viadellaviola, un blog senza sottoveste

14 aprile 2012

Io sono di paese, vado a vivere a Milano #4

Filed under: ammilano,arravoglio,cheffaccio?,cittadina giocattolo,incontri,libri,uomi — viadellaviola @ 14:39

cara milano, hai fatto la bellina per una settimana, me l’hai fatta credere, mi hai fatto la festa, il benvenuto, e come stai, e sei contenta, e vuoi mangiare qualcosa, hai freddo hai caldo, vuoi un passaggio… hai fatto tutto quello che potevi fare per accogliermi, ma poi ti sei rivelata finalmente. non era possibile che continuava la pacchia eh?!  mi hai messa subito alla prova, e ho perso. cara milano come sei difficile. mi fai un sacco di domande a cui non so rispondere, hai letto questo? no.  ma come no???? (cliente tu hai settantamila anni, io solo 30 circa, hai un notevole vantaggio su di me, non riuscirai a farmi sentire in colpa), hai letto quest’altro? no (cliente ti piace vincere facile…tu quella materia lì mi dicono che la insegni all’università!) , cosa sai di filosofia della musica? (aiuto). avrei bisogno di un romanzo sul movimento rasta nell’italia meridionale (vojo la mamma)…e così via.  nella cittadina giocattolo sapevo tutto, qua nons o niente. milano smettila. io sono brava, cioè me lo credevo, e invece qua non so più niente. e poi cara milano, smettila di produrre editori. cioè quanti piccoli e medi editori hai cara milano? smettila subito! io non li posso sapere tutti, sono qua da nemmeno una settimana! riposati un attimo milano, metti il freno così recupero.
sono già stanca, mi sento che non ci sto capendo niente, la gente mi fa domande difficili a cui non so rispondere, oddio trovo sempre il modo di uscirmene elegantemente ma mi viene sempre il, duepunti: batticuore, la sudorazione, l’apnea, l’irrigidimento totale, lo sguardo perso nel vuoto, le pupille che si arrotolano all’indietro…insomma tutto il catalogo dell’ansia da prestazione…
va bene che me ne sono andata dalla cittadina giocattolo perchè volevo vivere in un ambiente più stimolante,  incontrare lettori diversi,  affacciarmi alla finestre e vedere un poco di mondo… Sì MA NON COSì TANTO!

eppoi cara milano, fammi un favore, cioè io sono venuta qua per lavorare, imparare, crescere eccetera eccetera, al lavoro devo stare concentrata, e quindi, cara milano, smetti di uscire strfighi per la strada, smettila di portarmeli in libreria ora che (ancora) nonci capisco niente, io mi distraggo!
(poi però quando saròdiventata brava e disinvolta, mi raccomando eh… ci siamo capiti!)

11 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 10

il diario dei giorni disoccupati
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Caro diario, la febbre forse mi è passata, diciamo che non è successo niente di particolare, e perciò vorrei riprendere un discorso di  qualche post più sotto che avevo lasciato a mezzo: il discorso dei libri da femmina e scritti dalle femmine che io al momento mi rifiuto di leggere.
forse ho liquidato la faccenda con troppa leggerezza. mo spiego bene. la cosa nasce da lontano. dalla libreria ovviamente. esiste tutto un genere di libri con storie di donne maltrattate, picchiate, violentate, menate dal marito, quei libri di donne forti che  nonostante le avversità e la sfiga poi riescono a salvarsi. ed esiste un pubblico, folto, e aiutatemi a dire folto, che questi libri li cerca, e legge solo quelli. arrivano al banco dicendo: dove ce l’hai i libri sulle donne?  e ora chiedetevi: esiste lo scaffale dei libri sugli uomini? no. bravi.
questi libri sulle donne sono scritti sia da donne che da uomini, anzi la maggior parte sono scritti da uomini. la cosa che mi turba profondamente è il fiume di donne che veniva a chiedermeli, perchè mai una donna dovrebbe chiedere libri di donne maltrattate menate violentate bruciate nell’acido? ma anche meno sfigate eh, era sufficiente una vicissitudine matrimoniale, tipo lui che la trascura, lei si fa l’amante, lui capisce che l’ha trascurata e poi alla fine si amano, ma intanto lei è incinta di quell’altro. perchè mai li chiedevano? per interesse sulla condizione della donna in medioriente o nell’era moderna? no davvero. fidatevi non è quello. e non voglio nemmeno provare a fare un’analisi dei perchè una persona sia spinta a leggere robe del genere, che poi se provi a proporre un saggio sull’argomento mica se lo comprano…. e magari alcuni sono pure  scritti benissimo eh, chi lo nega. ma non è questo il punto.
il punto è che il fatto che l’argomento donna e tutte le sue sfighe sia un genere mi turba e mi fa stare sull’attenti. gli editori puntano molto su questo quando il libro che mettono sul mercato ha per protagonista una donna, donna che in cinque secondi diventa un’eroina, la sua vita si trasforma in un’epopea e il racconto dei suoi sentimenti dovrebbe portarti a struggimento. certo, non tutti i libri di donne e sulle donne sono così. ovvio.  ma è sempre più difficile riconoscerli, per me almeno.  come libraia prima e come lettrice poi, mi sento in trappola, certo volte mi sentivo soffocare quando mi arrivavano le schede delle novità da scegliere e l’editore sapeva solo dirmi che il libro parlava di una donna, del coraggio di questa donna, della scrittura romantica eccetera eccetera.
e magari mi perdevo un capolavoro della letteratura certo, ma mentre leggevo la scheda mi venivano le bolle.

