viadellaviola, un blog senza sottoveste

2 aprile 2012

IO sono di paese, il mercato

Allora, cominciamo col dire che a milano non ci sono ancora andata, ci vado tra poco, so già pure come devo intitolare il post :)

ieri era domenica, e la domenica c’è il mercato e al mercato pure se non ti devi comprare niente ci vai lo stesso se stai in paese, che andare al mercato vuol dire un sacco di cose, incontrare le persone, fare una passeggiata, fare la spesa. la spesa del cibo, che quella se vivi in paese la fai tutti i giorni perchè compri la roba fresca. tipo la scarolina croccantella dalla signora anziana che tiene il suo orto e siccome le avanzano le verdure le porta al mercato e le vende.  e io dalla signora vado. ma ci sono anche i banchi del mercato con la verdura che però sono banchi pezzotti, nel senso che sono negozi fruttivendoli che fanno pure gli ambulanti, perciò sono pezzotti. se volevo la verdura fruttivendola andavo direttamente al negozio e magari trovavo pure parcheggio.  essì perchè quando c’è il mercato poi non trovi mai parcheggio. tutti parcheggiano sopra a tutto al paese, che il mercato sisà, si fa a scendere, se sei fesso lo fai a salire…
va bene, ho capito che non siete pratici. mò spiego. al mio paese, ma in tutti i paesi del mondo, il mercato ha un percorso, va a zone. al mio paese, siccome il mercato sta in una viona lunga lunga non si può parlare di zone, ma di: sopra sopra: n’coppa coppa, sopra (normale), n’coppa, sotto, là sott’, sotto sotto (sotta sott’)  a metà, mm’ezz.
sopra sopra  ci stanno quelli che vendono le cose (i ferramenta, le cose da giardino, i vasi di terracotta, i cesti), e tutti parcheggiano da quella parte, là sopra, così si fanno la via solo a scendere…. poi sopra (normale) ci stanno le scarpe. poi dopo le scarpe, ci stanno i vestiti, e in mezzo ai banchi dei vestiti ci stanno i banchi della biancheria tipo le mutande i reggiseni cinesi, i completini da pornodiva e il BIONDO.  il banco del biondo merita la fermata. il biondo tiene i capelli rossi, ma lo chiamiamo il biondo perchè il capello rosso in campania non è contemplato, è una variante, diciamo così. esso biondo vende le lenzuola, i cuscini, le trapunte, le mappine (gli strofinacci, gli asciughini, come li chiamate?), le tovaglie,gli asciugamani, ci siamo capiti. il biondo è il re del mio mercato perchè esso ha sempre tutto. il biondo conosce a me, a mia sorella in quanto figlie di mia mamma, perchè mia mamma è cliente. dovete sapere che mia mamma è dotata di ogni allergia a sostanza acrilica contraffatta conoscita sulla terra. tu metti un filino acrilico nella trama di una stoffa e a mia mamma le viene un’allergia che ti pensi che le abbiano spennellato l’acido sulle pelle. vi siete impressionati? eh. allora mia mamma è 100% cotone. non si discute. è cassazione. e il biondo lo sa. perchè mia mamma se il biondo gli dice cotone, cotone deve essere, senò mia mamma torna e se lo fa al ragù. allora quando andiamo dal biondo, e magari io dico: uh bello questo, il biondo mi guarda, mi riconosce e dice: none signorì questo non è cosa pe’ vui.
ma come,  dico io?
none, figlia mia, quella poi la signora  se la piglia cù mme.
giuro. fatti di verità. una volta volevo delle lenzuola che non erano proprio di cotone egiziano…e quello il biondo s’è fatto promettere che non lo dicevo a mamma.
poi in realtà volevo raccontare un altro fatto ma mi sono persa nel racconto del biondo. e non lo scrivo più che senò il post è troppo lungo e vi scocciate. cià.

