viadellaviola, un blog senza sottoveste

14 maggio 2012

le cose nuove

Filed under: ammilano,cheffaccio?,davide enia,incontri,libri,scritture 3d,sto leggendo — viadellaviola @ 21:23

le cose nuove sono un libro che sto leggendo che si chiama IO CONFESSO di jaume cabrè, uno spagnolo che ha scritto un romanzone che mi ha proprio rubata.  mentre parlavamo, col ragazzo dei libri, quello, il ragazzo dei libri i ha chiesto: ma secondo te è un romanzo postmodernista? non lo so, e mentre dicevo non lo so stavo pure inciampando nel binario del tram, poi recuperando l’aplomb gli ho detto non lo so, ho provato tante volte a definire nella mia testa la parola postmodernista, pure coi romanzi, ma non te lo so dire. e siccome questa cosa del postmodernismo mi aveva fatto perdere l’equilibrio non sono in senso verticale ma anche mentale, che proprio non me l’aspettavo, ho preso a raccontargli la trama. o forse no, gliel’ho raccontata prima. e forse però ripensandoci è un po’ postmodernista questo romanzo di settecento e più pagine che la sera non mi dorme,  ma anzi mi tiene con gli occhi proprio aperti per sapere come vanno avanti i fatti. e i fatti di questo librone sono un sacco, sono, duepunti, la storia del personaggio che parla in prima persona, poi la storia di lui bambino che però a volte lo racconta come se fosse un’altra persona, che se ci pensiamo bene, se parliamo di noi da bambini, parliamo di una persona diversa da quella che siamo ora, e diversa anche perchè vivente (e agente?) in un altro tempo. poi ci sono le storie degli oggetti che il padre del bambino, che poi è anche il padre del narratore, il padre che faceva l’antiquario. e tutti questi oggetti hanno tutti una storia pazzesca, come tutti gli oggetti che finiscono tra le mani di un antiquario che ha studiato prima per farsi prete in vaticano, poi ha incontrato una bella ragazza e ha cambiato idea, per fortuna per lui. solo che poi è finito sposato con un’altra e non so ancora perchè, spero me lo racconti presto. ah poi oltre alla storia degli oggetti, che poi continuo a raccontare qualche frase più sotto, c’è pure la parte della storia del padre, che mannaggia a lui denunciava le genti innocenti durante la spagna nel periodo cattivo. questa cosa della storida degli oggetti è tessuta benissimo. che tu mentre stai leggendo del bambino che si nasconde dietro al divano nell’ufficio del padre che non gli fa mai toccare gli oggetti, tipo uno storioni, che poi sarebbe un  violino preziosissimo chiuso in cassaforte, all’improvviso quello, l’autore, il narratore, si mette a raccontarti di una foresta in fiamme e del paese Pardac (predazzo) che viveva con quella foresta, e del figlio del miglior taglialegna che deve scappare e scappa che ti scappa finisce in un’abetaia vicino a un monastero abbandonato (che poi il padre, l’antiquario ha in mano dei documenti di quel monastero lì risalenti che ne so mi pare al 1600) e insomma quell’abetaia (siamo circa nel 1700) il figlio del taglialegna ritrova la speranza perchè’ quell’abetaia è pazzesca…può segare gli alberi e portarli al liutaio…. (il violino nella cassaforte!!!!) un liutaio famosissimo erede di stradivari che era disperato perchè a pardac non avevano più alberi e quindi niente legno musicale, e mannaggia dice, non voglio il legno della croazia che non suona come si deve…invece questo legno qua…
e insomma mi si stanno ricongiungendo tutte le storie.

non ci avete capito niente? è possibile. quello che volevo dire è che questo libro è un’espeienza di lettura. che mi sto divertendo.

poi volevo raccontare altri fatti nuovi ma penso che dopo queste righe sul libro nessuno avrà voglia di continuare a leggere.

ah poi volevo dire che se leggerete questo libro e me lo smonterete, tipo come ha fatto quel mio amico che si riconoscerà….che ha letto “così in terra” di davide enia e me l’ha smontato e aveva pure ragione….ecco, virgola, non ditemelo.

14 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #4

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,cittadina giocattolo,incontri,libri,uomi — viadellaviola @ 14:39