mi chiedo quanto mi sono persa per questa mia chiamiamola ritrosia nei confronti di certi libri.  un libro su una donna e di una donna che mi è piaciuto tantissimo è La Monaca di Simonetta Agnello Hornby. la vita della protagonista è stata davvero un’epopea, lei è stata davvero un’eroina e i suoi sentimenti, il racconto dei suoi pensieri in quel libro è stato reso in modo perfetto dalla scrittrice. mi sembrava che quel libro prendesse sul serio quello che stava accadendo alla protagonista. io credevo a quello che leggevo, non c’era ammiccamento, non c’era nessun occhiolino da parte dell’editore. vedi anche la copertina… ci avete fatto caso si o no che quando il libro è destinato alle donne (che poi a me questa cosa che i libri siano destinati mi fa incazzare…) c’è sempre un’immagine romantica? un viso, una scarpa, un fiore, una tazza…dai su, tutto quell’immaginario da cioccolata calda, cuscinoni, coperta e temporale fuori… quei libri che: indagano l’animo femminile… ci siamo capiti.
il libro della Hornby invece è un libro vero. e infatti, grazie anche alla copertina asessuata non ho avuto nessuna difficoltà a proporlo anche agli uomini.
certo, a volte accade anche che la copertina sia ammiccante, cioccolata cuscinoni eccetera… e invece il testo non c’entra niente, è davvero un libro a cui si può credere epperò per colpa della copertina non riesci a proporlo ai maschi.  e quindi il mercato è una ragione.
un’altra ragione sono io. io ho il problema che mi immedesimo. esempio estremo: nel libro che sto leggendo ora ci sono un po’ di pagine in cui si parla di soldati, della campagna d’africa e di prostitute bambine. 3 prostitute bambine per un battaglione intero, di soldati in fila, in attesa del turno. con tutto quello che ne consegue.
dopo aver letto quelle pagine, tra l’altro tutto s’intuiva, non c’era nessuna frase esplicita sulle violenze, ho dovuto lasciare il libro per un giorno intero. io ho smesso di leggere perché mi sono sentita male, forse così è più chiaro… ed è sempre così. io poi mi sento male.  poi ho ripreso il libro e per fortuna, almeno per ora, non ci sono donne, ma solo uomini che tirano cazzotti. sto tranquilla, non mi può succedere niente.
io non mi voglio immedesimare. io voglio assistere. voglio farmi portare in altri posti, non dentro me stessa, perciò leggo poche storie di donne. a ravanare nella mia psiche ci penso da sola.  (magari le altre donne sanno essere più distaccate, io no chedevofà?!) non voglio che mi arrivi il pensiero: e se fosse successo a me? cosa avrei fatto detto pensato?  no. ma poi, forse ha detto bene ipofrigio in un commento, in questo momento, i libri sulle donne non mi parlano.
io voglio solo che qualcuno mi racconti una storia, bella o brutta non importa, ma io voglio solo ascoltare.
spero di essermi spiegata.

nota: girellando in cerca di immagini, è venuto fuori questo link della Biblioteca di Scienze della Storia e della Documentazione storica sulle donne. maveditù.

