viadellaviola, un blog senza sottoveste

13 dicembre 2011

il post del ragazzo che sono 3 giorni che ci vediamo

Filed under: ciao,fatti miei,ragazzo,Uncategorized — viadellaviola @ 23:53

caro ragazzo che sono 3 giorni che ci vediamo, ciao. sì, innanzitutto ciao perchè sono 3 giorni che ci vediamo e ancora non ci siamo detti ciao. e sisà, tutto il bello nella vita comincia con un ciao. quello che invece inizia con un “piacere” o peggio,  un “moltolieto” finisce sempre per andarsene alle cozze. e invece no, caro ragazzo che sono 3 giorni che ci vediamo, io ti dico ciao.  io dentro il mio muscolo cuore che sbatte e si dimena quando ti vedo, io ti dico ciao la mattina quando passi con la tua maglietta  a maniche corte bianca e la scritta rossa, ciao ragazzo che il mondo si puzza dal freddo e tu invece passi e spassi per la via con la tua maglietta a maniche corte i ricciulini colore del bosco in autunno e quelle spalle, madonna mia quelle spalle. ciao spalle, voglio dire ciao anche a voi.
ciao ragazzo che sono 3 giorni che ci incrociamo la mattina, sempre allo stesso punto più o meno, ma com’è possibile? io passo a ore diverse e tu pure? ma che fai ragazzo che sono 3 giorni che ci vediamo? che fai m’aspetti? stai appostato dietro all’angolo? eh? no eh. me la sto credendo da sola…però è vero, ragazzo che sono 3 giorni che ci vediamo, io la mattina passo, giro l’angolo e chi vedo? a te vedo, ragazzo con le maniche corte, che tu un giorno quando i nostri figli ormai si saranno fatti grandi, un giorno me lo spiegherai come mai non ti puzzi dal fredo come tutto il mondo sti giorni, che stamattina c’era pure la nebbia e io ero pure un po’ contenta che quando c’è la nebbia mi vengono i capelli ricci belli. ma non ho finito. devo dirtene ancora. ciao ragazzo che sono 3 giorni che ci vediamo e che devo dirtene ancora. devo dirti  che sono 3 giorni che ti vedo e per 3 volte stavi fumando una sigaretta, ed eri bellissimo. e perchè dirai tu, ragazzo che eri bellissimo con la sigaretta, eh, mò te lo spiego. innanzitutto tenevi la sigaretta proprio come un uomo maschio, non te lo so spiegare. ci provo. ‘che questi uomini moderni sono un po’ uomini da pubblicità, che pure fumare per loro è un fatto pubblico, s’atteggiano, fanno le prove davati allo specchio lo so. tu invece no, ragazzo che fumi e sono solo fatti tuoi.  ma io ho una domanda, ragazzo che sono 3 giorni che ci vediamo: com’è che diceva il poeta? amore non è guardarsi l’un l’altro ma è guardare nella stessa direzione, eh? così diceva? eh, no, non è questa la domanda, era retorica questa domanda, ora scatta quella vera, stai attento: posto che amare è guardare insieme bla bla… perchè io e te non solo non ci siamo ancora detti ciao…ma andiamo addirittura in direzioni opposte! che mi vuoi dire ragazzo a maniche corte con quelle spalle che madonna mia, quelle spalle, perchè la mattina quando mi vedi non butti via quella sigaretta con un gesto da maschio, e questa è la seconda domanda, perchè non mi prendi e mi rubi e mi porti via da questo mondo cinico e baro? eh? perchè non mi fermi e mi dici ciao? perchè non ti giri e mi vieni dietro e mi dici ciao? eh? rispondimi! rispondimi  ragazzo che giuro che se ti vedo domani ti fermo io, ma tanto lo so che non ti vedro mai più.

ciao.
cheppoi, chisà come vanno a finire le cose che si chiudono con un ciao.

4 dicembre 2011

domane pocali: le unghie

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 16:24
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uomini, unghie. qualcuno doveva pur parlarne.

