viadellaviola, un blog senza sottoveste

21 maggio 2012

Giocare a Radio….DAL VIVO!

Filed under: ammilano,cheffaccio?,ciao,cinematografo,giocare a radio,polenta — viadellaviola @ 11:30

mentre scirvo questo post saranno l’una e 20 circa, ma lo posterò domani verso le 11. si vabbè è già domani ma finchè non vai a dormire non è mai domani…

allora volevo scrivere di oggi che sono andata a via Padova dove mi hanno raccontato di Lampedusa, degli sbarchi, dei migranti, delle mamme di tunisi che cercano i figli scomparsi nel mediterraneo, ho visto delle foto bellissime e una mi ha commossa e il ragazzo che aveva fatto le foto sempre a lampedusa secondo me è una persona saggia, ha detto delle parole proprio semplici e poi per fare quelle foto lì devi per forza essere saggio e avere non solo le parole, ma anche gli occhi: semplici.
e poi sono andata al cinema a vedere Hunger  che pure mi ha fatto stare tanto male, un film che volevo vedere perchè da quando è uscito la gente si sta facendo un sacco di domande e viene in libreria a comprare i libri e non sono solo persone adulte, sono giovani e pischelli e io li senti che dibattono allo scaffale. bravi.
e poi dopo sono capitata in un posto che c’era la partita e ha vinto il napoli e secondo me c’era più casino a milano che a napoli.
poi però gli argomenti sono troppi, magari facciamo macerare un pochino.

no volevo dire che domani, cioè oggi per voi che leggete, il 21 maggio vado a Brescia alla radio RAdio Onda d’Urto che c’è sempre quel programma di libri che si chiama Flatlandia che va in onda tipo alle 12,30 che se volete qui c’è il player per ascoltare dal vivo. che ci vado a fare? a dire sempre le mie cosine di libri e libraria…non so ancora bene, deciderò in treno, ma volevo dire che sono un po’ agitata ‘chè vado in diretta eh…

adesso però dormo, senò domani in radio mi si vedranno le occhiaie :D

6 maggio 2012

Cara milano, un briefing

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,ciao,io sono di paese,polenta — viadellaviola @ 20:37

cara milano come stai? io benissimo a quanto pare. me lo dicono tutti, sì ti vedo che stai bella. essì, cara milano, ti ho presa bene.
che ti credevi che venivo qua e mi lamentavo e basta? che venivo qua e vincevi tu? no cara milano, tu non mi conosci. io sono venuta qua, e l’ho detto pure al post di prima, io sono venuta qua come si va in una spa, sono venuta qua per rigenerarmi e devo dire che ci sto riuscendo. sono stata due anni a lamentarmi e ho pure chiuo il blog’che mi vergognavo che m ilamentavo troppo, ho pure chiuso il blog per i troppi lamenti, poi ho detto basta e ho iniziato il porgetto: viola rifatti una vita. ed è qua cara milano che tu sei diventata protagonista. anzi no, cara milano, la portagonista sono sempre e solo io, tu sei la mia fata madrina, tu sei come quella puntata di secs end de siti che cherri dice che esce con la città, ecco cara milano, io esco con te, sei la mia amica. ma la protagonista del telefilm sò io, pure se non riesco a dare una piega decente ai capelli.
allora, cara milano a che punto sono del progetto rifarmi una vita? sono a buon punto.  ho tolto la tv da casa, leggo solo le cose dai libri, dal giornale e dal compiuter. mangio come si deve, mi cucino le cose buone. ricevo le telefonate degli amici che mi danno gli appuntamenti, faccio le telefonate agli amici per dare appuntamenti, aspetto gente che mi viene a trovare e dico, no aspè, vieni la settimana dopo che quella prima ci ho gente, ho trovato una casa che mi sta simpatica, la mia coinquilina ha vinto il premio coinquilina del mondo, al lavoro vabbè, sono talmente contenta che cara milano, non te lo puoi immaginare, faccio le gite fuoriporta di domenica, ho pure smesso di guardare le fermate della metro una per una, mò le so e mi alzo solo un secondo prima che si apra la porta come una frequently viaggiatrice di metro e non come una turista o come una di paese appena arrivata con l’anZia di scendere a quella sbagliata o peggio, con l’anZia di aver preso la metro al contrario.
cara milano ci sono.
poi la prossima volta scrivo unpost da femmina, bisogna proprio che parli di sciopping. ah sì, e di uomi.

