non sa niente. non sa niente di astronomia, psicologia, matematica e letteratura babilonese. no. il libraio sa come arrivarci. il libraio è un cercatore di strade, un disegnatore di mappe. poi sta a te, lettore/cliente decidere che percorso fare. io questo secondo me lo so fare. tu vuoi un libro romantico e io ti faccio vedere strade diverse, non ti racconto della meta (anche perchè spesso non la conosco nemmeno io) ma ti racconto delle strada che puoi percorrere per arrivarci. con i ibri di carta questo è fattibile, ho gli strumenti, i ferri del mestiere e poi non tutti sanno usare internet (penso ad anziani, bambini e maestre che se non hanno il catalogo cartaceo i libri non li comprano…) non tutti si sanno muovere in una grande libreria, la figura del libraio come la intendo io ha ancora senso. ma con gli ebook? quando ci saranno solo ebook, e credo che tra una decina, ventina? di anni sarà così, come saranno le strade, sarà ancora necessaria la figura del cercatore di strade? di cosa ci sarà bisogno quando tutti avranno un ereader? ci saranno dei librai digitali? “devo fare un regalo a una persona che non legge, quale ebook gli farò trovare tutto bello infiocchettato nella sua libreria virtuale?” ci sarò io a rispondere a questa mail? mi metterò a dare consigli online? non credo che ci sarà qualcuno disposto a pagare per un consiglio. non lo so. non la vedo la mia figura in questo futuro. non ho capito, e forse non ci sono ancora gli strumenti per capire. intanto ho ancora una ventina di anni di tempo… ma una cosa la so: quello che di sicuro non sparirà mai, anche con l’arrivo a tappeto degli ebook è la lettura ad alta voce.

e ora vi leggo una cosa:

http://www.divshare.com/flash/audio_embed?data=YTo2OntzOjU6ImFwaUlkIjtpOjQ7czo2OiJmaWxlSWQiO2k6MTY3MzcxMDk7czo0OiJjb2RlIjtzOjEyOiIxNjczNzEwOS1hOWIiO3M6NjoidXNlcklkIjtpOjExNjUwMjg7czoxMjoiZXh0ZXJuYWxDYWxsIjtpOjE7czo0OiJ0aW1lIjtpOjEzMjg2MzAxNjA7fQ==&autoplay=

note:
per la pronuncia di Neue Freie Presse si ringrazia Giuliana Dea
i rumori di fondo sono: corriera che strombazza e vibrazione del telefono
ho il naso chiuso.
poi lo dico dopo il libro.

Tema: Rubric. Blog su WordPress.com.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 183 other followers