cara milano, hai fatto la bellina per una settimana, me l’hai fatta credere, mi hai fatto la festa, il benvenuto, e come stai, e sei contenta, e vuoi mangiare qualcosa, hai freddo hai caldo, vuoi un passaggio… hai fatto tutto quello che potevi fare per accogliermi, ma poi ti sei rivelata finalmente. non era possibile che continuava la pacchia eh?!  mi hai messa subito alla prova, e ho perso. cara milano come sei difficile. mi fai un sacco di domande a cui non so rispondere, hai letto questo? no.  ma come no???? (cliente tu hai settantamila anni, io solo 30 circa, hai un notevole vantaggio su di me, non riuscirai a farmi sentire in colpa), hai letto quest’altro? no (cliente ti piace vincere facile…tu quella materia lì mi dicono che la insegni all’università!) , cosa sai di filosofia della musica? (aiuto). avrei bisogno di un romanzo sul movimento rasta nell’italia meridionale (vojo la mamma)…e così via.  nella cittadina giocattolo sapevo tutto, qua nons o niente. milano smettila. io sono brava, cioè me lo credevo, e invece qua non so più niente. e poi cara milano, smettila di produrre editori. cioè quanti piccoli e medi editori hai cara milano? smettila subito! io non li posso sapere tutti, sono qua da nemmeno una settimana! riposati un attimo milano, metti il freno così recupero.
sono già stanca, mi sento che non ci sto capendo niente, la gente mi fa domande difficili a cui non so rispondere, oddio trovo sempre il modo di uscirmene elegantemente ma mi viene sempre il, duepunti: batticuore, la sudorazione, l’apnea, l’irrigidimento totale, lo sguardo perso nel vuoto, le pupille che si arrotolano all’indietro…insomma tutto il catalogo dell’ansia da prestazione…
va bene che me ne sono andata dalla cittadina giocattolo perchè volevo vivere in un ambiente più stimolante,  incontrare lettori diversi,  affacciarmi alla finestre e vedere un poco di mondo… Sì MA NON COSì TANTO!

eppoi cara milano, fammi un favore, cioè io sono venuta qua per lavorare, imparare, crescere eccetera eccetera, al lavoro devo stare concentrata, e quindi, cara milano, smetti di uscire strfighi per la strada, smettila di portarmeli in libreria ora che (ancora) nonci capisco niente, io mi distraggo!
(poi però quando saròdiventata brava e disinvolta, mi raccomando eh… ci siamo capiti!)

12 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a MIlano #3

cara Milano, tu tieni un sacco ‘che fare, sei sempre occupata, tu pensi solo alle cose importanti. tu milano non guardi come sono vestita, non guardi se mi sono fatta la piega ai capelli e se ho messo lo smalto. no milano, tu nel mio primo giorno di lavoro, tu oh milano, sì proprio tu,  mi hai chiesto se sono felice di essere qui,

cioè fermiamoci un attimo, una cliente coi capelli rossi mi ha dato il benvenuto, “benvenuta cara” e poi mi ha chiesto se sono felice di essere qui.

io non me lo credevo possibile, una richiesta così antica. chi lo chiede più se siamo felici? e io pure se sono ancora agitatissima, pure se di te cara milano, ancora non ho capito niente, io ho detto, si. tanto.

poi cara milano, mi hai chiesto se sono tranquilla con il mio contratto, se posso consigliarti qualche scrittore napoletano, se mi piacciono le storie di mare, se ho trovato casa, se milano è stata accogliente con me. non te ne frega niente del mio aspetto milano, a te interessa solo cosa so fare e se sono felice. grazie milano. davvero.

poi cara milano, un altro fatto. ieri sera dopo il lavoro sono uscita e ho passeggiato un poco. che volevo ripensare al lavoro e alle persone e ai libri che avevo incontrato.
nei posti piccoli di sera la gente torna, ha la faccia stanca del lavoro, va a casa, esce dal lavoro con la valigetta, le buste della spesa, o la valigia se è appena tornata da un viaggio. se ne va verso la fine della giornata. e tu che ci vivi alla fine prendi quel ritmo. il ritmo della fine della giornata. e se pure tu hai ancora voglia di vita, alla fine la giornata finisce anche per te. ci ho pensato ieri sera. tu invece cara milano, non ce li hai questi ritmi. non sei tu che li decidi. la città non si addormenta di sera. la città gira sempre. se la mattina si sveglia, la sera si RIsveglia. e mentre tu te ne torni a casa, stanca, emozionata da primo giorno, che pensi che per oggi possiamo mettere il punto…ti ritrovi ad aver voglia di andartene ancora un po’ in giro.

quindi, vediamo di fare il punto: a milano la gente non ti guarda come sei vestita, si fa i fatti suoi, ha altro a cui pensare, c’è da lavorare un sacco, non ho ancora trovato casa, la sto cercando, tutto costa assai, non ho ancora capito bene il percorso del passante e soprattutto, mi fanno ancora malissimo i piedi.