9 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 7 e 8

il diario dei giorni disoccupati
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caro diario sono due giorni che non ti scrivo. ieri e l’altro ieri. l’altro ieri è stato il tuo primo compleanno caro diario, hai fatto una settimana e io nemmeno una candelina ti ho fatto spegnere. facciamo il ricapitolo: una settimana senza lavoro, una settimana in cerca di lavoro. ho mandato un numero decente di cv in posti che ci azzeccavano qualcosa con il mio desiderio di lavoro di libreria. però caro diario, mi devi un po’ spiegare come mai le uniche offerte che mi sono arrivate sono state: 2 call center che mi pareva di parlare con quelle del film tratto dal libro di michela murgia e una società che cercava ingegneri barra geometri(eh? cioè per loro era indifferente…) per una consulenza. cioè, caro diario, come sono arrivati a me? passi il call center che quelli pigliano chiunque a quanto ho capito ma la tizia che cercava ingegneri barra geometri? no scusi, forse si è sbagliata. dove ha preso il mio cv? io la libraia so fare, se serve le posso catalogare l’archivio in ordine alfabetico, per data, per colore anche, per quello che le pare, le posso allestire una bibliotechina per la sala relax della sua società ma io ingegnere barra geometra proprio no. insomma, pare che avesse solo sbagliato numero. però carina l’idea della biblioteca per la sala relax, mi ha detto. true story.
quindi 3 telefonate, varie mail di: interessante il tuo cv, lefaremosapere. passando dal tu al lei senza soluzione di continuità.

vado un sacco nell’internet a vedere i siti delle librerie piccole, quelle indipendnenti che fanno le cose, gli eventi. che s’inventano le cose da pazzi e tutti il mondo pensa bene di loro e io pure perchè resistono nonostante tutto e tutti. e mi chiedo come facciano a pagare l’affitto. poi leggo ovunque che le librerie di catena sono il male.ebbasta.  io ci ho lavorato nelle librerie di catena. e io no, il male non lo ero per niente, anzi.  perchè poi quando buttate la vostra cattiveria di lettori fighi che voi no, solo nelle piccole librerie indipendenti, ricordatevi che gli unici che ci rimettono davvero sono quegli sfigati di librai delle librerie di catena che vi devono sopportare la domenica quando invece di passeggiare avere una vita e volervi bene in giro per il mondo vi rifugiate in libreria, di catena, a fare gli intellettuali di sinistra.  a me questo mi ha sempre fatto arrabbiare. li chiamavo quelli della domenica. quelli che durante la settimana non li vedi mai, poi la domenica ti fanno la grazia di degnarti della loro presenza. e ti chiedono il fuoricataloghissimo,così a sfottere  e t’interrogano per vedere se sai chi ha scritto cosa, e ti chiedono gli adelphi, e ridacchiano perchè pensano che tu non sai di cosa stanno parlando. e ti li chiedono  solo per farli vedere alla ragazza con gli occhialoni che li accompagna, o al nuovo fidanzato esistenzialista col maglioncino a collo alto.  e tu li accompagnavi purespavalda al tuo scaffale adelphi, perchè sì, tu ti era fatta da sola uno scaffalone adelphi contro tutto e contro tutti e pure alla faccia di chi ti vuole male. ah non credevo che in una libreria di catena vi facessero… e io li bloccavo subito.  qua nessuno decide per me, qua decido io cosa quando e quanto. così avrei voluto dire. ma niente. stavo zitta e sorridevo. è una battaglia persa. all’inizio ci tenevo al riconoscimento del mio lavoro. mi importava che il mondo intero pensasse bene di me. poi sono diventata grande nel lavoro, nel senso che sono cresciuta, maturata e ho iniziato a lavorare bene solo per me, nel senso di: lavorare bene e basta.  e i turisti intellettuali della domenica ho iniziato a educarli. e me ne stavo anche ore a scaffale a parlare con loro.  e qualcuno l’ho addirittura conquistato, librariamente parlando.
ma quello che volevo era solo che mi lasciassero lavorare in pace. sono solo una libraia. pensavo.  ma adesso? caro diario, adesso?

poi caro diario ho cucinato tantissimo, ho fatto anche un dolce e un pane buono. e mi sono scritta sulla mia nuovissima agendina verde tutte le ricette che faccio veloci e bene. perchè io solo da disoccupata uso l’agenda. così ovunque sarò nel mondo non sbaglierò mai le dosi per la mia crema chiboust e per mio pane alle erbe.
e poi sto continuando a leggere tantissimo. ora ho quelle 4 o 5 cose aperte tra cui sempre il libro di Davide Enia Così in Terra di cui a un paio di post qui sotto, che è un bellissimo libro scritto in un modo che io vorrei che qualcuno me lo leggesse ad alta voce, libri sulla letture per l’infanzia che sempre m’interessano tanto, le filastrocche di bruno tognolini e ieri sera ho iniziato e finito l’ebook di stefano amato: lapprendista libraio.  che poi ci scrivo perchè tra le altre cose mi ha svelato tutti i segreti della mente di voi maschi. e mi ha messo un’ansia…ma dice un sacco di altre cose sul lavoro, eh, sul lavoro mi ha dato un sacco da pensare…i libri, le femmine viste dai maschi, il sud, le genti del nord del mondo, noi trentenni.

e poi basta, caro diario. non mi è successo altro. ah, ho la febbre.