8 gennaio 2012

Volevo parlare di libri

Filed under: libri,napoli,natale,verso sud — viadellaviola @ 19:30

non lo so se ci sono librai in ascolto e quindi non lo so se questa cosa che sto per dire succede solo a me. ma penso che no. allora il fatto fa così: lavori in campania e vendi molto gli scrittori campani, se poco poco provi a proporre scrittori poco noti di altre regioni o romanzi con una forte ambientazione regionale non campana non ci riesci.  quando lavoravo in campania proporre paolonori pr esempio, con quella lingua astrusa era difficilissimo. uguale mò che sto in toscana: chi lo conosceva marco vichi prima di venire a lavorare qua? malvaldi sì forse un pochino, è da poco che è diventato famoso in tuttitaglia. ma prima? invece qua in toscana non puoi stare senza le pile dei libri di malvaldi.

dichiarazione ufficiale: a me sta cosa mi fa incazzare come libraia ma soprattutto come essere umano.  perchè a me poi i libri regionali -chiamamoli così- mi piacciono tantissimo. perchè sono un modo per conoscere le città. tutti quelli ambientati a torino, e la sicilia, e la sardegna e tutta l’emiliaromagna! le altre regioni non si sentano offese eh. siete tutte comprese!

anche perchè poi io vorrei proporre qua quel magnifico cartello di scrittori napoletani ma non lo posso fare perchè qua in toscana -come in tutte le regioni- vogliono solo gli scrittori loro che parlano di casa loro: vichi, malvaldi e romanzi sulla famiglia medici. tu digli che il romanzo è ambientato in toscana o che lo scrittore è toscano e hai fatto la vendita. pure se non è vero. noncontrollano mica! la provenienza è un valore aggiunto, secondo loro. mah. invece per me la provenienza è solo un dato.  ebbasta. per fortuna ci sono gli emigranti e gli stranieri che mi fanno spacciare i libri di tutta l’italia.
e un’altra cosa brutta è che quando gli editori mandano le schede novità con libri di questo tipo, i libri regionali, io spesso non li ordino proprio perchè so già che non li vendo.  e così è capitato con il libro nella foto: la kriptonite nella borsa di ivan cotroneo. io non lo presi proprio per la libreria e nemmeno in edizione economica e nemmeno mò che c’è il film. perchè tanto lo so che nè mi verrà chiesto nè mai e poi mai riuscirò a proporlo. quando sono risalita da casa dalle vacanze di natale me lo sono comprato alla feltrinelli della stazione a napoli. e me lo sono letto, tutto, in treno. è bellissimo. mò spiego. a me i romanzi ambientati a napoli mi piacciono sempre perchè nei romanzi di napoli c’è sempre molto della strada, delle vie, dei posti fuori. e io ogni volta che ci vado mi sento sempre che sto in un posto nuovo, pure se ci sono stata migliaia di volte. e allora quei romanzi mi sembra che mi fanno fare una nuova gita. poi il libro è bellissimo perchè ha tutta una musica di quell’italiano napoletano che io stavo pensando di fare degli audiopost con i capitoli di tutto il libro, che tanto sono brevi, ma poi ci ho provato ma non sono convinta e quindi niente. e poi sì vabbè, non è un libro che ti cambia la vita, uno di quei libri per cui esiste un prima e un dopo però succede che: i personaggi si fanno persone vive e tu nella tua testa quando li leggi ti sembra di sentire la voce, e li vedi in faccia e gli vuoi bene e vuoi sapere come stanno, se la vita gli va bene. ti affezioni. e quando il libro sta per finire lo leggi piano piano, t’inventi un sacco di pause verso le ultime pagine perchè così finisce dopo. e secondo me il film ci sta benissimo perchè queso è un libro che subito ti fa partire le immagini nella testa e ti catapulta nella storia e alla fine, del film ne senti il bisogno quasi perchè quella musica e quei colori vuoi rivederli.
ho finito.

ciao.

1 gennaio 2012

Annapoli per capodanno

Filed under: corriera,fatti miei,libri,napoli,natale,ragazzo,sfogliatelle,verso sud,viaggi — viadellaviola @ 17:36