30 marzo 2012

I nasi rossi ammazzano il sabato

cliccate sull'immagine eh!

a milano, quando arrivi alla stazione di milano tutti scendono, pure se il treno non muore là. a milano quando arrivi alla stazione di milano, la stazione è enorme con le scale mobili di escher quelle normali e i piani sfalsati, che non lo sai mica a che livello del mare ti trovi e prima che arrivi alla metro o al tram o al bus o solo fuori, ti sembra di fare un altro viaggio.

quando arrivi a milano e prendi la metro o il bus e la metro e il bus ti sono appena partiti sotto il naso e resti sola alla fermata e pensi dai che strano sono sola alla fermata poi ci vuole un attimo e arriva un sacco di gente.  a milano pare che uno non è mai solo. a milano alla fermata del bus  in garibaldi ci sono sempre n sacco di cinesi e poi dei tizi col vestito. i tizi col vestito di sicuro arrivano da quei palazzoni, hanno fatto una riunione. hanno la cartelletta, la giacca e i pantaloni del martrimonio del cugino, la camicia col collo grossone e le gocce di sudore d’ordinanza. spesso il vestito è di lana, pure se fa caldo, di lana un po’ lucida. i tizi col vestito fanno i rappresentanti, vengono dalle regioni del sud e hanno un poco di pancia, e mentre arrivano alla fermata si tolgono la giacca, la cravatta, si sbottonano il bottoncino della camicia e parlano al telefonino con la mamma la fidanza e la moglie: tutto bene mò prendo il treno butta pa pasta. pure se la moglie la fidanzata la mamma stanno in sicilia.

a milano quando arrivo a milano io sono andata dal mio amico ciccio. che lui mi ha detto cento volte come fare per arrivare a casa sua vicino alla cuccia dei tram, ma io me lo dimentico. così me lo sono scritto sull’agendina e ho pure segnato una ics sulla cartina. io sono quella delle cartine,  io voglio sapere sempre dove sto e dove posso andare. io a milano sulla mia cartina ho messo una ics sulle case dei miei amici, sulle librerie belle che ho visto, sui posti buoni dove ho mangiato,  sui negozi strani che ci voglio tornare e sugli indirizzi degli editori.
a casa del mio amico ciccio a milano si dorme come se non ci fosse un domani, e ci sono un sacco di robe strane sulle mensole e pure una foto di un supereroe.   poi il mio amico ciccio mi ha regalato un regalo magnifico che fa così: siccome che io ho paura delle città, della notte, ho paura in generale ma poi comunque le faccio le cose pure se ho un po’ paura, che ricordiamoci che sono di paese e in paese la notte non esiste proprio come concetto, non si sta mai da soli  in paese, c’è un filino invisibile che tiene unite le persone, certo, a volte il filino ti strozza ma lasciamo stare, c’è sempre un filino. in città invece non esiste il filino, si sta da soli, pure alla deriva certe volte. e allora il mio amico mi ha fatto questo -  regalo penso che sarò invincibile

poi sempre a milano quando ci arrivi è probabile che sarai povera, farai un lavoro con degli orari un po’ funky, dormirai in doppia (gesù) e ogni mattina quando ti sveglierai penserai: ma chi cavolo me l’ha fatto fare. poi ti alzi esci per strada, c’è la primavera, le persone, le cose, la libreria,  gli amici, i pranzi sotto il glicine e ti dici vabbè. va bene così.

nota: cliccate sulle immagini eh!

7 marzo 2012

Vulevù randevù?

Allora viadellaviola se ne va un poco girando sui treni, per questo mese risiederà fissa sulla tratta napoli firenze bologna milano torino(?)

vado in giro per festivàl, fatti di libri, colloqui, amenità e si spera tanta perdizione.
da venerdì fino a domenica sarò al festivàl Libri Come, a Roma all’auditoririumparcodellamusica tuttaccattato. il festivàl secchione di marino sinibaldi che se provate a capirci qualcosa dal programma ollàin vi farete il giro del calendario dei santi all’andata e al ritorno. non si capisce un cà! A’  Sinibbà dici ‘a verità…hai chiamato uno stagista di scienze della comunicazione a fare il programma vè? vabbè lo so, avrete pocchissimi soldi, ‘ste cose costeno però…marò ti passa la voja!  ma a parte gli scherzi, il porgramma è interessante, non ci sono i soliti scrittori (si vabbè un baricco per fare caciara sempre ci sta bene) (vabbè Zafon anche ma mò è uscito il libro, diamo sfogo alle carampane!) dicevo non ci sono i soliti scrittori e soprattutto c’è spazio per editori meno noti. fatevi un giro nell’ottimo e navigabilissimo programma :D
io ci vado soprattutto per Davide Enia che ha scritto quella meraviglia, quella grazia di dio, quella manna dal cielo, quella bomba, quella scoperta dell’america di “così in terra” ed. Baldini e castoldi, e poi ci vado per L’uomo laser, Gellert tamas, un trillerone edito da Iperborea. non li leggo io i triller, ma questo, gesù questo. lo intervista Fofi che ha scritto anche la prefazione. poi c’è J. Coe, poi c’è Fabio Genovesi che mi garba assai, poi c’è MAurizio Ferraris che parla ipad, poi c’è Jennifer Egan che ha scritto IL tempo è un bastardo MInimum Fax,  e poi ci sono mostre e bella genta. e c’è roma che è bella.
ho fatto più o meno un calendario, ma vago perchè ai festival si cambia sempre idea. farò i post per Flatlandia, il programma di libri di Radio Onda d’Urto.
se ci sono fatti di visitare, di andare a sentire musica ditemene eh!