antefatto: ieri in libreria parlavo amabilmente con un regazzetto che ogni volta che viene a trovarmi ci facciamos empre delle belle chiacchiere, è giovine e vuole leggere le cose belle e allor ami chiede e parliamo e io gli faccio vedere millemila libri, lui poi sceglie, poi mentre sceglie mi dice di altri libri che ha letto lui che gil sono piaciuti ma io nonli conosco e me lifaccio raccontare e poi magari li ordino per la libreria che mi sembra una bella cosa farsi consigliare i libri dai lettori per poi consigliarli a mia volta e dire: questo me l’ha consigliato un lettore e la gente non se l’aspetta mica e allora s’incuriosisce e qualche volta succede che consiglio un libro che mi è stato consigliato da un lettore A e il lettore B a cui lo sto consigliando s’incuriosisce e poi mi giro e vedo che entra in libreria proprio il lettore A! e allora dico al lettore B: guarda me l’ha consigliato lui! e allora A e B si guardano e io dico: dai su mentre vi parlate di questo libro poi diventatevi anche amici.  ecco. ieri pomeriggio è successo tipo così, e mentre ero tutta contenta che sti due giocavano a consigliarsi i libri, a smadonnarmi gli scaffali mi sono accorta che tutt’e due sti tizi, uomi, ragazzetti, ma di tipo 20 anni, ciavevano le unghie lunghe. no come le femmine, ma lunghe. troppo lunghe. no. non sono chitarristi classici, che i chitarristi classici hanno solo una mano dotata di unghie lunghe. no, sti due avevano tutt’e due le mani con le unghie. perchè. spiegatemi. cosa ci fate con le unghie lunghe? non dovete far vedere che avete le mani affusolate. poi le unghie degli uomini che hanno leunghie lunghe sono sempre sporche. perchè lo fate? saltiamo quelli che hanno solo il mignolo o il pollice. no saltiamo perchè questo è un segreto che non voglio scoprire. non lo voglio proprio sapere. ma tutta la mano! tutt’e due le mano! cosa ci fate? ve le guardate come facciamo noi femmine? certi usano anche la limetta, si vede.  forse non lo sapete ma le mani dei maschi con le unghie lunghe, state bene attenti che ora ve lo dico,  attenti eh, sono pronta: le mani dei maschi con le unghie lunghe sono, duepunti: brutte! fanno schifo. alle donne fanno schifo.  una volta stavo quasi per ehm, diciamo, fatti di piccantismo, ma poi mi sono accorta che il giovine con cui ehm, diciamo, piccantismo, aveva quelle mano con quelle unghie.  che schifo. mi ha fatto schifo. mi sono immaginata quelle mano , ehm, scene di piccantismo (non devo mica fare un disegno no?) eh, e allora, via, me la sono squagliata.

mi pare che la mia posizione sulle unghie dei maschi sia abbastanza chiara. siete daccordi? dite la vostra. ciao.

ah, e se siete uomi che leggete questo blog, tagliatevi le unghie. per favore.

 

2 dicembre 2011

non c’entra niente

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 15:04
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sisà che gli accostamenti assurdi provocano sgomento, ammirazione, emozione.

io oggi ero di fronte a un accostamento assurdo, mi sono fermata e mi sono pure un poco emozionata. ma poco.
come sapete splende sempre il sole sulla cittadina giocattolo pure se oggi pioveva a dirotto, ma le signore dal braccio anchilosato camminavano volteggiando sul loro tacco 12 tenendo con l’altra mano l’ombrello di guess, che ricevi in omaggio con soli (e dico soli) 160 euro di spesa.
ecchessarammai!
mentre scrivo c’è la tipo di paint your life che fa le sue robe terribili. ditemi che non sono solo io che lo penso. a quanto sembra siamo in millemila a pensarlo, ma questa continua a stupirci. chi è che comanda a realtime? eh?

dicevo, il fatto dell’accostamento. mi sono affacciata un attimo dalla libreria per andare incontro al corriere col mio ombrello (io ai corrieri ci voglio molto bene) e così mentre io e il corriere ce ne stavamo sotto l’ombrello per strada, le signore saltellavano felici sotto il loro ombrello 160 euro sui loro tacchi 12 con al braccio la fedele vuitton, mentre il mondo girava come al solito, le vetrine tutte addobbate scicchettose per natale, i signori avvolti nelle loro sciarpette rosa e scarpe a punta alla modissima…in questo clima prenatalizio tutto frizzi lazzi lustrini ed eleganza…c’era, all’angolo della strada un ragazzo. un uomo ragazzo dall’età indefinita. un uomo ragazzo coi capelli rasta e una chitarra. tutto vestito come un uomo ragazzo coi capelli rasta che sta agli angoli delle strade con la sua chitarra verde. non ci azzeccava niente in quel mondo lì, quello sotto il cielo della cittadina giocattolo. suonava una musica reggae. meravigliosamente. a me non mi piace mica la musica reggae. ma la sua chitarra accordatissima, la sua voce da ragazzo all’angolo coi capelli rasta ci ha fatto fermare me e il corriere sotto l’ombrello. ci ha fatto fermare a sentire che diceva con quella bella voce, sotto la pioggia lì quel ragazzo all’angolo. e il corriere ci aveva pure uno scatolone pesante.  le allegre comari della cittadina giocattolo non si sono nemmeno accorte del miracolo di ottimismo di questo ragazzo all’angolo.  abbiamo sentito una canzone intera, io ci avevo in tasca 2 euro e glieli ho dati. il corriere pure gli ha dato qualcosa, e mentre cercava le monetine in tasca teneva lo scatolone con una mano sola. heroe. poi gli ha detto, al ragazzo all’angolo: ma chi te lo fa fare? non lo vedi che qua non ti pensa nessuno? e lui, il ragazzo all’angolo coi rasta vestito come un ragazzo all’angolo coi rasta dotato di chitarra, lui ha detto: non è vero, c’è sempre qualcuno che mi sta a sentire. voi due siete qui.

poi a me è venuta voglia di abbracciarlo, di abbracciarci tutti in un unico afflato, solo che il ragazzo all’angolo oltre ai rasta e alla chitarra, ciaveva pure quello, l’afflato… e ho cambiato idea.

va bene, ho finito. ciao.
vi è piaciuto?

