viadellaviola, un blog senza sottoveste

14 maggio 2012

le cose nuove

Filed under: ammilano,cheffaccio?,davide enia,incontri,libri,scritture 3d,sto leggendo — viadellaviola @ 21:23

le cose nuove sono un libro che sto leggendo che si chiama IO CONFESSO di jaume cabrè, uno spagnolo che ha scritto un romanzone che mi ha proprio rubata.  mentre parlavamo, col ragazzo dei libri, quello, il ragazzo dei libri i ha chiesto: ma secondo te è un romanzo postmodernista? non lo so, e mentre dicevo non lo so stavo pure inciampando nel binario del tram, poi recuperando l’aplomb gli ho detto non lo so, ho provato tante volte a definire nella mia testa la parola postmodernista, pure coi romanzi, ma non te lo so dire. e siccome questa cosa del postmodernismo mi aveva fatto perdere l’equilibrio non sono in senso verticale ma anche mentale, che proprio non me l’aspettavo, ho preso a raccontargli la trama. o forse no, gliel’ho raccontata prima. e forse però ripensandoci è un po’ postmodernista questo romanzo di settecento e più pagine che la sera non mi dorme,  ma anzi mi tiene con gli occhi proprio aperti per sapere come vanno avanti i fatti. e i fatti di questo librone sono un sacco, sono, duepunti, la storia del personaggio che parla in prima persona, poi la storia di lui bambino che però a volte lo racconta come se fosse un’altra persona, che se ci pensiamo bene, se parliamo di noi da bambini, parliamo di una persona diversa da quella che siamo ora, e diversa anche perchè vivente (e agente?) in un altro tempo. poi ci sono le storie degli oggetti che il padre del bambino, che poi è anche il padre del narratore, il padre che faceva l’antiquario. e tutti questi oggetti hanno tutti una storia pazzesca, come tutti gli oggetti che finiscono tra le mani di un antiquario che ha studiato prima per farsi prete in vaticano, poi ha incontrato una bella ragazza e ha cambiato idea, per fortuna per lui. solo che poi è finito sposato con un’altra e non so ancora perchè, spero me lo racconti presto. ah poi oltre alla storia degli oggetti, che poi continuo a raccontare qualche frase più sotto, c’è pure la parte della storia del padre, che mannaggia a lui denunciava le genti innocenti durante la spagna nel periodo cattivo. questa cosa della storida degli oggetti è tessuta benissimo. che tu mentre stai leggendo del bambino che si nasconde dietro al divano nell’ufficio del padre che non gli fa mai toccare gli oggetti, tipo uno storioni, che poi sarebbe un  violino preziosissimo chiuso in cassaforte, all’improvviso quello, l’autore, il narratore, si mette a raccontarti di una foresta in fiamme e del paese Pardac (predazzo) che viveva con quella foresta, e del figlio del miglior taglialegna che deve scappare e scappa che ti scappa finisce in un’abetaia vicino a un monastero abbandonato (che poi il padre, l’antiquario ha in mano dei documenti di quel monastero lì risalenti che ne so mi pare al 1600) e insomma quell’abetaia (siamo circa nel 1700) il figlio del taglialegna ritrova la speranza perchè’ quell’abetaia è pazzesca…può segare gli alberi e portarli al liutaio…. (il violino nella cassaforte!!!!) un liutaio famosissimo erede di stradivari che era disperato perchè a pardac non avevano più alberi e quindi niente legno musicale, e mannaggia dice, non voglio il legno della croazia che non suona come si deve…invece questo legno qua…
e insomma mi si stanno ricongiungendo tutte le storie.

non ci avete capito niente? è possibile. quello che volevo dire è che questo libro è un’espeienza di lettura. che mi sto divertendo.

poi volevo raccontare altri fatti nuovi ma penso che dopo queste righe sul libro nessuno avrà voglia di continuare a leggere.

ah poi volevo dire che se leggerete questo libro e me lo smonterete, tipo come ha fatto quel mio amico che si riconoscerà….che ha letto “così in terra” di davide enia e me l’ha smontato e aveva pure ragione….ecco, virgola, non ditemelo.