5 febbraio 2012

we are waiting for you, griono 4

il diario dei giorni disoccupati

caro diario, questo è il racconto di ieri. ieri è stata una giornata un po’ del cavolo. il freddo si è insinuato in tutte le mie decisioni e poi ho ancora tosse raffreddore e tutto il cartello dei malanni invernali. ho iniziato a impacchettare i libri ieri, non ne ho tantissimi qui, solo quelli acqusitati nei due anni di cittadina giocattolo e qualche volume che mi sono portata da casa di giù, perchè non potevo farne a meno. ovvimente questa operazione non è stata vuota di ragionemanti.  me li sono risfogliati tutti, ho riletto gli appunti presi a margine, le sottolineature, riletto le pagine con l’orecchia (sì, io faccio le orecchie ai miei libri vabbè?!) quelle senza sottolineatura, si vede che siccome tutta la pagine era sottolineabile, per fare prima ho fatto l’orecchia. e una cosa che ho notato che libri che avevo orecchiato e sottolineato anni fa, continuano a darmi e stesse sensazioni. letti oggi, avrei sottolineato e orecchiato le stesse frasi, le stesse pagine. poi ho riflettuto sul possesso dei libri e sul vederli. il libro di carta lo vedi lì sulla mensola. l’ebook no. non ne hai la stessa percezione. non ho ancora capito se questo è un bene o un male. non mi interessa il giudizio di valore. mi interessano le implicaizoni. avere i libri di fronte, vederli, sentirli tra le mani, sentirne il peso secondo me fa scattare dei sentimenti, delle reazioni che con l’ebook non succedono. che succede con gli ebook? con gli ebook accadranno altre cose. e io sono curiosa di sapere cosa. forse mi vorrò occupare delle implicazioni della lettura su ebook. è una cosa che ignoro e quindi al momento mi affascina. poi ho pensato una cosa che secondo me quelli che lo usano l’ereader e che scrivono libri solo elettronici secondo me sanno già. la scrittura per ebook è diversa. non avendo il limite della carta, la possibilità dei link e dei salti,  l’opportunità di usare più immagini (su carta costa mettere le immagini) di sicuro tutto questo crea uno stile di scrittura diverso. si ma come diverso? secondo me leggere su ereader i libri nati per la carta fa un po’ strano. è come vedere un film in 3d senza occhialetti.  manca una dimensione. la scrittura su carta ha 2 dimensioni. quella per ebook ne ha 3, almeno. e noi leggiamo senza occhialetti, perciò ci sembra strana.
attenzione, forse ho partorito un pensiero interessante. non lo so. ma ci voglio riflettere ancora. anzi, se ne sapete, tipo se c’è qualcuno che si occupa di questo ditemene. cioè ma no uno che fa ragionamenti e basta, no, io voglio sapere nel cervello proprio che succede. e poi ancora una cosa, se c’è qualcuno che scrive già in 3 dimensioni, usando tutti i modi e tutti gli spazi e tutte le potenzialità della scrittura 3d, allora ditemene anche di questo, di sicuro è americano.  questi sono i pensieri più importanti che ho fatto ieri.
poi ieri nel diario di ieri ho detto delle cose sui libri scritti dalle femmine, e forse avrei dovuto argomentare un poco di più.  ci sono stati commenti che secondo me hanno frainteso le miei intenzioni, ma addirittura delle mail. alcune anche un po’, ehm…esagerate. forse ho liquidato con poche parole una cosa così importante, magari ci scrivo meglio. con calma e sottolineando le parole fondamentali. dopo vado a commentare il post, stamattina ho visto dei commenti a cui voglio rispondere. nei commenti c’è dialogo e rispetto, nelle mail ricevute CHE NON AVRANNO RISPOSTA c’è maleducazione e poi mandare una mail è diverso dall’esprimere un parere nei commenti…
cioè, fatevi una vita…