12 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a MIlano #3

cara Milano, tu tieni un sacco ‘che fare, sei sempre occupata, tu pensi solo alle cose importanti. tu milano non guardi come sono vestita, non guardi se mi sono fatta la piega ai capelli e se ho messo lo smalto. no milano, tu nel mio primo giorno di lavoro, tu oh milano, sì proprio tu,  mi hai chiesto se sono felice di essere qui,

cioè fermiamoci un attimo, una cliente coi capelli rossi mi ha dato il benvenuto, “benvenuta cara” e poi mi ha chiesto se sono felice di essere qui.

io non me lo credevo possibile, una richiesta così antica. chi lo chiede più se siamo felici? e io pure se sono ancora agitatissima, pure se di te cara milano, ancora non ho capito niente, io ho detto, si. tanto.

poi cara milano, mi hai chiesto se sono tranquilla con il mio contratto, se posso consigliarti qualche scrittore napoletano, se mi piacciono le storie di mare, se ho trovato casa, se milano è stata accogliente con me. non te ne frega niente del mio aspetto milano, a te interessa solo cosa so fare e se sono felice. grazie milano. davvero.

poi cara milano, un altro fatto. ieri sera dopo il lavoro sono uscita e ho passeggiato un poco. che volevo ripensare al lavoro e alle persone e ai libri che avevo incontrato.
nei posti piccoli di sera la gente torna, ha la faccia stanca del lavoro, va a casa, esce dal lavoro con la valigetta, le buste della spesa, o la valigia se è appena tornata da un viaggio. se ne va verso la fine della giornata. e tu che ci vivi alla fine prendi quel ritmo. il ritmo della fine della giornata. e se pure tu hai ancora voglia di vita, alla fine la giornata finisce anche per te. ci ho pensato ieri sera. tu invece cara milano, non ce li hai questi ritmi. non sei tu che li decidi. la città non si addormenta di sera. la città gira sempre. se la mattina si sveglia, la sera si RIsveglia. e mentre tu te ne torni a casa, stanca, emozionata da primo giorno, che pensi che per oggi possiamo mettere il punto…ti ritrovi ad aver voglia di andartene ancora un po’ in giro.

quindi, vediamo di fare il punto: a milano la gente non ti guarda come sei vestita, si fa i fatti suoi, ha altro a cui pensare, c’è da lavorare un sacco, non ho ancora trovato casa, la sto cercando, tutto costa assai, non ho ancora capito bene il percorso del passante e soprattutto, mi fanno ancora malissimo i piedi.

30 marzo 2012

I nasi rossi ammazzano il sabato

cliccate sull'immagine eh!

a milano, quando arrivi alla stazione di milano tutti scendono, pure se il treno non muore là. a milano quando arrivi alla stazione di milano, la stazione è enorme con le scale mobili di escher quelle normali e i piani sfalsati, che non lo sai mica a che livello del mare ti trovi e prima che arrivi alla metro o al tram o al bus o solo fuori, ti sembra di fare un altro viaggio.

quando arrivi a milano e prendi la metro o il bus e la metro e il bus ti sono appena partiti sotto il naso e resti sola alla fermata e pensi dai che strano sono sola alla fermata poi ci vuole un attimo e arriva un sacco di gente.  a milano pare che uno non è mai solo. a milano alla fermata del bus  in garibaldi ci sono sempre n sacco di cinesi e poi dei tizi col vestito. i tizi col vestito di sicuro arrivano da quei palazzoni, hanno fatto una riunione. hanno la cartelletta, la giacca e i pantaloni del martrimonio del cugino, la camicia col collo grossone e le gocce di sudore d’ordinanza. spesso il vestito è di lana, pure se fa caldo, di lana un po’ lucida. i tizi col vestito fanno i rappresentanti, vengono dalle regioni del sud e hanno un poco di pancia, e mentre arrivano alla fermata si tolgono la giacca, la cravatta, si sbottonano il bottoncino della camicia e parlano al telefonino con la mamma la fidanza e la moglie: tutto bene mò prendo il treno butta pa pasta. pure se la moglie la fidanzata la mamma stanno in sicilia.