poi dopo roma vado un momento a casa a disfare la valigia e a rifarla per ripassare giusto un attimo per la toscana, direzione milano. starò a milano 2 o 3 giorni per vari fatti tra cui questo. ah anche qua: se ci sono fatti di visitare, fatti di andare a sentire musica o scrittori a milano ditemene eh!
poi vado a bologna per la fiera del libro per creature

poi me ne ritorno a casa per il cambio valigia
e riparto per roma due giorni sempre per fatti di cose di libri verso la fine di marzo.
tutto questo per dire che se volete giocare a viadellaviola per un caffè,  se sapete di una libreria che cerca e me lo volete dire di persona…palesatevi coi soliti mezzi, ma solo se siete gente garbata. fatevi l’esame di coscienza.

cià!

nota: si lo so che l’immagine all’inizio non ci azzecca, epperò gugol ho scritto: appuntamenti immagini e me l’ha data come prima. e io non mi sono fatta domande.

28 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 28

Filed under: arravoglio,cercolavoro,cheffaccio?,ciao,diario,libri — viadellaviola @ 22:35

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

Caro diario dei giorni disoccupati, sono successe un sacco di cose, ora te le racconto. ho finito il trasloco, le mie cose giacciono inscatolate in garage (spero) a casa mia giù. credevo di avere poche cose e invece ho riempito un ducato. solo per svuotare i cassetti della cucina non te lo dico caro diario quanto ho penato. solo per farti rendere conto caro diario, io ho un cassetto solo per gli attrezzi per i dolci, un cassetto solo per le ciotole e le bastardelle e le teglie sempre per i dolci, altri cassetti con gli attrezzi e le stoviglie per le cose salate e un pensile per le farinE, esso solo. ti sei fatto un’idea? eh. di più. che poi sto fatto di dividere le stoviglie per cose dolci e cose salate poi un giorno ci faccio un post, appena riavrò un indirizzo, pure temporaneo, riapriamo la rubrica: a tavola con viola. che ce n’è di bisogno secondo me, c’è troppa confusione culinaria in giro. tutti si alzano la mattina e si mettono a fare gli chef con le ricette della parodi…
poi volevo parlare di lavoro. e finalmente dirai tu. no caro diario, pure se non ti ho scritto non ti credere che non ti ho pensato. io ho ricominciato a soffrire il sonno per colpa tua. apparte che da quando non più un indirizzo, la mattina mi sveglio e non so dove mi trovo e mi agito, poi ho tutte le mie cose dentro una valigia minuscola e oggi ho comprato un libro spessone
però nell’edizione economica che c’è il 25% di sconto. e nella valigia non ci sta. è un librone, non solo nel senso dello spessore eh. ah lo sai caro diario che nella mia lingua di paese si dice doppio per dire spesso? spesso nel senso di grosso, non nel senso di frequenza. però mi sa che con i libri non si usa dire doppio nel senso di spesso. va bene caro diario, non divago, non ti arrabbiare. allora parliamo di lavoro. aggiornamenti rilevanti non ce ne stanno anche perchè sto ancora finendo i fatti di cambio casa, appena li ho finiti mi metto sui treni. a breve risiederò abbastanza stabilmente sulla tratta napoli roma firenze (ma solo per rivedere le mie amihe e parlare di maschi e limoni  in santo spirito, che quando una sta in giro per le città qualche limone come se non ci fosse un domani ci scappa) bologna milano torino.  risiederò in trenitalia, così poi in qualsiasi città andrò a finire mi sembrerà di sicuro il paradiso. e che faccio mò? mando cv. e ogni volta, prima di mandarlo lo rileggo e ci scopro gli errori, le cose di sbaglio e mi agito perchè vuol dire che chi leggerà i cv inviati prima ci troverà gli errori e mi riderà. poi ogni volta che rileggo il cv ci aggiungo delle cose, che io mica solo la libraia ho fatto. si certo soprattutto ma non solo. che uno si fissa sulle cose. bisogna smetterla di fissarsi. agilità ci vuole. agilità e sveltezza del pensiero. poi la foto. quando in libreria ero io a selezionare i cv, mi ricordavo bene solo quelli che avevano la foto. e no di quelli che avevano esperienza. certo, quasi sempre le foto erano allucinanti. me le sogno ancora. una volta caro diario, una tizia ci ha lasciato un cv con un disegno di un completino intimo accanto al nome e cognome. io e le mie ex colleghe ancora ci stiamo ponendo delle domande. alla fine ho deciso di metterci la foto, dice che cv con la foto hanno più speranze. che poi, sono andata nell’internet e pure per le foto ci vuole tutta una scienza…  senti che ho fatto caro diario: prima di scattare mi sono truccata pochino, mi sono pure sistemata i capelli e le unghie, che dici vabbè che ci azzeccano le unghie? ahéi caro diario, le unghie fatte sono uno state of mind! migliorano il tuo standing, ti rendono più up to date…ma che ne vuoi sapere tu caro diario che ti pensavi bastasse essere garbato e con un poco di esperienza… essì perchè mò negli annunci chiedono: buono standing, che io per non sapere nè leggere e nè scrivere mi credevo di avercelo sto standing. mi credevo che era averci una buona postura, l’aplòmb! che io ho fatto danza caro diario, e invece per fortuna che nella vita esistono i dubbi, così sono andata nell’internet e ci ho chiuesto a gugol che vuol dire di preciso buono standing e quello, ovviamente come primo risultato mi ha dato ecchettelodicoaffare: la domanda di yahoo anzuerz che ci salva sempre la vita. poi altri fatti caro diario, ma li conto un’altra volta senò il post è troppo lungo. cià.