1 dicembre 2011

Allora

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 22:59
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diciamo che in questo nuovo appartamento non è che mi ci trovi troppo bene, ci son troppi optional, troppi pulsantini e lucine e mi sento a disagio. mi sa che inizierò a scrivere tutto in italiano perfetto senò uorpress s’incazza e mi segna rosso.
darth mi ha chiesto dove ho messo la sottoveste, un momento! devo ancora spacchettare tutti gli scatoloni e trovare la macchinetta del caffè, il caffè e lo zucchero, le prime cose che cerco negli scatoloni quando entro in una casa nuova. mi devo ambientare. devo capire il template ecc. non lo so se ci rimetto la gonnella scostumata che avevo dilà. mo vediamo.
allora in questi giorni che non ho scritto mè mancata la scrittura, molto. mi succedeva di andare a letto e pensare a delle cose da scrivere. tipo ieri parlavo con la mia amica cristina, parlavamo delle parole. mi spiego: io le ho detto: amica mia mi raccomando, le parole non usarle, dille e basta.
ultimamente sto avendo a che fare con gente che di lavoro usa le parole. no, non si tratta di maestri e professori, non in quel senso. gente di marketing non so se mi spiego. e da quando ho a che fare cò sta gente io mi è tornata tanta voglia di stare zitta io ma pure tanta voglia di farli stare zitti a loro tipo fulminandoli coi miei poteri nascosti o bruciargli la lingua con l’alabarda spaziale. ah, se notate un po’ di astio no, non vi state sbagliando, ciavete preso. ieri sera questo pensiero contro l’uso delle parole, contro il marketing era molto più articolato, avevo in mente quasi un’invettiva. ma mò mi è passata.

nella cittadina giocattolo tutti che già giocano al natale. la gente vuole già i pacchetti con la carta natalizia pure se i regali non sono per natale.  io non l’ho tirata fuori la carta di natale, la tiro fuori l’8 dicembre come da tradizione. oggi una signora, che le venisse un herpes, mi ha chiesto di disegnare gli alberelli sulla carta per impacchettare il libro così diventava natalizia.

poi oggi ero a mangiare al bar e c’era già un sacco di gente e i tavolini strettissimi e le cameriere stressate e una signora è antrata con un canone enorme. bello per carità. ma pure sempre un canone e la signora col suo canone, bellissimo per carità, ma sempre canone one one, pretendeva di tenere il suo canone senza guinzaglio, libero nella sala, che non credo mica che gli animali possano stare in un posto chiuso in cui si mangia. credo. e comuque il canone vagolava per la sala e le cameriere rischiavano la vita ogni volta e la coda del canone che finiva sotto i tavoli e la gente non se ne accorgeva e gliela pestava e la signora, la titolare del canone, si arrabbiava tantissimo.
ma possibile che solo io pensavo che la signora e il suo canone erano fuoriluogo? io inzio a pensare che ho dei problemi seri. tipo che per me delle cose sono ovvie, ma proprio palesi, ma proprio che non ti puoi sbagliare. ma evidentemente no, e il canone lo conferma.  e lo conferma anche tutto il mio continuo sgomento contro l’umanità che incontro in libreria. poi ora è natale e la gente si scatena. tipo che oggi un signore mi voleva restituire un libro e rivoleva i soldi con gli interessi di due settimane perchè non gli era piaciuto. (fatti di verità). e per fortuna c’era pure il mio capo presente, e a quel paese ce l’ha mandato lui. io certi fatti assurdi tipo questo non glieli racconto nemmeno al mio capo. voi mi credereste?

ah poi un’altra cosa e concludo:  non sopporto quelli col respiro pesante. tipo quelli che sembra che hanno sempre il raffreddore, che quando mangiano si sente il suono del respiro. non li sopporto. ieri sera avevo l’insonnia e vedevo la televisione e dentro la televisione c’era quel cuoco, come si chiama, alessandro borghese che non solo ha un modo di fare che mi sta sui nervi, non solo maneggia il cibo con poca grazia, non solo! ma aveva pure il respiro pesante che si sentiva dentro il microfono. ho spento la tivvù.

ho proprio bisogno di licenziarmi.