a milano quando arrivo a milano io sono andata dal mio amico ciccio. che lui mi ha detto cento volte come fare per arrivare a casa sua vicino alla cuccia dei tram, ma io me lo dimentico. così me lo sono scritto sull’agendina e ho pure segnato una ics sulla cartina. io sono quella delle cartine,  io voglio sapere sempre dove sto e dove posso andare. io a milano sulla mia cartina ho messo una ics sulle case dei miei amici, sulle librerie belle che ho visto, sui posti buoni dove ho mangiato,  sui negozi strani che ci voglio tornare e sugli indirizzi degli editori.
a casa del mio amico ciccio a milano si dorme come se non ci fosse un domani, e ci sono un sacco di robe strane sulle mensole e pure una foto di un supereroe.   poi il mio amico ciccio mi ha regalato un regalo magnifico che fa così: siccome che io ho paura delle città, della notte, ho paura in generale ma poi comunque le faccio le cose pure se ho un po’ paura, che ricordiamoci che sono di paese e in paese la notte non esiste proprio come concetto, non si sta mai da soli  in paese, c’è un filino invisibile che tiene unite le persone, certo, a volte il filino ti strozza ma lasciamo stare, c’è sempre un filino. in città invece non esiste il filino, si sta da soli, pure alla deriva certe volte. e allora il mio amico mi ha fatto questo -  regalo penso che sarò invincibile

poi sempre a milano quando ci arrivi è probabile che sarai povera, farai un lavoro con degli orari un po’ funky, dormirai in doppia (gesù) e ogni mattina quando ti sveglierai penserai: ma chi cavolo me l’ha fatto fare. poi ti alzi esci per strada, c’è la primavera, le persone, le cose, la libreria,  gli amici, i pranzi sotto il glicine e ti dici vabbè. va bene così.

nota: cliccate sulle immagini eh!

15 marzo 2012

Il treno dell’unità d’italia

domani parto, prendo un treno, il treno dell’unità d’italia, così ha detto mamma.  un treno lungo lungo. c’è pure la canzone, se volete ve la canto:
ecco il treeeeno, lungo lungo, che percorre la città! lo vedeeeete lo sentite, ecco il treno eccòlo qua! è arrivaaaato allà stazione, si pulisce e se ne va!

eccarina vè?

vabbè, ho fatto il biglietto, 100 euro di biglietto di treno. ho pochi soldi e poco tempo. ma se ho imparato una cosa in questi due anni di vuoto di vita della cittadina giocattolo è che, duepunti, la cosa più preziosa che abbiamo, è il nostro tempo. io non voglio stare 9 ore in treno, ce ne voglio mettere circa la metà, arrivare decentemente senza la fatica e e il senso di sporco da treno.  se mi fossi organizzata meglio e prima, pigliavo l’aereo. devo diventare più brava, ora sono solo  professionista dell’ultimo momento. devo passare al livello successivo.
il treno dell’unità d’italia, ha detto mamma. un treno che fa tutto un giro lungo, all’andata vado spedita, al ritorno invece mi devo fermare in tutte le città.  il treno degli emigranti, il treno di quelli che vanno al nord a curarsi (ci sono sempre quelli che vanno a passare una visita in un ospedale del nord) il treno dei nonni che salgono o scendono dai nipoti, il treno di queli che hanno l’ipad o il kindle e tu pensi chisà che bel libro stanno leggendo, e quelli invece giocano a solitario o vedono le foto sozze, il treno del finesettimana di quelli che fanno turismo sessuale dalle zite o ziti a distanza, il treno degli uomini pendolari che lavorano e vivono 5 giorni in una città e il finesettimana vanno dalla famiglia, li riconosci dalle buste firmate coi regali per i figli. più sò grandi e più è grande il senso di colpa.
stamattina sono andata a comprarmi i panini per il viaggio. pane filadelfia e finocchiona. il mio panino preferito. poi pure il succo alla pera e la bottiglina d’acqua.  papà è uscito e quand’è tornato mi ha detto che mi dovevo portare pure due taralli se mi brucia lo stomaco. e io ho detto, va bene.  da quando sono diventata grande ho capito che ci sono delle cose dei genitori a cui devi dire va bene, e non devi discutere. che, ci sono arrivata tardi, ma ho capito che a un certo punto ai genitori gli devi dare la possibilità di prendersi cura. e poi, metti che veramente mi viene il bruciore di stomaco? magari 2 tarallini sò utili.
e mi porto un libro solo.