11 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 10

il diario dei giorni disoccupati
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Caro diario, la febbre forse mi è passata, diciamo che non è successo niente di particolare, e perciò vorrei riprendere un discorso di  qualche post più sotto che avevo lasciato a mezzo: il discorso dei libri da femmina e scritti dalle femmine che io al momento mi rifiuto di leggere.
forse ho liquidato la faccenda con troppa leggerezza. mo spiego bene. la cosa nasce da lontano. dalla libreria ovviamente. esiste tutto un genere di libri con storie di donne maltrattate, picchiate, violentate, menate dal marito, quei libri di donne forti che  nonostante le avversità e la sfiga poi riescono a salvarsi. ed esiste un pubblico, folto, e aiutatemi a dire folto, che questi libri li cerca, e legge solo quelli. arrivano al banco dicendo: dove ce l’hai i libri sulle donne?  e ora chiedetevi: esiste lo scaffale dei libri sugli uomini? no. bravi.
questi libri sulle donne sono scritti sia da donne che da uomini, anzi la maggior parte sono scritti da uomini. la cosa che mi turba profondamente è il fiume di donne che veniva a chiedermeli, perchè mai una donna dovrebbe chiedere libri di donne maltrattate menate violentate bruciate nell’acido? ma anche meno sfigate eh, era sufficiente una vicissitudine matrimoniale, tipo lui che la trascura, lei si fa l’amante, lui capisce che l’ha trascurata e poi alla fine si amano, ma intanto lei è incinta di quell’altro. perchè mai li chiedevano? per interesse sulla condizione della donna in medioriente o nell’era moderna? no davvero. fidatevi non è quello. e non voglio nemmeno provare a fare un’analisi dei perchè una persona sia spinta a leggere robe del genere, che poi se provi a proporre un saggio sull’argomento mica se lo comprano…. e magari alcuni sono pure  scritti benissimo eh, chi lo nega. ma non è questo il punto.
il punto è che il fatto che l’argomento donna e tutte le sue sfighe sia un genere mi turba e mi fa stare sull’attenti. gli editori puntano molto su questo quando il libro che mettono sul mercato ha per protagonista una donna, donna che in cinque secondi diventa un’eroina, la sua vita si trasforma in un’epopea e il racconto dei suoi sentimenti dovrebbe portarti a struggimento. certo, non tutti i libri di donne e sulle donne sono così. ovvio.  ma è sempre più difficile riconoscerli, per me almeno.  come libraia prima e come lettrice poi, mi sento in trappola, certo volte mi sentivo soffocare quando mi arrivavano le schede delle novità da scegliere e l’editore sapeva solo dirmi che il libro parlava di una donna, del coraggio di questa donna, della scrittura romantica eccetera eccetera.
e magari mi perdevo un capolavoro della letteratura certo, ma mentre leggevo la scheda mi venivano le bolle.