nota: ah ma la foto delle unghie…non mi dire caro diario che ti sei pensato che quelle sono le unghie mie…non ti facevo così fesso ià!

20 febbraio 2012

Giocare a radio 34: Porte Aperte

Filed under: cheffaccio?,ciao,davide enia,diario,foto,giocare a radio,libri — viadellaviola @ 17:16

Caro diario, una delle cose belle dei giorni disoccupati è che ho il tempo per fare tutte quelle belle cose che avevo un po’ interrotto… tra cui i miei racconti alla radio. Ho ripreso a giocare a radio con Flatlandia, il programma di libri di Radio Onda d’Urto. Il mio raccontino di oggi s’intitola: Porte Aperte.

nel racconto di oggi si parla di questo libro qui:

Così in Terra di Davide Enia
ancora?  essì, un altro po’…quando ho scritto il raccontino per la radio lo stavo leggendo e quando leggi un libro di meraviglia ogni scusa è buona per parlarne.  vorresti abbracciare l’autore, vorresti abbracciare i personaggi e non lo puoi fare e allora ne parli in continuazione.
e così è finito nel racconto.

e poi si parla anche di questa foto:

IN QUESTA LIBRERIA NON SI VENDE IL LIBRO DI BRUNO VESPA

questa foto gira da parecchio, è (lo è ancora? non lo so) attaccata alla vetrina della libreria Aleph di Milano. Dopo la pubblicazione della foto è partito il putiferio…qui il racconto di Giuliana Dea -autrice dello scatto-

molte librerie hanno seguito l’esempio.

La foto, anzi LE foto, che sotto natale si sono moltiplicate… mi hanno dato molto da riflettere. la collocazione dei vari brunovespa, fabiovoli ecc è sempre stato argomento di discussione in libreria. quando ho iniziato a lavorare avrei messo anch’io volentieri quel foglio. ora no. ci ho riflettuto bene e no, non lo metterei.

ora, posto che a casa propria ognuno fa come gli pare, posto che ogni libreria ha una storia, posto che mettere un cartello del genere a Milano è cosa diversa che farlo nella libreria di un piccolo centro, vi racconto cosa penso io, buon ascolto!

Di che stiamo parlando: c’è una programma di Radio Onda d’Urto che si chiama:  Flatlandia, Questo Libro ti Salverà la Vita.
va in onda dalle 12, 30 alle 14 tutti i lunedì e si può ascoltare in streaming  qui,
qui, per ascoltare i miei vecchi file. (prima c’era il player di divshare…ma ora è scomparso e c’è un link lungo lungo, cliccatelo e troverete il player. scusate, piano piano rimetto i nuovi player…  ma se andate a questo link qui troverete i vecchi post nel sito della radio con un agile playerino)