13 marzo 2012

vorrei scrivere uno di quei post da femmina

Filed under: arravoglio,cheffaccio?,ciao,cose da femmine,fatti miei,polenta — viadellaviola @ 22:23

ci sono un po’ di persone che conosco, che ho conosciuto grazie al blog, persone che se mi dicono una cosa io poi ci penso, ci sono queste persone che mi dicono che accanto a viadellaviola, un blog senza sottoveste, dovrei scrivere il blog di nome e cognome.
forse dovrei farlo. credo. ma poi se lo faccio lo so che questo blog poi finisce. questo blog funziona, se funziona, perchè se oggi scrivo una cosa domani la posso smentire, me la posso dimenticare, posso sviare ic ommenti, posso fare come mi pare. mi leggono persone che non ho mai incontrato, persone di cui conosco solo il nick, persone che poi ho incontrato davvero, che sono amiche, ma sempre da qua sono arrivate. mi leggono quelli che ho incontrato all’università, gente che mi conosce proprio bene,  che mi sa e che soprattutto sa come funzionano i blog. il gioco dei blog.   posso scrivere cose molto personali, anche troppo personali, posso cancellare i post (oh se l’ho fatto…) e fuori da qua posso non dare spiegazioni a nessuno. posso aver voglia di scrivere una cosa che mi è successa solo per capirla, io funziono così, o per liberarmene e quelli di voi che leggono viadellaviola da un sacco sanno a che a cosa mi riferisco… ma se invece mettessi nome e cognome, questo gioco finirebbe. subito. dovrei aprirmi un altro blog segreto per scrivere e liberarmi dai pensieri. o andare da uno psicologo bò. io non voglio guardare in faccia la gente e dover dare delle spiegzioni. e lo so perchè è già successo. sono entrate delle persone in questo mio personalissimo spazio e da quando è successo ho smesso di scrivere di cose mie. e scrivo parecchio di libri e di cose che stanno fuori da me.
volevo scrivere un post da femmina stasera. ma forse l’ho fatto comunque.

6 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 5

Filed under: cittadina giocattolo,cose da femmine,diario,polenta,vanity blog,zia — viadellaviola @ 19:36

