viadellaviola, un blog senza sottoveste

12 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a MIlano #3

cara Milano, tu tieni un sacco ‘che fare, sei sempre occupata, tu pensi solo alle cose importanti. tu milano non guardi come sono vestita, non guardi se mi sono fatta la piega ai capelli e se ho messo lo smalto. no milano, tu nel mio primo giorno di lavoro, tu oh milano, sì proprio tu,  mi hai chiesto se sono felice di essere qui,

cioè fermiamoci un attimo, una cliente coi capelli rossi mi ha dato il benvenuto, “benvenuta cara” e poi mi ha chiesto se sono felice di essere qui.

io non me lo credevo possibile, una richiesta così antica. chi lo chiede più se siamo felici? e io pure se sono ancora agitatissima, pure se di te cara milano, ancora non ho capito niente, io ho detto, si. tanto.

poi cara milano, mi hai chiesto se sono tranquilla con il mio contratto, se posso consigliarti qualche scrittore napoletano, se mi piacciono le storie di mare, se ho trovato casa, se milano è stata accogliente con me. non te ne frega niente del mio aspetto milano, a te interessa solo cosa so fare e se sono felice. grazie milano. davvero.

poi cara milano, un altro fatto. ieri sera dopo il lavoro sono uscita e ho passeggiato un poco. che volevo ripensare al lavoro e alle persone e ai libri che avevo incontrato.
nei posti piccoli di sera la gente torna, ha la faccia stanca del lavoro, va a casa, esce dal lavoro con la valigetta, le buste della spesa, o la valigia se è appena tornata da un viaggio. se ne va verso la fine della giornata. e tu che ci vivi alla fine prendi quel ritmo. il ritmo della fine della giornata. e se pure tu hai ancora voglia di vita, alla fine la giornata finisce anche per te. ci ho pensato ieri sera. tu invece cara milano, non ce li hai questi ritmi. non sei tu che li decidi. la città non si addormenta di sera. la città gira sempre. se la mattina si sveglia, la sera si RIsveglia. e mentre tu te ne torni a casa, stanca, emozionata da primo giorno, che pensi che per oggi possiamo mettere il punto…ti ritrovi ad aver voglia di andartene ancora un po’ in giro.

quindi, vediamo di fare il punto: a milano la gente non ti guarda come sei vestita, si fa i fatti suoi, ha altro a cui pensare, c’è da lavorare un sacco, non ho ancora trovato casa, la sto cercando, tutto costa assai, non ho ancora capito bene il percorso del passante e soprattutto, mi fanno ancora malissimo i piedi.

9 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 7 e 8

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

caro diario sono due giorni che non ti scrivo. ieri e l’altro ieri. l’altro ieri è stato il tuo primo compleanno caro diario, hai fatto una settimana e io nemmeno una candelina ti ho fatto spegnere. facciamo il ricapitolo: una settimana senza lavoro, una settimana in cerca di lavoro. ho mandato un numero decente di cv in posti che ci azzeccavano qualcosa con il mio desiderio di lavoro di libreria. però caro diario, mi devi un po’ spiegare come mai le uniche offerte che mi sono arrivate sono state: 2 call center che mi pareva di parlare con quelle del film tratto dal libro di michela murgia e una società che cercava ingegneri barra geometri(eh? cioè per loro era indifferente…) per una consulenza. cioè, caro diario, come sono arrivati a me? passi il call center che quelli pigliano chiunque a quanto ho capito ma la tizia che cercava ingegneri barra geometri? no scusi, forse si è sbagliata. dove ha preso il mio cv? io la libraia so fare, se serve le posso catalogare l’archivio in ordine alfabetico, per data, per colore anche, per quello che le pare, le posso allestire una bibliotechina per la sala relax della sua società ma io ingegnere barra geometra proprio no. insomma, pare che avesse solo sbagliato numero. però carina l’idea della biblioteca per la sala relax, mi ha detto. true story.
quindi 3 telefonate, varie mail di: interessante il tuo cv, lefaremosapere. passando dal tu al lei senza soluzione di continuità.