mi chiedo quanto mi sono persa per questa mia chiamiamola ritrosia nei confronti di certi libri.  un libro su una donna e di una donna che mi è piaciuto tantissimo è La Monaca di Simonetta Agnello Hornby. la vita della protagonista è stata davvero un’epopea, lei è stata davvero un’eroina e i suoi sentimenti, il racconto dei suoi pensieri in quel libro è stato reso in modo perfetto dalla scrittrice. mi sembrava che quel libro prendesse sul serio quello che stava accadendo alla protagonista. io credevo a quello che leggevo, non c’era ammiccamento, non c’era nessun occhiolino da parte dell’editore. vedi anche la copertina… ci avete fatto caso si o no che quando il libro è destinato alle donne (che poi a me questa cosa che i libri siano destinati mi fa incazzare…) c’è sempre un’immagine romantica? un viso, una scarpa, un fiore, una tazza…dai su, tutto quell’immaginario da cioccolata calda, cuscinoni, coperta e temporale fuori… quei libri che: indagano l’animo femminile… ci siamo capiti.
il libro della Hornby invece è un libro vero. e infatti, grazie anche alla copertina asessuata non ho avuto nessuna difficoltà a proporlo anche agli uomini.
certo, a volte accade anche che la copertina sia ammiccante, cioccolata cuscinoni eccetera… e invece il testo non c’entra niente, è davvero un libro a cui si può credere epperò per colpa della copertina non riesci a proporlo ai maschi.  e quindi il mercato è una ragione.
un’altra ragione sono io. io ho il problema che mi immedesimo. esempio estremo: nel libro che sto leggendo ora ci sono un po’ di pagine in cui si parla di soldati, della campagna d’africa e di prostitute bambine. 3 prostitute bambine per un battaglione intero, di soldati in fila, in attesa del turno. con tutto quello che ne consegue.
dopo aver letto quelle pagine, tra l’altro tutto s’intuiva, non c’era nessuna frase esplicita sulle violenze, ho dovuto lasciare il libro per un giorno intero. io ho smesso di leggere perché mi sono sentita male, forse così è più chiaro… ed è sempre così. io poi mi sento male.  poi ho ripreso il libro e per fortuna, almeno per ora, non ci sono donne, ma solo uomini che tirano cazzotti. sto tranquilla, non mi può succedere niente.
io non mi voglio immedesimare. io voglio assistere. voglio farmi portare in altri posti, non dentro me stessa, perciò leggo poche storie di donne. a ravanare nella mia psiche ci penso da sola.  (magari le altre donne sanno essere più distaccate, io no chedevofà?!) non voglio che mi arrivi il pensiero: e se fosse successo a me? cosa avrei fatto detto pensato?  no. ma poi, forse ha detto bene ipofrigio in un commento, in questo momento, i libri sulle donne non mi parlano.
io voglio solo che qualcuno mi racconti una storia, bella o brutta non importa, ma io voglio solo ascoltare.
spero di essermi spiegata.

nota: girellando in cerca di immagini, è venuto fuori questo link della Biblioteca di Scienze della Storia e della Documentazione storica sulle donne. maveditù.

9 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 7 e 8

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

caro diario sono due giorni che non ti scrivo. ieri e l’altro ieri. l’altro ieri è stato il tuo primo compleanno caro diario, hai fatto una settimana e io nemmeno una candelina ti ho fatto spegnere. facciamo il ricapitolo: una settimana senza lavoro, una settimana in cerca di lavoro. ho mandato un numero decente di cv in posti che ci azzeccavano qualcosa con il mio desiderio di lavoro di libreria. però caro diario, mi devi un po’ spiegare come mai le uniche offerte che mi sono arrivate sono state: 2 call center che mi pareva di parlare con quelle del film tratto dal libro di michela murgia e una società che cercava ingegneri barra geometri(eh? cioè per loro era indifferente…) per una consulenza. cioè, caro diario, come sono arrivati a me? passi il call center che quelli pigliano chiunque a quanto ho capito ma la tizia che cercava ingegneri barra geometri? no scusi, forse si è sbagliata. dove ha preso il mio cv? io la libraia so fare, se serve le posso catalogare l’archivio in ordine alfabetico, per data, per colore anche, per quello che le pare, le posso allestire una bibliotechina per la sala relax della sua società ma io ingegnere barra geometra proprio no. insomma, pare che avesse solo sbagliato numero. però carina l’idea della biblioteca per la sala relax, mi ha detto. true story.
quindi 3 telefonate, varie mail di: interessante il tuo cv, lefaremosapere. passando dal tu al lei senza soluzione di continuità.