poi volevo dire che ho iniziato il libro di Davide Enia: Così in Terra. e sto pensando che mi dispiace non essere in libreria ora, lo consiglierei a tutti. anche a quelli che di sicuro non lo comprerebbero, però gliene parlerei. compratelo, leggetelo, rubatelo. fate qualcosa.  ho scritto ai miei amici lontati di leggerlo, ho pure mandato un messaggio all’autore. grazie.
io quando leggo un libro bello, io vado a ringraziare, sempre. perchè un libro bello è un’epifania. di questo libro mi ricorderò molte cose. i luoghi, i dialoghi.  riesco a distinguere anche il tono di voce dei personaggi. non hanno ancora un volto. sono solo a pagina 60. iniziato ora eh.
mi sa che a 100 posso iniziare a fare il ritratto.

4 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 3

il diario dei giorni disoccupati

caro diario, oggi è il terzo giorno disoccupata e già mi sono arrabbiata. ma partiamo dall’inizio. mi sono alzata tardi perchè ieri sera mi sono addormentata verso le 4. sono stata a leggere fino alle 3 e 40 e le 4 è stata l’ultima volta che ho visto l’ora. faceva talmente freddo ieri sera che mi sono fatta un tè per riscaldarmi, non sapevo più che altro inventarmi dopo il pigiamone, 2 paia di calzini, coperte a mai finire e i guanti che mi si gelano le mani. il tè mi sono fatta, la camomilla mi fa schifo. e così con tutta quella teina non son0 riuscita a dormire a un orario decente. e poi il freddo mi faceva stare sveglia e lo stare sveglia mi faceva pensare ai fatti miei e poi il libro era bello ma lo leggevo lentamente perchè tra una pagina e l’altra mi riveniva da pensare ai fatti mei e non finivo mai.

stamattina ho ritrovato vecchie agendine con gli appunti di vari corsi che ho fatto di letteratura per l’infanzia, ho riordinato tutti gli appunti e mi sono scritta un po’ di progetti di letture animate per bambini.  devo tenere al mente allenata. ho scritto mail a un po’ di amici e fatto delle telefonate.  ho bevuto talmente tanto tè ai frutti rossi che ho la lingua color lampone.

ho riletto il diario di ieri, questo blog sta prendendo una deriva troppo da squinzia, è il caso di smettere di parlare di siopping e di vestiti anche perchè ho speso tutti i soldi che potevo spendere. se lo faccio ancora arrabbiatemi fortissimo.

poi ho ripensato al fatto che non voglio leggere libri scritti dalle femmine. adesso spiego il perché:  non me ne frega niente di quello che pensano le donne, di come lo vedono il mondo, di cosa sognano, di cosa sperano. io lo so già. e se non lo so cosa pensa un’altra donna, leggo qualche riga e lo capisco. ma non c’è nessuna epifania. attenzione, non sto dicendo che le donne non sanno scrivere. no. sto dicendo che non m’interessa, al momento.  perchè modestamente, sono donna anche io e la mia testa non sta mai al suo posto e io penso un sacco di cose di continuo e il cervello mi fa male certe volte. con i libri scritti dalle donne poi mi scatta il processo d’immedesimazione. cosa avrei fatto, come mi sarei sentita, anzi no, io quelle cose poi le sento davvero, non come se.  e io non voglio questo.  non voglio aumentare la mia vita. non voglio sentire più di quanto già sento.  io voglio cose che non so. cose che non capisco. voglio viaggiare con la testa in pensieri che non so dove vanno a parare.  voglio leggere una visione del mondo diversa dalla mia,  non mi voglio crogiolare nell’arravoglio dei sentimenti, sono già esperta e poi per questo, per l’arravoglio, ci sono le amiche, i piagiama party e skype. certo, sarebbe bello se valesse anche il contrario: che gli uomini leggessero libri scritti da femmine. se lo fanno, lo fanno poco. dicono che i libri delle femmine sono pieni di sentimenti, e si annoiano. bugia. secondo me si perdono in tutto quell’arravoglio. poverelli.

però a 18 anni ho letto Simone de Beauvoir,  ma questa, evidentemente,  è un’altra faccenda.

la foto in alto s’intitola: celo, celo,  mi manca.
si lo so la qualità fa schifo, se vi mancano dei titoli chiedete.