vado un sacco nell’internet a vedere i siti delle librerie piccole, quelle indipendnenti che fanno le cose, gli eventi. che s’inventano le cose da pazzi e tutti il mondo pensa bene di loro e io pure perchè resistono nonostante tutto e tutti. e mi chiedo come facciano a pagare l’affitto. poi leggo ovunque che le librerie di catena sono il male.ebbasta.  io ci ho lavorato nelle librerie di catena. e io no, il male non lo ero per niente, anzi.  perchè poi quando buttate la vostra cattiveria di lettori fighi che voi no, solo nelle piccole librerie indipendenti, ricordatevi che gli unici che ci rimettono davvero sono quegli sfigati di librai delle librerie di catena che vi devono sopportare la domenica quando invece di passeggiare avere una vita e volervi bene in giro per il mondo vi rifugiate in libreria, di catena, a fare gli intellettuali di sinistra.  a me questo mi ha sempre fatto arrabbiare. li chiamavo quelli della domenica. quelli che durante la settimana non li vedi mai, poi la domenica ti fanno la grazia di degnarti della loro presenza. e ti chiedono il fuoricataloghissimo,così a sfottere  e t’interrogano per vedere se sai chi ha scritto cosa, e ti chiedono gli adelphi, e ridacchiano perchè pensano che tu non sai di cosa stanno parlando. e ti li chiedono  solo per farli vedere alla ragazza con gli occhialoni che li accompagna, o al nuovo fidanzato esistenzialista col maglioncino a collo alto.  e tu li accompagnavi purespavalda al tuo scaffale adelphi, perchè sì, tu ti era fatta da sola uno scaffalone adelphi contro tutto e contro tutti e pure alla faccia di chi ti vuole male. ah non credevo che in una libreria di catena vi facessero… e io li bloccavo subito.  qua nessuno decide per me, qua decido io cosa quando e quanto. così avrei voluto dire. ma niente. stavo zitta e sorridevo. è una battaglia persa. all’inizio ci tenevo al riconoscimento del mio lavoro. mi importava che il mondo intero pensasse bene di me. poi sono diventata grande nel lavoro, nel senso che sono cresciuta, maturata e ho iniziato a lavorare bene solo per me, nel senso di: lavorare bene e basta.  e i turisti intellettuali della domenica ho iniziato a educarli. e me ne stavo anche ore a scaffale a parlare con loro.  e qualcuno l’ho addirittura conquistato, librariamente parlando.
ma quello che volevo era solo che mi lasciassero lavorare in pace. sono solo una libraia. pensavo.  ma adesso? caro diario, adesso?

poi caro diario ho cucinato tantissimo, ho fatto anche un dolce e un pane buono. e mi sono scritta sulla mia nuovissima agendina verde tutte le ricette che faccio veloci e bene. perchè io solo da disoccupata uso l’agenda. così ovunque sarò nel mondo non sbaglierò mai le dosi per la mia crema chiboust e per mio pane alle erbe.
e poi sto continuando a leggere tantissimo. ora ho quelle 4 o 5 cose aperte tra cui sempre il libro di Davide Enia Così in Terra di cui a un paio di post qui sotto, che è un bellissimo libro scritto in un modo che io vorrei che qualcuno me lo leggesse ad alta voce, libri sulla letture per l’infanzia che sempre m’interessano tanto, le filastrocche di bruno tognolini e ieri sera ho iniziato e finito l’ebook di stefano amato: lapprendista libraio.  che poi ci scrivo perchè tra le altre cose mi ha svelato tutti i segreti della mente di voi maschi. e mi ha messo un’ansia…ma dice un sacco di altre cose sul lavoro, eh, sul lavoro mi ha dato un sacco da pensare…i libri, le femmine viste dai maschi, il sud, le genti del nord del mondo, noi trentenni.

e poi basta, caro diario. non mi è successo altro. ah, ho la febbre.