28 novembre 2011

dipende

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 22:47

è tutto il pomeriggio che provo a spostare il blog (marò, chi si offre di aiutarmi passo passo a spostare il blog? ià. ) sul nuovo indirizzo che vi ricordo essere: www.viadellaviola.worpress.com, sempre viadellaviola, sempre un blog senza sottoveste
che poi io mi domando, ma chi se ne frega di conservare i vecchi post? cioè io me lo ricordo che ho scritto, o forse si devono conservare per i fanz? io ci ho i fanz? no. è che i blog sono come una specie di storia e se la storia la spezzi poi pare brutto andare avanti. almeno, questa è la mia conlcusione. ci pensavo oggi pomeriggio mentre in simbiosi col mio divano cercavo di non pensare a tutti i dolori di gambe che ho.
è natale non ce lo scordiamo. ieri, domenica, ho lavorato settantamila ore a spacchettare, inscatolare libri per un totale di 30.000 euro di libri circa e una quarantina di colli. i colli sono gli scatoloni.
poi mentre stavo tra il banco e il magazzino tutta stravolta e sudata con la maglia a maniche corte che mi morivo di caldo e la taglierina nella tasca destra, il pennarello grosso nero nella tasca sinistra per segnare i colli, la gente no, mica si rendeva conto che non mi doveva rivolgere la parola perchè ero concentrata e incazzata, none. mi chiedevano: dov'è il reparto bambini? mò la libreria non è una piazza d'armi. gira la testa cazzo, dove vedi una macchia di colore, libretti piccoli, palloncini e festoni secondo te dove stai? alla sagra del paese? eh?
no. niente. dov'è il reparto bambini. a me questa domanda mi fa uscire pazza. le mensole sono colorate, ci stanno i libretti con le favole a vista, i libretti di stoffa, le seggioline…
ma che è il reparto per nani? come a mantova ci sta l'appartamento dei nani qua a cittadina giocattolo ci sta il reparto per nani.
mi fanno uscire pazza.
poi ieri mentre una pila di 4 colli mi cadeva addosso eio non ho fatto nemmeno un urlo minuscolo, mi sono rialzata, sono stata ferma qualche secondo per un rapido check dei dolori, fratture…ho respirato e ho ripreso a lavorare senza nemmeno uno sbuffo o un sospiro. mentre riprendevo a lavorare ho pensato che da quando sto qua in questa valle avvelenata chiamata cittadina giocattolo e lavoro in questo covo di attrazione per pazzi chiamata libreria, ho scoperto di avere talmente tanto autocontrollo che secondo me dovrei avvertire la cia o la malavita. assoldatemi, potrei fare il killer o  la spia. dipende. se si lavora di domenica e nei finesettimana allora no.

dipende

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 22:47

è tutto il pomeriggio che provo a spostare il blog (marò, chi si offre di aiutarmi passo passo a spostare il blog? ià. ) sul nuovo indirizzo che vi ricordo essere: www.viadellaviola.worpress.com, sempre viadellaviola, sempre un blog senza sottoveste
che poi io mi domando, ma chi se ne frega di conservare i vecchi post? cioè io me lo ricordo che ho scritto, o forse si devono conservare per i fanz? io ci ho i fanz? no. è che i blog sono come una specie di storia e se la storia la spezzi poi pare brutto andare avanti. almeno, questa è la mia conlcusione. ci pensavo oggi pomeriggio mentre in simbiosi col mio divano cercavo di non pensare a tutti i dolori di gambe che ho.
è natale non ce lo scordiamo. ieri, domenica, ho lavorato settantamila ore a spacchettare, inscatolare libri per un totale di 30.000 euro di libri circa e una quarantina di colli. i colli sono gli scatoloni.
poi mentre stavo tra il banco e il magazzino tutta stravolta e sudata con la maglia a maniche corte che mi morivo di caldo e la taglierina nella tasca destra, il pennarello grosso nero nella tasca sinistra per segnare i colli, la gente no, mica si rendeva conto che non mi doveva rivolgere la parola perchè ero concentrata e incazzata, none. mi chiedevano: dov'è il reparto bambini? mò la libreria non è una piazza d'armi. gira la testa cazzo, dove vedi una macchia di colore, libretti piccoli, palloncini e festoni secondo te dove stai? alla sagra del paese? eh?
no. niente. dov'è il reparto bambini. a me questa domanda mi fa uscire pazza. le mensole sono colorate, ci stanno i libretti con le favole a vista, i libretti di stoffa, le seggioline…
ma che è il reparto per nani? come a mantova ci sta l'appartamento dei nani qua a cittadina giocattolo ci sta il reparto per nani.
mi fanno uscire pazza.
poi ieri mentre una pila di 4 colli mi cadeva addosso eio non ho fatto nemmeno un urlo minuscolo, mi sono rialzata, sono stata ferma qualche secondo per un rapido check dei dolori, fratture…ho respirato e ho ripreso a lavorare senza nemmeno uno sbuffo o un sospiro. mentre riprendevo a lavorare ho pensato che da quando sto qua in questa valle avvelenata chiamata cittadina giocattolo e lavoro in questo covo di attrazione per pazzi chiamata libreria, ho scoperto di avere talmente tanto autocontrollo che secondo me dovrei avvertire la cia o la malavita. assoldatemi, potrei fare il killer o  la spia. dipende. se si lavora di domenica e nei finesettimana allora no.

21 novembre 2011

chi sa parli!

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 21:17

dice che bisogna traslocare da qua. ho cercato un po' nell'internet per esportare il mio bloggone da qui a wp, ma poi mi ha telefonato la mia amica per dirmi che è in procinto di moltiplicazione…e sisà, unaparolatiralaltra e poi non me n'è tenuto più di mettermi a cercare il bi e il ba dell'esportazione. ne sapete?
il blogghetto nuovo esiste già:  http://viadellaviola.wordpress.com/ poi appena mi fate sapere come esportare tutto lo attivo.
che novità?
assai. intanto mi sono comprata l'internet. e appena l'ho accesa questa nuova internet e ho scoperchiato il mio programma di posta è venuto fuori il mondo. che io dal lavoro leggevo giusto il necessario, no i fatti privati. e allora sono rimasta indietro di un sacco di vita altrui. tipo la mia amica della moltiplicazione che per chi ancora non avesse capito: è incinta. tipo lei, tipo il mio amico che vive in una cittadina giocattolo ma in un altro paese dell'europa e io quando ho letto la sua mail ci ho voluto ancora più bene perchè lo so che mò può capire…
poi altre novità non le posso ancora dire.