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

caro diario ieri era domenica e io da brava ragazza l’ho passata in famiglia. sono andata a pranzo da zia che ha fatto la polenta. buona la polenta. solo che avevo fatto colazione un minuto prima, latte caffè pane e marmellata e biscotti e un altro caffè. la mattina mi sveglio e ho fame e poi ora fa freddo e ho ancora più fame. mentre mi leggevo i giornali nell’internet continuavo a imburrare e marmellatare pane e così ridendo e scherzando si sono fatte e 12 e 40 e io alle 13 dovevo essere a casa di zia…. zia è la sorella di mamma e si sente la mia vicemamma. e quindi razione doppia si apprensione. non ve lo dico come mi riempie il piatto, non lo dico ma metteteci il freddo, metteteci che ora ho bisogno di più energie perchè sono concentrata a cercare lavoro -così dice lei-, mettete che lei pensa che siccome io vivo sola poi non mi cucino e quindi quando mi cucina lei bisogna sopperire alle mancanze… e insomma, un piattone.  ci ho messo un’ora e mezzo per finirmi la polenta col sugo di cinghiale. zia: ma non ti piace? nono! è buona solo che scotta ancora…
zia mi ha creduta eh, pure se  dentro quella polenta ormai divenuta una mappazza informe gelata avevano preso casa le stalattiti. dopo il pranzo di famiglia mi credevo che mi potevo annientare un poco sul divano e invece.  zia voleva andare al teatro del pomeriggio solo che da sola non ci voleva andare. quelli scellerati dei miei cugini hanno finto degli impegni, mio zio fa finta di essere sordo e indovinate. è toccato a me. fuori c’era la tormenta, poi quel teatro di pomeriggio è pieno di vecchi, niente contro i vecchi eh. peròòòò…  e poi urlano tutti perchè hanno l’apparecchio e non ci sentono e poi è risaputo che ci fa freddo nei teatri e poi le commedie nei teatri piccoli del pomeriggio sono sempre noione e niente, ci sò dovuta andare, ho accompagnato zia.  sò brava.  zia s’è messa la pelliccia finta, il cappellino francese sulle ventitrè e uno sciarpino rosso anni 30 che mi pareva uscita da una foto d’epoca. era bellissima. e mi sono commossa.  si era trasformata. zia ha circa 75 anni ma regge ancora il mondo.  sa essere elegante e non le servono i vestiti firmati. quando vuole rispolvera il portamento e la grazia. ha messo dei guantini di pelle sottilissimi e dentro la borsa ha messo un fazzolettino di stoffa col bordino di pizzo. noi ragazze e donne di questo secolo non ce l’abbiamo e non l’avremo mai questa grazia e questa cura. le donne come mia zia hanno un’eleganza interiore, un eleganza nelle maniere. anche il mio piattone di polenta aveva eleganza. l’eleganza dell’essere e sentirsi la mia vicemamma, prendersi cura di me e tenermi per mano mentre nel freddo andavamo al teatro. le donne come zia hanno l’eleganza dei sentimenti che le fa essere bellissime anche con una pelliccia finta che addosso a un’altra avresti gridato all’orrore per l’eccesso di topomorto.
al teatro c’erano come previsto i migliori esponenti della meglio giuventù. quel che resta dei combattenti e partigiani della seconda guerra mondiale, zia mi ha indicato un paio di staffette e pure una che si dice avesse fatto la puttana spia con i tedeschi. una signora che poi quando s’è tolta il cappello l’ho riconosciuta. era una mia cliente. voleva solo romanzetti romantici di Liala. e chi l’avrebbe mai detto: dice che è andata con una truppa (si dice truppa? zia così m’a detto) per scoprire che percorso avrebbero fatto il giorno dopo per poi dirlo ai partigiani amici suoi. zia m’ha raccontato un milione di queste storie ieri, dice che gliele hanno raccontate le suore, quando faceva la cuoca per loro al convento. le suore sapevano tutto in tempo di guerra, m’ha detto zia, solo che non hanno aiutato nessuno. puttane. (giuro, zia ha detto così, puttane). zia mi raccontava e io mi guardavo intorno mentre respiravo nuvole di lacca cadonet e dopobarba proraso. le signore tenevano in testa dei panettoni colorati,  il sabato qua è giorno di parrucco colore e cotonatura e fino alla domenica pomeriggio sò ancora nuovenuove. tutte con la pelliccia, vera o presunta, cappellino frufru e foulardbontòn. erano tutte bellissime. e io la commedia non l’ho guardata, mi sono guardata il pubblico e mi sono immaginata, almeno ci ho provato, mi sono immaginata queste persone come potevano essere da giovani. e come sarò io da vecchia. a 80 anni per esempio.  io non lo so come sarò. però ho guardato zia, ho pensato a mia mamma che pure lei si mette il fazzolettino di lino bianco nella borsa e ho sperato, che da grande, magari sarò come loro.

ah, poi non c’entra col diario di ieri,  ma oggi è uscito un altro mio posticino sul blog di  vanityfair :)

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