* non l’avevo mai fatto un capodanno a napoli e non lo sapevo proprio come poteva andare. sono salita sulla corriera che passa più o meno sotto casa mia e già là è stata un’avventura. me ne stavo sotto la pensilina il 31 dicembre alle 12 circa con la valigia e lo zainetto e le macchine del paese che passavano e secondo me mi ridevano perchè si pensavano: ma questa dove deve andare il 31? mica si viaggia il 31? ma che vita deve fare questa per essere costretta a prendere il pullman il 31 dicembre? e che deve pensare la sua famiglia? ah forse raggiunge il fidanzato e passa il capodanno collui. ma perchp viola è fidanzata? eh chilosà, quella da quando se n’è andata all’altitalia chi lo sa che vita fa. non torna mai, manco d’estate, eh questi se ne vanno all’altitalia a pò non tornano più, si fanno i soldi e pò quando vengono per le ferie ci guardano dall’altinbasso che si penzano che sò superiori annoi che siamo rimasti qua, alla bass’italia.
secondo me si penzavano così le macchine che passavano. qualcuna mi lampeggiava e io che sò maligna penzavo: ma vedi a questi…e invece erano genti che conoscevano che con lampìo di fari mi volevano dire: ciao viola buon viaggio, mannaggia potevi venire connòi assalerno in giro per le vie. vabbè ci vediamo quando torni!
io lo so parlare bene il linguaggio del lampìo dei fari.
poi salita sulla corriera eravamo io il pilota e una tizia milanese che io sono stata tutto il tempo a chiedermi che ci facesse una tizia milanese super faschion sopra alla corriera commè e l’autista. poi parlava al telefono ad altissima voce io mi sono sentita tutta la conversazione che diceva che la sua amica fa l’ingegnera in srilanca (non mi fate gugolare per scrivere srilanca, ci siamo capiti) e che non voleva tornare più e i genitori telefonavano sempre a tutti gli amici per convincerli a convincerla ad andarsene. ma secondo chetty, così si chiamava la milanese,chetty,  secondo chetty l’amica sua non se ne vuole tornare perchè tiene un movimento in srilanca, non mi fate spiegare movimento ci siamo capiti…
vabbè alla fine arrivo annapoli e mi viene a prendere l’amico mio. mi porta a casa sua che sta ai quartieri e io sto con la valigia e ci facciamo tutte le salite e salitelle in mezzo ai negozi aperti, alla gente pronta per il capodanno e a qualche tric trac bungt e bangt che scoppia al nostro passaggio. non ci diciamo niente ma teniamo un poco di paura. vabbè, arriviamo a casa sua che sta in questi palazzoni antichi di napoli con le scale, gli ascensori degli anni 70 e l’odore di pesce fritto perchè la sera di capodanno quello si cucina. a casa sua ci stanno un sacco di libri tutti belli ordinati per editore, che io però dovrei fare la pipì però lui ci tiene assai a farmeli vedere e io li vedo volentieri perchè’ sò belli, tiene pure le edizioni vecchie, ma io sempre la pipì devo fare, però la sua libreria mi piace perchè lui secondo me ha lo stesso mio comportamento nell’acquisto dei libri, c’è l’affinità. poi fineìalmente riesco a fare la pipì e usciamo. forse dovevo scrivere di più sulla sua libreria perchè è proprio una cosa importante per lui, e in effetti lo è davvero, si vede, e lui un poco gli si gonfia il petto quando gli faccio i complimenti. volevo pure fare una foto, ma mi sò scordata. usciamo, e finelamente arriva  napoli.

vi siete annoiati? continuo? se volete continuo. fatemi sapere.
cià.

*nella foto in alto a sinistra: la riGGina!

29 dicembre 2011

Domande Pocali: Che dico?

Filed under: apparì,cheffaccio?,domande pocali,fatti miei,verso sud,viaggi — viadellaviola @ 15:02