vado un sacco nell’internet a vedere i siti delle librerie piccole, quelle indipendnenti che fanno le cose, gli eventi. che s’inventano le cose da pazzi e tutti il mondo pensa bene di loro e io pure perchè resistono nonostante tutto e tutti. e mi chiedo come facciano a pagare l’affitto. poi leggo ovunque che le librerie di catena sono il male.ebbasta.  io ci ho lavorato nelle librerie di catena. e io no, il male non lo ero per niente, anzi.  perchè poi quando buttate la vostra cattiveria di lettori fighi che voi no, solo nelle piccole librerie indipendenti, ricordatevi che gli unici che ci rimettono davvero sono quegli sfigati di librai delle librerie di catena che vi devono sopportare la domenica quando invece di passeggiare avere una vita e volervi bene in giro per il mondo vi rifugiate in libreria, di catena, a fare gli intellettuali di sinistra.  a me questo mi ha sempre fatto arrabbiare. li chiamavo quelli della domenica. quelli che durante la settimana non li vedi mai, poi la domenica ti fanno la grazia di degnarti della loro presenza. e ti chiedono il fuoricataloghissimo,così a sfottere  e t’interrogano per vedere se sai chi ha scritto cosa, e ti chiedono gli adelphi, e ridacchiano perchè pensano che tu non sai di cosa stanno parlando. e ti li chiedono  solo per farli vedere alla ragazza con gli occhialoni che li accompagna, o al nuovo fidanzato esistenzialista col maglioncino a collo alto.  e tu li accompagnavi purespavalda al tuo scaffale adelphi, perchè sì, tu ti era fatta da sola uno scaffalone adelphi contro tutto e contro tutti e pure alla faccia di chi ti vuole male. ah non credevo che in una libreria di catena vi facessero… e io li bloccavo subito.  qua nessuno decide per me, qua decido io cosa quando e quanto. così avrei voluto dire. ma niente. stavo zitta e sorridevo. è una battaglia persa. all’inizio ci tenevo al riconoscimento del mio lavoro. mi importava che il mondo intero pensasse bene di me. poi sono diventata grande nel lavoro, nel senso che sono cresciuta, maturata e ho iniziato a lavorare bene solo per me, nel senso di: lavorare bene e basta.  e i turisti intellettuali della domenica ho iniziato a educarli. e me ne stavo anche ore a scaffale a parlare con loro.  e qualcuno l’ho addirittura conquistato, librariamente parlando.
ma quello che volevo era solo che mi lasciassero lavorare in pace. sono solo una libraia. pensavo.  ma adesso? caro diario, adesso?

poi caro diario ho cucinato tantissimo, ho fatto anche un dolce e un pane buono. e mi sono scritta sulla mia nuovissima agendina verde tutte le ricette che faccio veloci e bene. perchè io solo da disoccupata uso l’agenda. così ovunque sarò nel mondo non sbaglierò mai le dosi per la mia crema chiboust e per mio pane alle erbe.
e poi sto continuando a leggere tantissimo. ora ho quelle 4 o 5 cose aperte tra cui sempre il libro di Davide Enia Così in Terra di cui a un paio di post qui sotto, che è un bellissimo libro scritto in un modo che io vorrei che qualcuno me lo leggesse ad alta voce, libri sulla letture per l’infanzia che sempre m’interessano tanto, le filastrocche di bruno tognolini e ieri sera ho iniziato e finito l’ebook di stefano amato: lapprendista libraio.  che poi ci scrivo perchè tra le altre cose mi ha svelato tutti i segreti della mente di voi maschi. e mi ha messo un’ansia…ma dice un sacco di altre cose sul lavoro, eh, sul lavoro mi ha dato un sacco da pensare…i libri, le femmine viste dai maschi, il sud, le genti del nord del mondo, noi trentenni.

e poi basta, caro diario. non mi è successo altro. ah, ho la febbre.