3 febbraio 2012

We are waiting for you, giorno 2

caro diario, mentre scrivo sono le 23 e 45 quindi sono in tempo per il mio progetto un post al giorno fino a quando troverò un lavoro.

allora stamattina mi sono svegliata pure presto come ieri, mi sono lavata vestita e sono uscita subito fuori verso il mondo. in giro c’eravamo solo io le badanti  georgiane, c’era ghiaccio per terra e un freddo che vabbè lo sappiamo tutti. sono andata al mio bar della colazione, un bar che sta un po’ lontano, ci vado quando ho tempo. ha i cornetti buonisssimi e poi c’è un bel riscaldamento. ah sì e poi c’è anche il giovanotto occhi dolci che quando entro nel bar mi sorride e io eh. ma vado soprattutto per i cornetti eh.
poi in realtà sono uscita per comprare delle robe per cucinare, volevo fare un pane alle erbe e mi mancavano le erbe e così mi sono diretta verso il supermercato. solo che la via del supermercato è costellata di negozi e io nella borsa avevo pure i soldi dello stipendio che dovevo andare a versare e insomma, si lo so, non avrei dovuto ma ecco, duepunti: un piumino blu comelovolevoio! che io lo volevo di un bel colore brillante, no nero e grigio o color topomorto, e insomma era un bel blu e poi mi stava a pennello e poi ci ho già  anche il cappellino pandàn e la sciarpa e insomma. il piumino. ah poi già che stavo… magliettinE, una cinturina e poi due vestiti di lana quelli che si mettono col cinturone. bellini assai. ah poi, mi sono provata anche un vestitino nero stile sciacquetta, tipo estivo da sera, di quelle sere che esci agguerrita (femmine ci siamo capite) tutta scollacciata che va bene fa freddo è fuoristagione ma io me lo pensavo per l’estate, tipo una festa sotto le stelle che ti levi i tacchi e vai girando a piedi nudi col bicchiere di vino in mano, perchè io spero sempre in un mondo migliore, un mondo in cui sto bene in un bel posto d’estate e vado a un sacco di feste. ah poi non l’ho comprato, ma mi STAVA DA DIO.  e poi comesenonbastasse il commesso gay mi ha vista che mi crogiolavo con lo specchio e m’ha detto, duepunti: quello va portato senza mutande mi raccomando!
marò!
ecco. poi finalmente sono uscita dal negozio della perdizione, era l’una meno cinque mi dovevo spicciare per comprare le erbe per il pane, solo che verso il supermercato ho incontrato quel negozio di collanine tanto belline e insomma, duepunti, una collanina e 2 braccialetti.  e no, non le metto le foto delle robe che ho comprato, perchè questo non è quel tipo di blog. certo se avessi comprato il vestitino nero magari sì, ma solo perchè ora sono un po’ triste e ho bisogno di complimenti assai. ma poi lo so che se pure le avessi fatte poi non avrei mai avuto il coraggio di metterle, che mi vergogno.
poi sono passata dalla libreria per dire un fatto e ho approfittato per comprarmi un libro. è bello andare in una libreria, girare gli scaffali e trovare un libro che t’incuriosisce.  e così ho fatto. e mi sono intenerita perchè questo l’ho ordinato io per la libreria. l’avevo preso per una bibliografia che avevo curato per una tizia che doveva studiare i balletti russi.
e di nijinsky non sapeva niente. ..
poi finalmente sono arrivata al supermercato e mi sono ricordata che mi mancava il dentrifricio. ho comprato il dentifricio, ho pagato e me ne sono andata. arrivata a casa mi sono ricordata che non avevo fatto l’unica cosa che m’ero prefissata di fare, comprare le erbe per il pane alle erbe.  a quel punto faceva troppo freddo per uscire. e sono rimasta a casa.  come ieri ho aperto la posta seimila volte, ma poi ho deciso che devo smetterla. è come con i maschi. se esci di casa tutta bellina in cerca di quello che ti piace è sicuro che non lo vedi. poi quando esci di casa col cappotto e sotto il piagiama solo per comprare le sigarette al bar sotto casa e i capelli a cavolfiore…è proprio quello il momento il cui lo incontri. ecco. devo fare così.
oggi non ho mandato nemmeno un cv. ma mi hanno telefonato per un posto di 3 mesi di call center. dice che il mio profilo è proprio quello che cercavano.

non mi avrete.