11 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 10

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

Caro diario, la febbre forse mi è passata, diciamo che non è successo niente di particolare, e perciò vorrei riprendere un discorso di  qualche post più sotto che avevo lasciato a mezzo: il discorso dei libri da femmina e scritti dalle femmine che io al momento mi rifiuto di leggere.
forse ho liquidato la faccenda con troppa leggerezza. mo spiego bene. la cosa nasce da lontano. dalla libreria ovviamente. esiste tutto un genere di libri con storie di donne maltrattate, picchiate, violentate, menate dal marito, quei libri di donne forti che  nonostante le avversità e la sfiga poi riescono a salvarsi. ed esiste un pubblico, folto, e aiutatemi a dire folto, che questi libri li cerca, e legge solo quelli. arrivano al banco dicendo: dove ce l’hai i libri sulle donne?  e ora chiedetevi: esiste lo scaffale dei libri sugli uomini? no. bravi.
questi libri sulle donne sono scritti sia da donne che da uomini, anzi la maggior parte sono scritti da uomini. la cosa che mi turba profondamente è il fiume di donne che veniva a chiedermeli, perchè mai una donna dovrebbe chiedere libri di donne maltrattate menate violentate bruciate nell’acido? ma anche meno sfigate eh, era sufficiente una vicissitudine matrimoniale, tipo lui che la trascura, lei si fa l’amante, lui capisce che l’ha trascurata e poi alla fine si amano, ma intanto lei è incinta di quell’altro. perchè mai li chiedevano? per interesse sulla condizione della donna in medioriente o nell’era moderna? no davvero. fidatevi non è quello. e non voglio nemmeno provare a fare un’analisi dei perchè una persona sia spinta a leggere robe del genere, che poi se provi a proporre un saggio sull’argomento mica se lo comprano…. e magari alcuni sono pure  scritti benissimo eh, chi lo nega. ma non è questo il punto.
il punto è che il fatto che l’argomento donna e tutte le sue sfighe sia un genere mi turba e mi fa stare sull’attenti. gli editori puntano molto su questo quando il libro che mettono sul mercato ha per protagonista una donna, donna che in cinque secondi diventa un’eroina, la sua vita si trasforma in un’epopea e il racconto dei suoi sentimenti dovrebbe portarti a struggimento. certo, non tutti i libri di donne e sulle donne sono così. ovvio.  ma è sempre più difficile riconoscerli, per me almeno.  come libraia prima e come lettrice poi, mi sento in trappola, certo volte mi sentivo soffocare quando mi arrivavano le schede delle novità da scegliere e l’editore sapeva solo dirmi che il libro parlava di una donna, del coraggio di questa donna, della scrittura romantica eccetera eccetera.
e magari mi perdevo un capolavoro della letteratura certo, ma mentre leggevo la scheda mi venivano le bolle.

mi chiedo quanto mi sono persa per questa mia chiamiamola ritrosia nei confronti di certi libri.  un libro su una donna e di una donna che mi è piaciuto tantissimo è La Monaca di Simonetta Agnello Hornby. la vita della protagonista è stata davvero un’epopea, lei è stata davvero un’eroina e i suoi sentimenti, il racconto dei suoi pensieri in quel libro è stato reso in modo perfetto dalla scrittrice. mi sembrava che quel libro prendesse sul serio quello che stava accadendo alla protagonista. io credevo a quello che leggevo, non c’era ammiccamento, non c’era nessun occhiolino da parte dell’editore. vedi anche la copertina… ci avete fatto caso si o no che quando il libro è destinato alle donne (che poi a me questa cosa che i libri siano destinati mi fa incazzare…) c’è sempre un’immagine romantica? un viso, una scarpa, un fiore, una tazza…dai su, tutto quell’immaginario da cioccolata calda, cuscinoni, coperta e temporale fuori… quei libri che: indagano l’animo femminile… ci siamo capiti.
il libro della Hornby invece è un libro vero. e infatti, grazie anche alla copertina asessuata non ho avuto nessuna difficoltà a proporlo anche agli uomini.
certo, a volte accade anche che la copertina sia ammiccante, cioccolata cuscinoni eccetera… e invece il testo non c’entra niente, è davvero un libro a cui si può credere epperò per colpa della copertina non riesci a proporlo ai maschi.  e quindi il mercato è una ragione.
un’altra ragione sono io. io ho il problema che mi immedesimo. esempio estremo: nel libro che sto leggendo ora ci sono un po’ di pagine in cui si parla di soldati, della campagna d’africa e di prostitute bambine. 3 prostitute bambine per un battaglione intero, di soldati in fila, in attesa del turno. con tutto quello che ne consegue.
dopo aver letto quelle pagine, tra l’altro tutto s’intuiva, non c’era nessuna frase esplicita sulle violenze, ho dovuto lasciare il libro per un giorno intero. io ho smesso di leggere perché mi sono sentita male, forse così è più chiaro… ed è sempre così. io poi mi sento male.  poi ho ripreso il libro e per fortuna, almeno per ora, non ci sono donne, ma solo uomini che tirano cazzotti. sto tranquilla, non mi può succedere niente.
io non mi voglio immedesimare. io voglio assistere. voglio farmi portare in altri posti, non dentro me stessa, perciò leggo poche storie di donne. a ravanare nella mia psiche ci penso da sola.  (magari le altre donne sanno essere più distaccate, io no chedevofà?!) non voglio che mi arrivi il pensiero: e se fosse successo a me? cosa avrei fatto detto pensato?  no. ma poi, forse ha detto bene ipofrigio in un commento, in questo momento, i libri sulle donne non mi parlano.
io voglio solo che qualcuno mi racconti una storia, bella o brutta non importa, ma io voglio solo ascoltare.
spero di essermi spiegata.

nota: girellando in cerca di immagini, è venuto fuori questo link della Biblioteca di Scienze della Storia e della Documentazione storica sulle donne. maveditù.

