viadellaviola, un blog senza sottoveste

18 febbraio 2012

We are waiting for you, giorni 14, 15, 16, 17 e facciamo pure 18 vah…

Filed under: capatosta,cercolavoro,cheffaccio?,diario,scostumatezze — viadellaviola @ 16:48

il diario dei giorni disoccupati
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Caro diario,  è ormai evidente che non riesco a scriverti tutti i giorni, e direi menomale. sto facendo un sacco di cose, tengo che fare, come dicono gli amici della crusca. ma almeno quando ritorno a scriverti ho qualcosa da raccontare.

allora, la prima cosa che voglio raccontare è che sono stata in ben 3 centri per l’impiego. stesse scene in tutt’e tre.

arrivo la mattina presto, ‘chè da brava disoccupata mi alzo presto, anzi prestissimo la mattina e vado negli uffici. arrivo, prendo il numeretto  e aspetto. nella borsa ho sempre  ogni tipo di documento dalla tessera sanitaria al diploma delle elementari, e poi 2, 3 versioni del cv, decido sempre all’ultimo momento quale consegnare. quella specifica, quella generica, quella entusiasta…   in fila con me ci sono le badanti o aspiranti tali, sempre dall’est europa, ultimamente va assai di moda la Georgia. io voglio molto bene alle badanti georgiane. venivano in libreria a cercare il vocabolario italiano georgiano che purtroppo non esiste. c’è un prete che è stato in Georgia, ha fatto una specie di frasario italiano georgiano ma non si trova in commercio. io una volta gli ho pure telefonato, in Georgia, ma niente. non riuscii ad averlo. alla fine prendono il dizionario russo italiano e giustamente s’incazzano perchè della russia non ne vogliono sapere più niente. insieme alle badanti ci sono i ragazzi dell’africa, altissimi, bellissimi che sanno già come andrà a finire. in toscana finiranno nelle concerie a prendersi una malattia alle vie respiratorie e in campania a raccogliere i pomodori con la camorra. ho fatto amicizia con Louis del Burkina Faso, nella borsa aveva una bibbia in francese, un curriculum stampato in 3 lingue e la settimana enigmistica di qualche mese fa. ci siamo conosciuti così: sono 2 in città. t, gli ho risposto.

mi hanno chiamata a fare il colloquio, mi hanno chiesto la mia storia, mi pareva di essere dal prete o dallo psicologo.   una delle signore che stava a sentirmi quando ha saputo che mi sono licenziata se n’è uscita con: ah! una libreria! e dove stavi? e che facevi? ah! e ti pagavano? dammi l’indirizzo che ci mando mia figlia, è brava sai, ha fatto lettere!

la volevo uccidere.

un’altra si è appassionata alla mia storia, poi a un certo punto si è fermata, m’ha guardara, ha fatto due più due e ha detto: ma tu sei viadellaviola!

ciao sonia :) fammi sapere se ti è piaciuto Murakami…

un altro, un altro di questi tizi che ti fanno i colloqui per “far incrociare la domanda e l’offerta” quando ha saputo che mi sono licenziata mi ha detto prima che sono stata scema e poi mi ha fatto un corso accelerato su  “terie e tecniche per fottere i datori di lavoro“. tranne Sonia (ciao Sonia!) che anzi mi ha incoraggiata abbiamo parlato di investire sul futuro, di aprire la mia libreria (se se…), in tutti e 3 gli uffici in cui sono stata, mi hanno detto le stesse cose, in modo velato ma mi hanno tutti fatto l’elenco delle mascalzonerie lavorative che avrei potuto fare per fottere i miei datori di lavoro.  se avessi voluto quel tipo di consiglio sarei andata da un malavitoso o un avvocato.

io lo sapevo che sarebbe stato inutile andare in quegli uffici, ci sono andata per scrupolo, ci sono andata per non peccare di presunzione, ci sono andata perché sono disoccupata e non lo so mica se riuscirò a trovarla una libreria. ma ci sono andata perchè speravo, pensavo, credevo, che qualcuno mi avrebbe dato dei consigli, non certo un lavoro. dei consigli per trovarlo, non per perderlo meglio.

poi caro diario sono successe altre cose, ma sono troppo arrabbiata, e quando uno è arrabbiato è meglio che sta un po’ zitto.