5 febbraio 2012

we are waiting for you, griono 4

il diario dei giorni disoccupati

caro diario, questo è il racconto di ieri. ieri è stata una giornata un po’ del cavolo. il freddo si è insinuato in tutte le mie decisioni e poi ho ancora tosse raffreddore e tutto il cartello dei malanni invernali. ho iniziato a impacchettare i libri ieri, non ne ho tantissimi qui, solo quelli acqusitati nei due anni di cittadina giocattolo e qualche volume che mi sono portata da casa di giù, perchè non potevo farne a meno. ovvimente questa operazione non è stata vuota di ragionemanti.  me li sono risfogliati tutti, ho riletto gli appunti presi a margine, le sottolineature, riletto le pagine con l’orecchia (sì, io faccio le orecchie ai miei libri vabbè?!) quelle senza sottolineatura, si vede che siccome tutta la pagine era sottolineabile, per fare prima ho fatto l’orecchia. e una cosa che ho notato che libri che avevo orecchiato e sottolineato anni fa, continuano a darmi e stesse sensazioni. letti oggi, avrei sottolineato e orecchiato le stesse frasi, le stesse pagine. poi ho riflettuto sul possesso dei libri e sul vederli. il libro di carta lo vedi lì sulla mensola. l’ebook no. non ne hai la stessa percezione. non ho ancora capito se questo è un bene o un male. non mi interessa il giudizio di valore. mi interessano le implicaizoni. avere i libri di fronte, vederli, sentirli tra le mani, sentirne il peso secondo me fa scattare dei sentimenti, delle reazioni che con l’ebook non succedono. che succede con gli ebook? con gli ebook accadranno altre cose. e io sono curiosa di sapere cosa. forse mi vorrò occupare delle implicazioni della lettura su ebook. è una cosa che ignoro e quindi al momento mi affascina. poi ho pensato una cosa che secondo me quelli che lo usano l’ereader e che scrivono libri solo elettronici secondo me sanno già. la scrittura per ebook è diversa. non avendo il limite della carta, la possibilità dei link e dei salti,  l’opportunità di usare più immagini (su carta costa mettere le immagini) di sicuro tutto questo crea uno stile di scrittura diverso. si ma come diverso? secondo me leggere su ereader i libri nati per la carta fa un po’ strano. è come vedere un film in 3d senza occhialetti.  manca una dimensione. la scrittura su carta ha 2 dimensioni. quella per ebook ne ha 3, almeno. e noi leggiamo senza occhialetti, perciò ci sembra strana.
attenzione, forse ho partorito un pensiero interessante. non lo so. ma ci voglio riflettere ancora. anzi, se ne sapete, tipo se c’è qualcuno che si occupa di questo ditemene. cioè ma no uno che fa ragionamenti e basta, no, io voglio sapere nel cervello proprio che succede. e poi ancora una cosa, se c’è qualcuno che scrive già in 3 dimensioni, usando tutti i modi e tutti gli spazi e tutte le potenzialità della scrittura 3d, allora ditemene anche di questo, di sicuro è americano.  questi sono i pensieri più importanti che ho fatto ieri.
poi ieri nel diario di ieri ho detto delle cose sui libri scritti dalle femmine, e forse avrei dovuto argomentare un poco di più.  ci sono stati commenti che secondo me hanno frainteso le miei intenzioni, ma addirittura delle mail. alcune anche un po’, ehm…esagerate. forse ho liquidato con poche parole una cosa così importante, magari ci scrivo meglio. con calma e sottolineando le parole fondamentali. dopo vado a commentare il post, stamattina ho visto dei commenti a cui voglio rispondere. nei commenti c’è dialogo e rispetto, nelle mail ricevute CHE NON AVRANNO RISPOSTA c’è maleducazione e poi mandare una mail è diverso dall’esprimere un parere nei commenti…
cioè, fatevi una vita…

poi volevo dire che ho iniziato il libro di Davide Enia: Così in Terra. e sto pensando che mi dispiace non essere in libreria ora, lo consiglierei a tutti. anche a quelli che di sicuro non lo comprerebbero, però gliene parlerei. compratelo, leggetelo, rubatelo. fate qualcosa.  ho scritto ai miei amici lontati di leggerlo, ho pure mandato un messaggio all’autore. grazie.
io quando leggo un libro bello, io vado a ringraziare, sempre. perchè un libro bello è un’epifania. di questo libro mi ricorderò molte cose. i luoghi, i dialoghi.  riesco a distinguere anche il tono di voce dei personaggi. non hanno ancora un volto. sono solo a pagina 60. iniziato ora eh.
mi sa che a 100 posso iniziare a fare il ritratto.

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