9 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 7 e 8

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

caro diario sono due giorni che non ti scrivo. ieri e l’altro ieri. l’altro ieri è stato il tuo primo compleanno caro diario, hai fatto una settimana e io nemmeno una candelina ti ho fatto spegnere. facciamo il ricapitolo: una settimana senza lavoro, una settimana in cerca di lavoro. ho mandato un numero decente di cv in posti che ci azzeccavano qualcosa con il mio desiderio di lavoro di libreria. però caro diario, mi devi un po’ spiegare come mai le uniche offerte che mi sono arrivate sono state: 2 call center che mi pareva di parlare con quelle del film tratto dal libro di michela murgia e una società che cercava ingegneri barra geometri(eh? cioè per loro era indifferente…) per una consulenza. cioè, caro diario, come sono arrivati a me? passi il call center che quelli pigliano chiunque a quanto ho capito ma la tizia che cercava ingegneri barra geometri? no scusi, forse si è sbagliata. dove ha preso il mio cv? io la libraia so fare, se serve le posso catalogare l’archivio in ordine alfabetico, per data, per colore anche, per quello che le pare, le posso allestire una bibliotechina per la sala relax della sua società ma io ingegnere barra geometra proprio no. insomma, pare che avesse solo sbagliato numero. però carina l’idea della biblioteca per la sala relax, mi ha detto. true story.
quindi 3 telefonate, varie mail di: interessante il tuo cv, lefaremosapere. passando dal tu al lei senza soluzione di continuità.

vado un sacco nell’internet a vedere i siti delle librerie piccole, quelle indipendnenti che fanno le cose, gli eventi. che s’inventano le cose da pazzi e tutti il mondo pensa bene di loro e io pure perchè resistono nonostante tutto e tutti. e mi chiedo come facciano a pagare l’affitto. poi leggo ovunque che le librerie di catena sono il male.ebbasta.  io ci ho lavorato nelle librerie di catena. e io no, il male non lo ero per niente, anzi.  perchè poi quando buttate la vostra cattiveria di lettori fighi che voi no, solo nelle piccole librerie indipendenti, ricordatevi che gli unici che ci rimettono davvero sono quegli sfigati di librai delle librerie di catena che vi devono sopportare la domenica quando invece di passeggiare avere una vita e volervi bene in giro per il mondo vi rifugiate in libreria, di catena, a fare gli intellettuali di sinistra.  a me questo mi ha sempre fatto arrabbiare. li chiamavo quelli della domenica. quelli che durante la settimana non li vedi mai, poi la domenica ti fanno la grazia di degnarti della loro presenza. e ti chiedono il fuoricataloghissimo,così a sfottere  e t’interrogano per vedere se sai chi ha scritto cosa, e ti chiedono gli adelphi, e ridacchiano perchè pensano che tu non sai di cosa stanno parlando. e ti li chiedono  solo per farli vedere alla ragazza con gli occhialoni che li accompagna, o al nuovo fidanzato esistenzialista col maglioncino a collo alto.  e tu li accompagnavi purespavalda al tuo scaffale adelphi, perchè sì, tu ti era fatta da sola uno scaffalone adelphi contro tutto e contro tutti e pure alla faccia di chi ti vuole male. ah non credevo che in una libreria di catena vi facessero… e io li bloccavo subito.  qua nessuno decide per me, qua decido io cosa quando e quanto. così avrei voluto dire. ma niente. stavo zitta e sorridevo. è una battaglia persa. all’inizio ci tenevo al riconoscimento del mio lavoro. mi importava che il mondo intero pensasse bene di me. poi sono diventata grande nel lavoro, nel senso che sono cresciuta, maturata e ho iniziato a lavorare bene solo per me, nel senso di: lavorare bene e basta.  e i turisti intellettuali della domenica ho iniziato a educarli. e me ne stavo anche ore a scaffale a parlare con loro.  e qualcuno l’ho addirittura conquistato, librariamente parlando.
ma quello che volevo era solo che mi lasciassero lavorare in pace. sono solo una libraia. pensavo.  ma adesso? caro diario, adesso?

poi caro diario ho cucinato tantissimo, ho fatto anche un dolce e un pane buono. e mi sono scritta sulla mia nuovissima agendina verde tutte le ricette che faccio veloci e bene. perchè io solo da disoccupata uso l’agenda. così ovunque sarò nel mondo non sbaglierò mai le dosi per la mia crema chiboust e per mio pane alle erbe.
e poi sto continuando a leggere tantissimo. ora ho quelle 4 o 5 cose aperte tra cui sempre il libro di Davide Enia Così in Terra di cui a un paio di post qui sotto, che è un bellissimo libro scritto in un modo che io vorrei che qualcuno me lo leggesse ad alta voce, libri sulla letture per l’infanzia che sempre m’interessano tanto, le filastrocche di bruno tognolini e ieri sera ho iniziato e finito l’ebook di stefano amato: lapprendista libraio.  che poi ci scrivo perchè tra le altre cose mi ha svelato tutti i segreti della mente di voi maschi. e mi ha messo un’ansia…ma dice un sacco di altre cose sul lavoro, eh, sul lavoro mi ha dato un sacco da pensare…i libri, le femmine viste dai maschi, il sud, le genti del nord del mondo, noi trentenni.

e poi basta, caro diario. non mi è successo altro. ah, ho la febbre.