posso dire che sto lavorando da circa 15 giorni senza un giorno intero di pausa. inizio ad avere le allucinazioni, ho smesso di dormire per 'acido lattico che scorre felice nelle mie gambe e per l'ansia natalizia, che anche quest'anno non l'ho mica capito che libri vi volete comprare per natale.
la parodi non è ancora partita, si vende pocopoco, forse le sue attente allieve non le hanno perdonato di aver cambiato cucina. fabiovolo mah, i fabiovolisti dicono che questo ultimo libro fa (cito) "letteralemnte cahare" e quindi non lo consigliano alla mamma la nonna la moglie il marito l'amante il fidanzato la fidanzata il figlio la nuora la suocera… niente. e quindi sta un po' lì a languire. il nuovo inutile libretto della mazzantini, vabbè è arrivato mò ma non credo che farà il botto. coelho regge l'anima coi denti. mi sa che l'era coelho s'è finita.
si vende il libro di erri de luca. ma secondo me si vende solo perchè la copertina è carina e poi è piccolo. io secondo me la gente che compra i libri poi non li legge. sò convinta. li compra per stare al passo coi tempi, per essere spendibile in società. e per farseli firmare alla feltrinelli se ci trovano l'autore.
poi è uscito il libro nuovo di diego de silva, ma quello va da solo. le donne si strappano i capelli per l'avvocato malinconico, e io pure. me lo sono preso subito e l'ho iniziato. solo che ci sono trope elucubrazioni, più dei libri precedenti, è un malinconico al quadrato! e io la sera sto stanca e ogni tanto non lo seguo. come mi capitava con quel mio fidanzato intelligente che ogni tanto mi diceva delle cose difficili e io mi perdevo, ma lui se ne accorgeva e mi voleva bene lo stesso perchè anche se mi ero persa mi piaceva sapere cosa gli passava per la testa. gli passavano per la testa pensieri intricati e io mi ci perdevo dentro, e secondo me anche lui.
solo che io mo non mi posso perdere dentro i pensieri dell'avvocato malinconico. e quindi l'ho abbandonato sul comodino.
poi ho iniziato "suite francese" che è bellissimo ma mi fa stare triste, è talmente un romanzone, è talmente intenso che mi sento male perchè mi immedesimo. la guerra, la fame, il freddo. no, non è il momento.
mi sa che è arrivato il momento di riprendere a leggere i saggi. i saggi sono come i telefilm, come la tv trash. non ti immedesimi. puoi spegnere il cervello e non affogare nei tuoi pensieri. il saggio ti porta da un'altra parte, ti allontana dalla tua testa. proprio come la telvisione. io quando sono stressatissima di lavoro, che io penso sempre, pure di notte mi sveglio di soprassalto e mi vengono in mente le fatture, le scuole, i nidi, i libri per la cacca, i fiocchi dei pacchetti, io non mi riposo mai il cervello. e allora se leggo penso anora di più, se esco per la cittadina giocatto…vabbè, che ve lo dico affare….se vado a firenze poi dopo mi sale la saudade perchè a firenze c'è il bello e qua no…e allora la sera mentre ceno mi vedo la tv, i telefilm e così stacco il cervello. mò che ho messo il decoder ci sono poi tutti quei canali di matrimoni, case da rifare, pitta la tua vita, gare di cucina, uh! il delirio. ma siccome alla fine sono sempre una persona normale momentaneamente intrappolata in una vita giocattolo, mi ricordo che leggere i libri è importante. ma i romanzi no. mò non è cosa. e allora mi leggerò i saggi. mò devo solo capire cosa. forse i libri di storia. che tanto ormai è passato, non c'è pericolo che m'immedesimo.
vabè mò vi saluto.

30 ottobre 2011

co’ denti

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 16:44

no, non mi sono assentata dal blog perchè mi ha travolto la vita, gli eventi. none, anzi sì, una cosa mi ha travolto, uno scaffale in libreria mi è caduto addosso e mi sono fatta un po' male. rivoli di sangue sulla maglietta, sono stata una libraia un po' splatter ieri , ma siamo vicini ad allouìn, ci stava bene.
piuttosto.
vi conto.
sulla cittadina giocattolo splende sempre il sole, le vuittòn sobbalzano allegre aggrappate al braccio anchilosato delle loro brave padroncine. ieri sera una creatura di nemmeno 6 anni chiede alla madre: mamma ma quando avrò l'età giusta per la mia prima vuittòn?
e la madre: intanto inizia ad imparare ad abbinare bene i colori quando ti vesti, mi sembri il sacco della caritas.
vita vera nella cittadina giocattolo….