mi sono licenziata, lo sanno anche le pietre. non so cosa fare, lo sanno anche i muri. ancora libri? bò chi lo sa.
tornare a casa e rimettere l’abito di paese? non lo so. esco con gli amici del paese, sono belli e bravi ma mi sento fuori posto.  non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
vado a stare a milano? non lo so. mi sento fuori posto. non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
resto a cittadina giocattolo? vabè chevvelodicoaffare.
vado da mia sorella a cittadina un po’ enorme chiamata londra dove per legge si parla la lingua del diavolo? non lo so. quando ci vado mi sento fuoriposto, non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
mia mamma dice: devi mettere radici, devi deciderti a fare l’uovo da qualche parte. mia mamma dice ancora: finitela di spargervi per il mondo.
mio padre dice: se proprio devi andare vai in un posto dove ci sta un aeroporto vicino.
una mia amica mi ha detto: ogni volta che torni e ti guardo in faccia mi fai stare male perchè mi ricordi che qua è brutto.
mia mamma dice: pensa al futuro qui hai casa, qui puoi mettere su una tavola quello che sai fare, qui puoi fare quello che ti piace, o almeno ci puoi provare.
si, virgola,  ma io, virgola, che dico?
Parigi? da qualche giorno ci sto pensado. solo che ci vogliono dei soldi di partenza che ehm, non ho. però più passano i giorni e più mi sveglio con l’idea. stamattina mentre ci pensavo mi batteva anche il cuore. e direi che questo si chiama: SEGNALE! io quando mi batte il cuore è segno di verità. se tipo, ragazzo ti guardo e cuore no batte, allora niente. ma se cuore mi batte allora vabbè. io ora penso alla tour e cuore mi batte. penso alla baguette, ah, la baguette, e cuore mi sbatte.  penso a tutti quei posti di parì dove ancora non sono stata e cuore mi batte. penso a una soffitta sui tetti di parì e cuore mi sbatte più forte. e allora che dico? poche parole. iniziano i piani. me ne vado apparì.  à bientôt!

28 dicembre 2011

10 ore

Filed under: fatti miei,libri,natale,verso sud,viaggi — viadellaviola @ 12:03

questo è il post in cui si racconta della coda di 10 ore a valmontone, del viaggio in macchina toscana campania del 23 dicembre, in cui si racconta che per 10 ore abbiamo parlato sempre senza mai fermarci di:  libri, di scrittori, di libri per bambini, della vera storia di Pinocchio, dei problemi delle case del sud che sono: sono sempre enormi ma solo 2 stanze sono riscaldate perchè nelle altre non ci va mai nessuno, delle mamme che quando friggono non accendono mai la cappa e non aprono la finestra e dei figli che litigano con la mamma per questo, di mia mamma che tiene sempre le porte aperte così circola il calore nella casa, ma io no: mamma il calore non deve circolare, deve stare fermo là nella mia camera senza muoversi! e niè, ogn’anno la stessa storia.
un viaggio di 10 ore senza fermarci per fare pipì perchè c’è coda per entrare in autogrill, per fare benzina, c’è la coda  per entrare nella coda. un viaggio di 10 ore in cui una libraia (io) che lavora nel commercio e un bibliotecario (lui) che lavora nel pubblico danno un valore diverso ai soldi. una prospettiva interessante. per lui i soldi sono un’opportunità, per me, un problema. per lui il tempo ha un valore, per me anche, ma solo nel boschetto della mia fantasia. il suo tempo extra viene pagato, il mio tempo extra invece, duepunti: hàhàhà.
nel pubblico esistono dei diritti che nel commercio ci possiamo scordare. dei diritti che non sapevamo nemmeno esitessero.  dei diritti che quando li ho scoperti mi è venuta ancora più malinonia.
un viaggio di 10 ore che non mi è pesato perchè ogni metro percorso era un metro in meno verso casa e un metro in più lontano dalla cittadina giocattolo.
un viaggio di 10 ore verso casa pieno di buoni propositi, (per la cronaca nessuno realizzato fin’ora), un viaggio di 1o ore che ho fatto sorridendo perchè pensavo che dai magari sarà non dico l’ultimo ma quasi.  e invece no.
perchè da quando sono tornata, e qui si ripresenta l’annoso problema dell’emigrante, quando torni a casa piena di voglia di restarci poi tempo ventiminuti ti passa la voglia perchè ti fai un giro per il paese e ti assale il vuoto cosmico. fai due chiacchiere con gli amici di qua e ti annientano subito con i loro: ma che sei scema? chi te lo fa fare!
che tu ora che devi ricominciare a inventarti una vita ti vorresti guardare intorno piena di stupore per scoprire i dettagli del mondo e magari cogliere proprio quello che ti serve. e invece no. non trovi un appiglio.
ma apparte le solite mie chiacchiere sul futuro, esiste un problema ben più grosso che attanaglia il mio cuor, un dilemma che rischia di sballare ancora una volta gli equilibri cosmici che reggono il mondo. siete pronti? duepunti:
che faccio a capodanno?

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