7 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 6

Filed under: cheffaccio?,corriera,diario,ebook,letture ad alta voce,libri,testavuotismo — viadellaviola @ 17:34

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

si lo so il post è lungone ma in fondo poi leggo una cosa ad alta voce :)

caro diario,  ieri alla fine sono anche uscita di casa, nonostante il gelo e il vento la tosse e il raffreddore, sono ripassata in libreria a dire delle cose alle mie colleghe. in teoria non dovrei, dovrei farmi i fatti miei, non mi pertiene più quello spazio, non mi appartengono più quegli scaffali, però.  però ci vuole tempo per lasciare andare davvero le cose. e poi penso anche che lì dentro ho provato a fare le cose per bene, per un tempo che ora mi sembra infinito e forse per orgoglio, sì è orgoglio sicuro, non voglio che vada tutto perso perchè non ho saputo insegnare, perchè mi sono dimenticata di lasciare tutti gli appunti, perchè non mi interessa più. non è vero.  e quindi sono passata per ricordare alla mia collega amica brava che la libreria non va avanti da sola, che ti devi mettere tu a scaffale a fare il catalogo. e le ho anche detto che non riuscirai mai a fare questa cosa perbene perchè non avrai mai il tempo per farlo. ma l’intenzione, quella sì. metticela. la libreria in cui ho lavorato è piena di buone intenzioni. vorrei che continuasse e vorrei che la mia collega brava ci mettesse le sue. poi me ne sono tornata a casa a riflettere. quanto sto riflettendo sti giorni…  mi sono messa proprio con carta e penna a fare la lista delle abilità. ora spiego. nel diario di ieri parlavo delle implicazioni della lettura digitale (ipofrigio si può dire lettura digitale?), cioè non è che ne parlavo, mi chiedevo quali fossero. e questo pensiero mi si è spalmato nella testa tutto il giorno e anche oggi. poi oggi è uscito questo articolo che capitava proprio a fagiolo. perchè ieri poi ho smesso di pensare alle implicazioni e ho iniziato a pensare al mio futuro. al futuro di libraia. mò spiego. ho fatto una lista, la lista di cui parlavo prima, quella con carta e penna, una lista delle mie abilità come libraia. no, non è un’autocelbrazione, quando fai una cosa da molto tempo poi devi anche sapere quali sono gli aspetti in cui sei forte e quelli in cui sei cosìcosì e quelli che proprio devi tornare a scuola. è questione di consapevolezza, anche perchè ora che sto ricercando lavoro voglio avere ben chiaro cosa posso offrire. no, non la dico tutta la lista perchè non ci azzecca con il post. dirò solo alcune cose. una cosa che so fare bene è portare le persone verso i libri che stanno cercando. il libraio non sa tutto.  il libraio non sa niente. non sa niente di astronomia, psicologia, matematica e letteratura babilonese. no. il libraio sa come arrivarci. il libraio è un cercatore di strade, un disegnatore di mappe. poi sta a te, lettore/cliente decidere che percorso fare. io questo secondo me lo so fare. tu vuoi un libro romantico e io ti faccio vedere strade diverse, non ti racconto della meta (anche perchè spesso non la conosco nemmeno io) ma ti racconto delle strada che puoi percorrere per arrivarci. con i ibri di carta questo è fattibile, ho gli strumenti, i ferri del mestiere e poi non tutti sanno usare internet (penso ad anziani, bambini e maestre che se non hanno il catalogo cartaceo i libri non li comprano…) non tutti si sanno muovere in una grande libreria, la figura del libraio come la intendo io ha ancora senso. ma con gli ebook? quando ci saranno solo ebook, e credo che tra una decina, ventina? di anni sarà così, come saranno le strade, sarà ancora necessaria la figura del cercatore di strade? di cosa ci sarà bisogno quando tutti avranno un ereader? ci saranno dei librai digitali? “devo fare un regalo a una persona che non legge, quale ebook gli farò trovare tutto bello infiocchettato nella sua libreria virtuale?” ci sarò io a rispondere a questa mail? mi metterò a dare consigli online? non credo che ci sarà qualcuno disposto a pagare per un consiglio. non lo so. non la vedo la mia figura in questo futuro. non ho capito, e forse non ci sono ancora gli strumenti per capire. intanto ho ancora una ventina di anni di tempo… ma una cosa la so: quello che di sicuro non sparirà mai, anche con l’arrivo a tappeto degli ebook è la lettura ad alta voce.

e ora vi leggo una cosa:

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note:
per la pronuncia di Neue Freie Presse si ringrazia Giuliana Dea
i rumori di fondo sono: corriera che strombazza e vibrazione del telefono
ho il naso chiuso.
poi lo dico dopo il libro.

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