cara Milano, tu tieni un sacco ‘che fare, sei sempre occupata, tu pensi solo alle cose importanti. tu milano non guardi come sono vestita, non guardi se mi sono fatta la piega ai capelli e se ho messo lo smalto. no milano, tu nel mio primo giorno di lavoro, tu oh milano, sì proprio tu, mi hai chiesto se sono felice di essere qui,
cioè fermiamoci un attimo, una cliente coi capelli rossi mi ha dato il benvenuto, “benvenuta cara” e poi mi ha chiesto se sono felice di essere qui.
io non me lo credevo possibile, una richiesta così antica. chi lo chiede più se siamo felici? e io pure se sono ancora agitatissima, pure se di te cara milano, ancora non ho capito niente, io ho detto, si. tanto.
poi cara milano, mi hai chiesto se sono tranquilla con il mio contratto, se posso consigliarti qualche scrittore napoletano, se mi piacciono le storie di mare, se ho trovato casa, se milano è stata accogliente con me. non te ne frega niente del mio aspetto milano, a te interessa solo cosa so fare e se sono felice. grazie milano. davvero.
poi cara milano, un altro fatto. ieri sera dopo il lavoro sono uscita e ho passeggiato un poco. che volevo ripensare al lavoro e alle persone e ai libri che avevo incontrato.
nei posti piccoli di sera la gente torna, ha la faccia stanca del lavoro, va a casa, esce dal lavoro con la valigetta, le buste della spesa, o la valigia se è appena tornata da un viaggio. se ne va verso la fine della giornata. e tu che ci vivi alla fine prendi quel ritmo. il ritmo della fine della giornata. e se pure tu hai ancora voglia di vita, alla fine la giornata finisce anche per te. ci ho pensato ieri sera. tu invece cara milano, non ce li hai questi ritmi. non sei tu che li decidi. la città non si addormenta di sera. la città gira sempre. se la mattina si sveglia, la sera si RIsveglia. e mentre tu te ne torni a casa, stanca, emozionata da primo giorno, che pensi che per oggi possiamo mettere il punto…ti ritrovi ad aver voglia di andartene ancora un po’ in giro.
quindi, vediamo di fare il punto: a milano la gente non ti guarda come sei vestita, si fa i fatti suoi, ha altro a cui pensare, c’è da lavorare un sacco, non ho ancora trovato casa, la sto cercando, tutto costa assai, non ho ancora capito bene il percorso del passante e soprattutto, mi fanno ancora malissimo i piedi.
caro diario sono due giorni che non ti scrivo. ieri e l’altro ieri. l’altro ieri è stato il tuo primo compleanno caro diario, hai fatto una settimana e io nemmeno una candelina ti ho fatto spegnere. facciamo il ricapitolo: una settimana senza lavoro, una settimana in cerca di lavoro. ho mandato un numero decente di cv in posti che ci azzeccavano qualcosa con il mio desiderio di lavoro di libreria. però caro diario, mi devi un po’ spiegare come mai le uniche offerte che mi sono arrivate sono state: 2 call center che mi pareva di parlare con quelle del film tratto dal libro di michela murgia e una società che cercava ingegneri barra geometri(eh? cioè per loro era indifferente…) per una consulenza. cioè, caro diario, come sono arrivati a me? passi il call center che quelli pigliano chiunque a quanto ho capito ma la tizia che cercava ingegneri barra geometri? no scusi, forse si è sbagliata. dove ha preso il mio cv? io la libraia so fare, se serve le posso catalogare l’archivio in ordine alfabetico, per data, per colore anche, per quello che le pare, le posso allestire una bibliotechina per la sala relax della sua società ma io ingegnere barra geometra proprio no. insomma, pare che avesse solo sbagliato numero. però carina l’idea della biblioteca per la sala relax, mi ha detto. true story.
vado un sacco nell’internet a vedere i siti delle librerie piccole, quelle indipendnenti che fanno le cose, gli eventi. che s’inventano le cose da pazzi e tutti il mondo pensa bene di loro e io pure perchè resistono nonostante tutto e tutti. e mi chiedo come facciano a pagare l’affitto. poi leggo ovunque che le librerie di catena sono il male.ebbasta. io ci ho lavorato nelle librerie di catena. e io no, il male non lo ero per niente, anzi. perchè poi quando buttate la vostra cattiveria di lettori fighi che voi no, solo nelle piccole librerie indipendenti, ricordatevi che gli unici che ci rimettono davvero sono quegli sfigati di librai delle librerie di catena che vi devono sopportare la domenica quando invece di passeggiare avere una vita e volervi bene in giro per il mondo vi rifugiate in libreria, di catena, a fare gli intellettuali di sinistra. a me questo mi ha sempre fatto arrabbiare. li chiamavo quelli della domenica. quelli che durante la settimana non li vedi mai, poi la domenica ti fanno la grazia di degnarti della loro presenza. e ti chiedono il fuoricataloghissimo,così a sfottere e t’interrogano per vedere se sai chi ha scritto cosa, e ti chiedono gli adelphi, e ridacchiano perchè pensano che tu non sai di cosa stanno parlando. e ti li chiedono solo per farli vedere alla ragazza con gli occhialoni che li accompagna, o al nuovo fidanzato esistenzialista col maglioncino a collo alto. e tu li accompagnavi purespavalda al tuo scaffale adelphi, perchè sì, tu ti era fatta da sola uno scaffalone adelphi contro tutto e contro tutti e pure alla faccia di chi ti vuole male. ah non credevo che in una libreria di catena vi facessero… e io li bloccavo subito. qua nessuno decide per me, qua decido io cosa quando e quanto. così avrei voluto dire. ma niente. stavo zitta e sorridevo. è una battaglia persa. all’inizio ci tenevo al riconoscimento del mio lavoro. mi importava che il mondo intero pensasse bene di me. poi sono diventata grande nel lavoro, nel senso che sono cresciuta, maturata e ho iniziato a lavorare bene solo per me, nel senso di: lavorare bene e basta. e i turisti intellettuali della domenica ho iniziato a educarli. e me ne stavo anche ore a scaffale a parlare con loro. e qualcuno l’ho addirittura conquistato, librariamente parlando.