19 gennaio 2012

Per favore.

allòr il mese di gennaio fin’ora sta dicendo che cambio casa ma non so ancora dove andrò. all’inizio pareva che dovevo provare ad andare a francia, poi saltò, mannaggia. mio padre già stava facendo i piani per venirmi a trovare, il giro della francia, i castelli della loira che tra i pensionati è un must.  ma còm? ti sei pensionato e ancora non l’hai fatto il giro dei castellidellaloira? e a chi aspetti? che quello mio padre venirmi a trovare è una scusa, infatti mi ha detto ennò ià, non andare a parigi, che già ci siamo stati, vai che ne sò a tolosa che a tolosa non ci siamo mai stati.  papà ma pariggi è grande! sai quante cose non hai visto? se vabbè, il luvre, la torre, i campi elisi, quella chiesa a forma di torta nuziale, la baghét il croc madàm e il croc messìè e stai apposto, hai visto pariggi!
e nient’, quello mio padre è pragmatico, non è uomo di sfumature.
che pò mio padre parla col plurale maiestatis. LUI non c’è mai stato a tolosa, ma mamma sì. ma esso papà parla al plurale. tipo se mamma cucina una cosa poi papà dice: abbiamo cucinato e mamma giustamente s’incazz’. ‘chè lui, esso, papà,  non ci azzecca niente, in cucina mette zizzania. mamma così dice. mette zizzania tra le cose, le cose si arrevotano e non le trovi più.  che poi il pensiero di papà ormai è chiaro, più lontano vai e più sò contento così teniamo una scusa in più per viaggiare. mia mamma invece un po’ di scene perchè ià, già tengo una figlia e una nipote in inghilterra e ci parliamo cò skype e la bimba allo schermo del pc dice: vieni nonna vieni! e fa le carezzine allo schemo…  e mia mamma si squaglia e scusate ma io pure. e allora non vuole che io pure mi sperdo per l’europa, che però se pure andassi a milano sarebbe uguale…
e quindi, il fatto della francia s’è finito e forse sta scattando il fatto che me ne vado ammilano. ma non si sa ancora bene perchè non lo so se posso fare quella cosa di andare due mesi a cercare fortuna, mi sento che spreco i soldi. certo, due mesi a girellare per milano, con gli amici, le cose belle, tutte quelle attività che si possono fare ammilano, certo…un pensierino sempre ce lo faccio, che poi magari lo trovo davvero un lavoro nuovo di libreria. male che va sò stata 2 mesi nella newyork dello stivale, come diceva mio nonno. bene che va ci resto, ammilano. però non lo so ancora bene. e il fatto di milano per adesso finisce qua.
poi ci sta il fatto che i clienti in libreria oggi mi hanno detto: mi fai triste se te ne vai. e io non me l’aspettavo proprio. sì lo sapevo che ero stata un po’ brava però oggi, questo signore mi ha detto: mi fai triste se te ne vai. che questo signore per la miseria non mi ha mai chiacchierata, mai sorrisa, mai parlata, solo mi chiedeva i libri difficili e io glieli cercavo. e basta. e poi se ne esce: mi fai triste se ne vai. e io dentro me mi sono arrabbiata perchè secondo me uno lo deve sempre mostrare quello che pensa, e io pensavo di stargli antipatica e invece mò esce il fatto che io lo faccio triste se me ne vado.
cara toscana tu sei un grande equivoco. mò non fare che ti piangi che me ne vado, cara toscana infingarda.  mi hai soffrita due anni e certe volte pure un po’ pianta e mò che fai? mi esci la tristezza dei clienti, mi esci il giovinotto moretto, ah, il giovinotto moretto…  mi esci le cose da fare…mò??? cara toscana tu non mi hai voluta bene e mo mi sfotti.  me lo potevi dire prima che non mi ci volevi. me ne andavo a vivere a massa carrara che come dicono i fiorentini, massa carrara non sta in toscana e nemmenoi n liguria. ‘chè io ci voglio molto bene a massa carrara.
chi lo sa perchè non mi hai voluta bene mi domando.

e poi, caro gennaio, c’è un altro fatto. va bene che cambio lavoro (se ne trovo uno), va bene che cambio città (se ne trovo una che mi vuole), va bene che bel giovanotto resta qua e io me ne vado che tanto ne trovo un altro (ci piace pensarla così), va bene tutto. ma, caro gennaio, non mi va bene una cosa. non mi va bene che mi riporti in ospedale. anzi no, quello lo possiamo fare, ormai conosco tutti i segreti. la sai una cosa che non mi piace proprio caro gennaio? mò te la dico. non mi piace che mi fai avere paura, un’altra volta. smettila per favore.

ps. ogni commento piannione sarà rimosso chirurgicamente.