19 gennaio 2012

Per favore.

allòr il mese di gennaio fin’ora sta dicendo che cambio casa ma non so ancora dove andrò. all’inizio pareva che dovevo provare ad andare a francia, poi saltò, mannaggia. mio padre già stava facendo i piani per venirmi a trovare, il giro della francia, i castelli della loira che tra i pensionati è un must.  ma còm? ti sei pensionato e ancora non l’hai fatto il giro dei castellidellaloira? e a chi aspetti? che quello mio padre venirmi a trovare è una scusa, infatti mi ha detto ennò ià, non andare a parigi, che già ci siamo stati, vai che ne sò a tolosa che a tolosa non ci siamo mai stati.  papà ma pariggi è grande! sai quante cose non hai visto? se vabbè, il luvre, la torre, i campi elisi, quella chiesa a forma di torta nuziale, la baghét il croc madàm e il croc messìè e stai apposto, hai visto pariggi!
e nient’, quello mio padre è pragmatico, non è uomo di sfumature.
che pò mio padre parla col plurale maiestatis. LUI non c’è mai stato a tolosa, ma mamma sì. ma esso papà parla al plurale. tipo se mamma cucina una cosa poi papà dice: abbiamo cucinato e mamma giustamente s’incazz’. ‘chè lui, esso, papà,  non ci azzecca niente, in cucina mette zizzania. mamma così dice. mette zizzania tra le cose, le cose si arrevotano e non le trovi più.  che poi il pensiero di papà ormai è chiaro, più lontano vai e più sò contento così teniamo una scusa in più per viaggiare. mia mamma invece un po’ di scene perchè ià, già tengo una figlia e una nipote in inghilterra e ci parliamo cò skype e la bimba allo schermo del pc dice: vieni nonna vieni! e fa le carezzine allo schemo…  e mia mamma si squaglia e scusate ma io pure. e allora non vuole che io pure mi sperdo per l’europa, che però se pure andassi a milano sarebbe uguale…
e quindi, il fatto della francia s’è finito e forse sta scattando il fatto che me ne vado ammilano. ma non si sa ancora bene perchè non lo so se posso fare quella cosa di andare due mesi a cercare fortuna, mi sento che spreco i soldi. certo, due mesi a girellare per milano, con gli amici, le cose belle, tutte quelle attività che si possono fare ammilano, certo…un pensierino sempre ce lo faccio, che poi magari lo trovo davvero un lavoro nuovo di libreria. male che va sò stata 2 mesi nella newyork dello stivale, come diceva mio nonno. bene che va ci resto, ammilano. però non lo so ancora bene. e il fatto di milano per adesso finisce qua.
poi ci sta il fatto che i clienti in libreria oggi mi hanno detto: mi fai triste se te ne vai. e io non me l’aspettavo proprio. sì lo sapevo che ero stata un po’ brava però oggi, questo signore mi ha detto: mi fai triste se te ne vai. che questo signore per la miseria non mi ha mai chiacchierata, mai sorrisa, mai parlata, solo mi chiedeva i libri difficili e io glieli cercavo. e basta. e poi se ne esce: mi fai triste se ne vai. e io dentro me mi sono arrabbiata perchè secondo me uno lo deve sempre mostrare quello che pensa, e io pensavo di stargli antipatica e invece mò esce il fatto che io lo faccio triste se me ne vado.
cara toscana tu sei un grande equivoco. mò non fare che ti piangi che me ne vado, cara toscana infingarda.  mi hai soffrita due anni e certe volte pure un po’ pianta e mò che fai? mi esci la tristezza dei clienti, mi esci il giovinotto moretto, ah, il giovinotto moretto…  mi esci le cose da fare…mò??? cara toscana tu non mi hai voluta bene e mo mi sfotti.  me lo potevi dire prima che non mi ci volevi. me ne andavo a vivere a massa carrara che come dicono i fiorentini, massa carrara non sta in toscana e nemmenoi n liguria. ‘chè io ci voglio molto bene a massa carrara.
chi lo sa perchè non mi hai voluta bene mi domando.

e poi, caro gennaio, c’è un altro fatto. va bene che cambio lavoro (se ne trovo uno), va bene che cambio città (se ne trovo una che mi vuole), va bene che bel giovanotto resta qua e io me ne vado che tanto ne trovo un altro (ci piace pensarla così), va bene tutto. ma, caro gennaio, non mi va bene una cosa. non mi va bene che mi riporti in ospedale. anzi no, quello lo possiamo fare, ormai conosco tutti i segreti. la sai una cosa che non mi piace proprio caro gennaio? mò te la dico. non mi piace che mi fai avere paura, un’altra volta. smettila per favore.

ps. ogni commento piannione sarà rimosso chirurgicamente.

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