vi conto di sabato scorso che sono andata a una specie di fiera di paese che una tipa di un'associazione mi ha chiesto: viola ma volessi venire a fare un banchetto di libri? e io, vabbene.
ammè mi piace di fare il mercato. si sta all'aria aperta, certo ti prendi tutto il freddo e le intemperie ma almeno sto all'aria, la gente è più normale, di vuittòn nemmanoc l'ombra che figuriamoci se la signora/pischella figuriamoci se si aggirerebbe mai in mezzo a una fiera…c'è gente normale che si fa la sua passeggiata, si mangia il panino con la porchetta senza paura di macchiarsi e se si macchia chisenefotte (secondo me pure in toscana dicono chisenefotte, in segreto, ma lo dicono) le creature fanno gli strilli perchè vogliono lo zuccherofilato ma la mamma dice di no perchè sennò non mi ceni stasera, i padri camminano sciancati portando passeggini guardando con nonscialanz il culo delle donne senza farsene accorgere dalla moglie. gente normale insomma.
poi si fa amicizia coi vicini di banco, si condivide la merenda, ci si fanno gli sconti a vicenda, tipo vicino a me c'era la signora della verdura biologica che mi ha regalato una zucca buonissima e io ci ho regalato un libro per la nipote eppoooooooi di fronte ammèèèèèè c'era
eh, ià che avete capito.
ci stava un bello ragazzo.
allora se vai a un mercato che l'età media di quelli che stanno dietro il banco è millant'anni e tu ne tieni circa trenta è ovvio che se vedi uno o una che d'età è simile a te, è ovvio come che minimo lo/la noti. certo, e se poi vai a un mercato e il giovane ragazzo al banco di fronte al tuo è pure, insomma, esteticamente il tuo tipo, vabbè.
allora i fatti sono andati così. io sono arrivata  ho sistemato il mio banchetto con tutti i libri, ho fatto amicizia coi banchi vicini, ho offerto la mia merenda, mi hanno offerto nell'ordine: panino col lampredotto ma non ce l'ho fatta, panino con la pancetta e lì ho goduto, bicchiere di rosso, bicchiere di rosso n.2, schiacciata stracchino e salsiccia, bicchiere di rosso n.3, varie fette di torte della nonna, grappino che poi fa freddo e ci vuole. e questo solo per merenda. forse iniziate a capire perchè è bello fare il mercato. ma torniamo al mio bel dirimpettaio. esso stava al suo banco con un altro signore e lavoravano tantissimo, ma esso ragazzo trovava sempre una ragione un secondo un nanosecondo per inviarmi un sorriso, a me, di fronte al suo banco.
io quando un essere uomo mi sorride io gli credo. mi spiego. sorridere a una persona che non conosci e guardarla in faccia e non parlagli, sorridergli è un gesto secondo me molto intimo. è una rivelazione. ti ho vista, ti ho notata,  ti guardo negli occhi e ti sorrido. vuol dire che mi piaci.
non ci agitiamo, non vuol dire subito piccantismo, a volte si, ma anche no, non vuol dire ti voglio sposare, no, vuol dire solo quello che ho scritto sopra: ti ho vista, ti ho notata, ti guardo negli occhi e ti sorrido, vuol dire che mi piaci. io devo dire, scusate eh, che insomma ogni tanto mi succede che uno mi vede, mi nota, mi guarda ecc… soprattutto quando non sono incazzata e cammino serena, o sono al tavolino al bar e mangio una cosa buona o leggo una bella frase in un libro che mi sta piacendo. poi succede che uno mi vede, mi nota eccetera eccetera. ma non vi fate i film del piccantismo, come sempre vi avverto io quando potete riaprire il cinema state tranquilli. e insomma. quello ragazzo. era bello. aveva dei capelli nerissimi e lucenti e morbidi sulla testa. poi era un normale, che voi lo sapete a me solo i normali. le spalle, sì erano belle, spalle di chi lavora e non di chi va in palestra, non so se cogliete la differenza… e poi belle gambe e vabbè, si muoveva bene. no, non gliel'ho guardato il sedere, aveva una giacca un po' lunga. e insomma io ero da sola al mio banco e ci avevo la gente che veniva a vedere e pure a comprarli i libri e non mi potevo muovere però gli sorridevo anche io e lo guardavo e mi piaceva come si muoveva e insomma, avete capito. ah poi non vi ho detto che ero proprio tutta imbacuccata cii avevo il giaccone, lo sciarpone, i pantaloni con le calze di lana sotto, gli stivaloni pesanti insomma non ero il massimo della femminilità epperò quello ragazzo comunque mi aveva notata.
arrivo al punto. niente. il punto è che: mi guardi, mi giochi mi ridi come dice la canzone, mi lanci sorrisi, mi passi e spassi d'avanti al banco e mi sorridi, e io ti sorrido facciamo sto balletto di occhi che a momenti divento strabica e tu che fai? niente. non mi vieni a conoscere, non trovi una scusa per venire al mio banco, ci passi solo quando vedi che tengo un sacco di gente e non ti posso dare retta. e niente, non succede niente. smonti il banco prima di me e prima di salire sul furgone mi lanci l'ennesimo sorriso e poi mi saluti pure con la manina. e te ne vai. e io là al mio banco che mi pongo un sacco di domande su di me la vita l'universo e tutto quanto. e per consolarmi la signora della zucca -che nel frattempo si era accorta di tutto il balletto di sguardi-  mi fa: oh nini, te tu gli garbavi sì, ma oh che ci voi fare, i jovani d'oggi reggono l'anima co' denti!