17 gennaio 2012

Mi dispiace averti persa 2pt

sul treno verso la toscana a bologna son saliti dei toscani. avevano un accento fortissimo, un accento che per 5 giorni non avevo sentito. all’improvviso mi hanno ricordato che stavo tornando nella cittadina giocattolo.  erano contenti, parlavano di bologna, c’è vita a bologna, c’è gente a bologna e facevano un sacco di battute  imitando il bolognese ma non gli riusciva però erano simpatici e io mi nascondevo nel libro per non farmi vedeve che ridevo anch’io. mi hanno fatto pensare a cosa mi sono persa. a tutte le cose toscane intorno a me che mi sono persa, che non ho visto, che non ho voluto vedere. alla gente che non ho conosciuto, con cui sarei diventata amica, a quelli di cui mi sarei innamorata se solo li avessi incontrati, ai bei posti che avrei visto se solo avessi saputo della loro esistenza, alle serate, ai locali, ai concerti…alla vita di una persona di trent’anni in toscana, se solo me ne fossi fatta una.

scesa alla stazione avevo il cuore in bocca.
il cuore in bocca è un verso di questa poesia, la mia poesia preferita.  mi sono sentita male, mi mancava l’aria. faceva freddo e non respiravo bene.  a milano le strade sono larghe, lo sguardo può perdersi e trovare percorsi solo suoi. arrivata alla stazione avevo il cuore in bocca, e non c’erano strade segrete per me. ho contato fino a 10, venti, poi trenta, un passo alla volta e sono arrivata, finalmente, a casa.

continua(?)

14 gennaio 2012

Le 5 giornate di Milano

Filed under: ammilano,cheffaccio?,ciao,cittadina giocattolo,fatti miei,uomi — viadellaviola @ 20:31

Ho capito che tutti gli italiani, almeno una volta della vita dovrebbero trascorrere un po’ di tempo a milano. certo non restarci sennò è un casino. però un buon periodo, dei mesi e andrebbe tutto bene. milano insieme a torino (?) sono forse le uniche due città italiane che possiamo presentare al mondo senza vergognarci. roma è meravigliosa ma è un casino, diciamocelo. però meravigliosa sempre eh.
ho girato la città non con gli occhi della turista, ma con gli occhi di chi deve decidere che nome dare al porprio futuro. e non c’è niente da fare, l’avevo anche già detto milano prima o poi la devi mettere in conto. e io la sto mettendo. prima nella lista.
milano, come dicono quelli che parlano bene, è una città votata al lavoro e io dico che si sente e questa cosa mi piace molto, è stimoltante.  poi vabè in pochi giorni non si fanno analisi, ma sono lecite le considerazioni. nelle mie 5 giornate mi sono venute più idee che in 2 anni, più stimoli che in 2 anni, più entusiasmo che in 2 anni. ho visto mostre, librerie, incontrato editori, passeggiato e ho pure ascoltato un concerto per pianoforte gratis per caso. cose belle che accadono se cammini per la strada e hai gli occhi aperti e ti guardi intorno, senti una musica, la segui, trovi un negozio di strumetni musicali entri e c’è un giapponese che prova un fazioli…e ti regala chopin.  eh?!
a milano ci sono tante cose e io le voglio tutte.  questo mi piace di milano, di questa città. c’è tutto quello che voglio. e soprattutto c’è anche quello che non so ancora di volere.  poi ieri mentre camminavo con la cartina, mi piace camminare con la cartina e no, non ce l’ho l’aicoso, e insomma la cartina mi serve sia per andare nei posti che per capire dove mi trovo. mi piace sapere dove mi trovo e allora giro con la cartina che anche se so dove mi trovo, so che devo andare dritta però la guardo la cartina, inomi delle strade, le piazze vicine, voglio sapere quello che si nasconde dietro ai palazzi. e insomma camminavo con la cartina e: sei italiana? io volevo provare a fare la straniera ma mi viene assai da ridere, ma niente, dico no, italiana, e loro poi partono col giochino ti sei persa? di dove sei? e dove vai? e bla bla. giuro erano milanesi eh! e poi anche a milano ti suonano con la macchina. bravi. le fate sentire importanti le donne, siete gentili eh :)
poi milano è piccola. finitela di dire che è grande.
poi ho capito altre cose ma adesso questi miei amici mi escono, milano ci aspetta e io domani parto. e sarà di nuovo, virgola,  cittadina giocattolo.

7 gennaio 2012

Domande Pocali

Filed under: domande pocali,uomi — viadellaviola @ 15:07

Ma voi uomini non gay che portate (ancora…)  i capelli lunghi e vi fate pure la piastra, ma ditemi, duepunti: ma veramente fate?

 

 

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