5 febbraio 2012

we are waiting for you, griono 4

il diario dei giorni disoccupati

caro diario, questo è il racconto di ieri. ieri è stata una giornata un po’ del cavolo. il freddo si è insinuato in tutte le mie decisioni e poi ho ancora tosse raffreddore e tutto il cartello dei malanni invernali. ho iniziato a impacchettare i libri ieri, non ne ho tantissimi qui, solo quelli acqusitati nei due anni di cittadina giocattolo e qualche volume che mi sono portata da casa di giù, perchè non potevo farne a meno. ovvimente questa operazione non è stata vuota di ragionemanti.  me li sono risfogliati tutti, ho riletto gli appunti presi a margine, le sottolineature, riletto le pagine con l’orecchia (sì, io faccio le orecchie ai miei libri vabbè?!) quelle senza sottolineatura, si vede che siccome tutta la pagine era sottolineabile, per fare prima ho fatto l’orecchia. e una cosa che ho notato che libri che avevo orecchiato e sottolineato anni fa, continuano a darmi e stesse sensazioni. letti oggi, avrei sottolineato e orecchiato le stesse frasi, le stesse pagine. poi ho riflettuto sul possesso dei libri e sul vederli. il libro di carta lo vedi lì sulla mensola. l’ebook no. non ne hai la stessa percezione. non ho ancora capito se questo è un bene o un male. non mi interessa il giudizio di valore. mi interessano le implicaizoni. avere i libri di fronte, vederli, sentirli tra le mani, sentirne il peso secondo me fa scattare dei sentimenti, delle reazioni che con l’ebook non succedono. che succede con gli ebook? con gli ebook accadranno altre cose. e io sono curiosa di sapere cosa. forse mi vorrò occupare delle implicazioni della lettura su ebook. è una cosa che ignoro e quindi al momento mi affascina. poi ho pensato una cosa che secondo me quelli che lo usano l’ereader e che scrivono libri solo elettronici secondo me sanno già. la scrittura per ebook è diversa. non avendo il limite della carta, la possibilità dei link e dei salti,  l’opportunità di usare più immagini (su carta costa mettere le immagini) di sicuro tutto questo crea uno stile di scrittura diverso. si ma come diverso? secondo me leggere su ereader i libri nati per la carta fa un po’ strano. è come vedere un film in 3d senza occhialetti.  manca una dimensione. la scrittura su carta ha 2 dimensioni. quella per ebook ne ha 3, almeno. e noi leggiamo senza occhialetti, perciò ci sembra strana.
attenzione, forse ho partorito un pensiero interessante. non lo so. ma ci voglio riflettere ancora. anzi, se ne sapete, tipo se c’è qualcuno che si occupa di questo ditemene. cioè ma no uno che fa ragionamenti e basta, no, io voglio sapere nel cervello proprio che succede. e poi ancora una cosa, se c’è qualcuno che scrive già in 3 dimensioni, usando tutti i modi e tutti gli spazi e tutte le potenzialità della scrittura 3d, allora ditemene anche di questo, di sicuro è americano.  questi sono i pensieri più importanti che ho fatto ieri.
poi ieri nel diario di ieri ho detto delle cose sui libri scritti dalle femmine, e forse avrei dovuto argomentare un poco di più.  ci sono stati commenti che secondo me hanno frainteso le miei intenzioni, ma addirittura delle mail. alcune anche un po’, ehm…esagerate. forse ho liquidato con poche parole una cosa così importante, magari ci scrivo meglio. con calma e sottolineando le parole fondamentali. dopo vado a commentare il post, stamattina ho visto dei commenti a cui voglio rispondere. nei commenti c’è dialogo e rispetto, nelle mail ricevute CHE NON AVRANNO RISPOSTA c’è maleducazione e poi mandare una mail è diverso dall’esprimere un parere nei commenti…
cioè, fatevi una vita…

poi volevo dire che ho iniziato il libro di Davide Enia: Così in Terra. e sto pensando che mi dispiace non essere in libreria ora, lo consiglierei a tutti. anche a quelli che di sicuro non lo comprerebbero, però gliene parlerei. compratelo, leggetelo, rubatelo. fate qualcosa.  ho scritto ai miei amici lontati di leggerlo, ho pure mandato un messaggio all’autore. grazie.
io quando leggo un libro bello, io vado a ringraziare, sempre. perchè un libro bello è un’epifania. di questo libro mi ricorderò molte cose. i luoghi, i dialoghi.  riesco a distinguere anche il tono di voce dei personaggi. non hanno ancora un volto. sono solo a pagina 60. iniziato ora eh.
mi sa che a 100 posso iniziare a fare il ritratto.

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