che qualcuno mi spieghi

co’ denti

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 16:44

no, non mi sono assentata dal blog perchè mi ha travolto la vita, gli eventi. none, anzi sì, una cosa mi ha travolto, uno scaffale in libreria mi è caduto addosso e mi sono fatta un po' male. rivoli di sangue sulla maglietta, sono stata una libraia un po' splatter ieri , ma siamo vicini ad allouìn, ci stava bene.
piuttosto.
vi conto.
sulla cittadina giocattolo splende sempre il sole, le vuittòn sobbalzano allegre aggrappate al braccio anchilosato delle loro brave padroncine. ieri sera una creatura di nemmeno 6 anni chiede alla madre: mamma ma quando avrò l'età giusta per la mia prima vuittòn?
e la madre: intanto inizia ad imparare ad abbinare bene i colori quando ti vesti, mi sembri il sacco della caritas.
vita vera nella cittadina giocattolo….

vi conto di sabato scorso che sono andata a una specie di fiera di paese che una tipa di un'associazione mi ha chiesto: viola ma volessi venire a fare un banchetto di libri? e io, vabbene.
ammè mi piace di fare il mercato. si sta all'aria aperta, certo ti prendi tutto il freddo e le intemperie ma almeno sto all'aria, la gente è più normale, di vuittòn nemmanoc l'ombra che figuriamoci se la signora/pischella figuriamoci se si aggirerebbe mai in mezzo a una fiera…c'è gente normale che si fa la sua passeggiata, si mangia il panino con la porchetta senza paura di macchiarsi e se si macchia chisenefotte (secondo me pure in toscana dicono chisenefotte, in segreto, ma lo dicono) le creature fanno gli strilli perchè vogliono lo zuccherofilato ma la mamma dice di no perchè sennò non mi ceni stasera, i padri camminano sciancati portando passeggini guardando con nonscialanz il culo delle donne senza farsene accorgere dalla moglie. gente normale insomma.
poi si fa amicizia coi vicini di banco, si condivide la merenda, ci si fanno gli sconti a vicenda, tipo vicino a me c'era la signora della verdura biologica che mi ha regalato una zucca buonissima e io ci ho regalato un libro per la nipote eppoooooooi di fronte ammèèèèèè c'era
eh, ià che avete capito.
ci stava un bello ragazzo.
allora se vai a un mercato che l'età media di quelli che stanno dietro il banco è millant'anni e tu ne tieni circa trenta è ovvio che se vedi uno o una che d'età è simile a te, è ovvio come che minimo lo/la noti. certo, e se poi vai a un mercato e il giovane ragazzo al banco di fronte al tuo è pure, insomma, esteticamente il tuo tipo, vabbè.
allora i fatti sono andati così. io sono arrivata  ho sistemato il mio banchetto con tutti i libri, ho fatto amicizia coi banchi vicini, ho offerto la mia merenda, mi hanno offerto nell'ordine: panino col lampredotto ma non ce l'ho fatta, panino con la pancetta e lì ho goduto, bicchiere di rosso, bicchiere di rosso n.2, schiacciata stracchino e salsiccia, bicchiere di rosso n.3, varie fette di torte della nonna, grappino che poi fa freddo e ci vuole. e questo solo per merenda. forse iniziate a capire perchè è bello fare il mercato. ma torniamo al mio bel dirimpettaio. esso stava al suo banco con un altro signore e lavoravano tantissimo, ma esso ragazzo trovava sempre una ragione un secondo un nanosecondo per inviarmi un sorriso, a me, di fronte al suo banco.
io quando un essere uomo mi sorride io gli credo. mi spiego. sorridere a una persona che non conosci e guardarla in faccia e non parlagli, sorridergli è un gesto secondo me molto intimo. è una rivelazione. ti ho vista, ti ho notata,  ti guardo negli occhi e ti sorrido. vuol dire che mi piaci.
non ci agitiamo, non vuol dire subito piccantismo, a volte si, ma anche no, non vuol dire ti voglio sposare, no, vuol dire solo quello che ho scritto sopra: ti ho vista, ti ho notata, ti guardo negli occhi e ti sorrido, vuol dire che mi piaci. io devo dire, scusate eh, che insomma ogni tanto mi succede che uno mi vede, mi nota, mi guarda ecc… soprattutto quando non sono incazzata e cammino serena, o sono al tavolino al bar e mangio una cosa buona o leggo una bella frase in un libro che mi sta piacendo. poi succede che uno mi vede, mi nota eccetera eccetera. ma non vi fate i film del piccantismo, come sempre vi avverto io quando potete riaprire il cinema state tranquilli. e insomma. quello ragazzo. era bello. aveva dei capelli nerissimi e lucenti e morbidi sulla testa. poi era un normale, che voi lo sapete a me solo i normali. le spalle, sì erano belle, spalle di chi lavora e non di chi va in palestra, non so se cogliete la differenza… e poi belle gambe e vabbè, si muoveva bene. no, non gliel'ho guardato il sedere, aveva una giacca un po' lunga. e insomma io ero da sola al mio banco e ci avevo la gente che veniva a vedere e pure a comprarli i libri e non mi potevo muovere però gli sorridevo anche io e lo guardavo e mi piaceva come si muoveva e insomma, avete capito. ah poi non vi ho detto che ero proprio tutta imbacuccata cii avevo il giaccone, lo sciarpone, i pantaloni con le calze di lana sotto, gli stivaloni pesanti insomma non ero il massimo della femminilità epperò quello ragazzo comunque mi aveva notata.
arrivo al punto. niente. il punto è che: mi guardi, mi giochi mi ridi come dice la canzone, mi lanci sorrisi, mi passi e spassi d'avanti al banco e mi sorridi, e io ti sorrido facciamo sto balletto di occhi che a momenti divento strabica e tu che fai? niente. non mi vieni a conoscere, non trovi una scusa per venire al mio banco, ci passi solo quando vedi che tengo un sacco di gente e non ti posso dare retta. e niente, non succede niente. smonti il banco prima di me e prima di salire sul furgone mi lanci l'ennesimo sorriso e poi mi saluti pure con la manina. e te ne vai. e io là al mio banco che mi pongo un sacco di domande su di me la vita l'universo e tutto quanto. e per consolarmi la signora della zucca -che nel frattempo si era accorta di tutto il balletto di sguardi-  mi fa: oh nini, te tu gli garbavi sì, ma oh che ci voi fare, i jovani d'oggi reggono l'anima co' denti!

che qualcuno mi spieghi

20 ottobre 2011

JIPI, TVUKDB

Filed under: Uncategorized — viadellaviola @ 22:37

poi bisogna che andiamo tutti a vedere il film di crialese. e dopo che l'abbiamo visto stiamo tutti zitti. e non diciamo più nemmanco una parola.

poi sono anche andata a vedere il film di gipi, no, anzi, jipi. che stiamo in toscana e qua si dice jipi.
io a jipi ci voglio molto bene, si vabbè è bravissimo lo sappiamo tutti. ma io ci voglio bene per un fatto personale che ora vi racconto se lo volete sentire. il mio fatto personale fa così.
ah no, prima un cappello: che ho deciso che vi racconterò i fatti personali solo se sono molto passati, così non è più pericoloso, così i fatti passati non sono più importanti e visto che sono passati sono anche finiti e così non sembra che tengo un blog per raccontare i fatti miei. che sì, pure se un fatto è passato, sempre mio resta, però se è passato appartiene alla me di allora e quindi va bene.
allora. ripartiamo. il fatto personale fa così.
mi dovevo operare subito e all'ospedale mi dissero: viola bella tu prima ti fai tutte le analisi necessarie preoperatorie e prima ti operi. però se te le vuoi fare qua in ospedale ci mettiamo 3 mesi. se tu vuoi fare prima però è meglio che provvedi da sola. che tu è meglio se ti operiamo subitissimo perchè, a'verità, non s'è capito bene perchè ti è venuto quello che ti è venuto. quindi, qui lo dico e qui lo nego, violetta mia, spicciamoci.
e allora armi e bagagli sono andata in una clinica a farmi le analisi che mi mancavano.
solo che per fare tutto in un giorno in clinica dopo aver intascato tutte le monetine del salvadanaio, m'hanno detto: violetta bella, noi ti assicuriamo che ti analizziamo tutto in giorno, ti mettiamo nei buchi, facciamo saltare la pausa pranzo ai dottori però tu, violetta bella, devi venire qua alle 5. si giuro alle 5 di mattina e restarci finchè non hai finito.
e io sono andata lì alle 5, mi sono presentata e m'hanno detto, violetta bella, mò ti siedi bella bella e aspetti.
e io mi sono seduta. ma no, bella bella non ero. ero secca, stanca, assonnata, digiuna dal giorno prima, avevo freddo, mal di pancia, mal di stomaco e pure un po' paura.
mi sono seduta e ho aspettato. fino alle 11.
dalle 5 di mattina alle 11. tipo 6 ore. e in quelle 6 ore mi sono letta: vari numeri di internazionale, tutti i poster con le malattie del corridoio della clinica, il libretto delle istruzioni del nuovo cellulare di mamma, ho scritto un racconto che non leggerete mai e ho letto: LMVDM.
e vi dico nonostante quelle 6 ore, nonostante le analisi e le visite dolorosissime di quel giorno, io non ciò un ricordo brutto. che quando fai le cose di ospedale la cosa più brutta che provi non è la paura che poi stai male. no. si vabbè, quella un pochino c'è, ma la cosa più brutta di tutte è che mentre stai lì a farti mettere le mani addosso dai dottori, la cosa più brutta è che senti che ti stai perdendo la tua vita là fuori. la vita, quella normale coi problemi, le cose belle, la mattina col caffè e la voglia di tornarsene a letto, le beghe coi fidanzati, le passeggiate, il camino, la fanta, le persone. e mentre te ne stai dentro quei posti di ospedale tu senti tutti i rumori del mondo fuori, li senti ma non ti riguardano, e mentre li senti ti accorgi che tutte le emozioni e le sensazioni che provi non c'entrano niente con quel mondo lì, quello di fuori. no. sono tutte cose del mondo di dentro. di dentro l'ospedale. è questo fa male. fa male che ti perdi la vita.
e invece io là seduta a leggere LMDM io mi sono sentita che provavo delle emozioni che stavano anche fuori da quel mondo di dentro. e mi sono sentita che pure se la vita stava fuori e io stavo dentro, mi sono sentita che stavo vivendo lo stesso. e è stato bello.
poi però il film invece è brutto.
ma a jipi ci voglio bene lo stesso.
ciao.

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