C’è la corriera che la prendo sotto casa, poi ci salgo e la corriera mi porta a napoli. è la corriera che certe volte prendevo per andare a scuola, al liceo quando non trovavo nessun passaggio di genti del paese che andavano al lavoro dalle parti di scuola mia. ogni volta che ci salgo mi prende pari pari il mal di stomaco che mi prendeva per andare a scuola. facevo il conto alla rovescia: passato quest’albero mancano 15 minuti a scuola, passata la casa in costruzione ne mancano 10, passata la casa verde col cavallo (c’era un cavallo che pascolava nel giardino della casa verde) mancano 7 minuti, passate le case con le finestre triangolari e quella a forma di enorme castagna (true story) ci siamo quasi, lo stomaco si ferma e se non mi concentro vomito. soprattutto se avevo fisica alla prima ora. al ritorno invece non facevo la conta, mi rilassavo guardando fuori dal finestrino e qualche volta mi perdevo la fermata.
quando salgo sulla corriera mi siedo sempre d’avanti, lo stomaco mi fa sempre male ma non per la scuola o per la professoressa di fisica, no per i pensieri. se prendo la corriera è per andare alla stazione di napoli, prendere un treno e andare nei posti, nelle città, in cerca del mio futuro.
alla stazione a napoli ci arrivo sempre con un sacco di anticipo. una volta è venuto a trovarmi il mio amico Googo, che però non trovava parcheggio e allora sono salita sulla sua macchina che si può scassinare con la sola forza del pensiero e ci siamo messi a girare intorno alla zona della stazione che insomma, non sono gli Champs Elysee… poi quando abbiamo trovato parcheggio s’era fatto tardi e così siamo corsi alla stazione, a piedi.
alla stazione di napoli ha aperto la nuova feltrinelli e sempre faccio un giro. una cosa che mi è sempre piaciuta è che la narrativa ce l’hanno tutta, ma tutta, in ordine alfabetico. senza distinguere gli editori, senza distinguere tra edizioni tascabili e hardcover. ma questo ha senso secondo me solo per le librerie grandi grandi. ma non voglio parlare di questo. anche perchè tutti i sistemi per mettere i libri a scaffale sono validi. volevo parlare di occhi verdi. vi è capitato mai di girarvi per caso, incrociare gli occhi di qualcuno e restare fulminati? stavo al banco informazioni perchè non mi ricordavo il nome dell’autore di un libro che volevo vedere e mentre aspettavo il mio turno ho incrociato occhi verdi.
occhi verdi del tipo Smeraldo, per essere precisi: (Pantone) (Hex: #009874) (RGB: 0, 152, 116)
occhi verdi è un ragazzo di circa 16 17 anni, vestito da ragazza. coi leggins, una giacca di jeans e stivaletti. ha i capelli stirati sulle spalle, tanti capelli, una bocca carnosa e bella col lucidalabbra, un’ombra scura al posto dei baffi rasati, e un paio di occhi verde smeraldo che non scorderò. stava al banco con una sua amica, cercavano libri di studi sociali. occhi verdi ha la voce finissima, a stento si sentiva quello che diceva, la sua amica è intervenuta per ripetere al commesso del banco: cerchiamo i libri di studi sociali!
occhi verdi cammina guardingo, lo sa che gli sguardi sono tutti su per lui, anzi no, sono tutti su di lui. parla a bassa voce, cammina senza incorciare nessuno, un passo dopo l’altro a un palmo da terra. per non disturbare. occhi verdi è vestito da ragazza, occhi verdi con la sua voce invisibile, il suo passo leggero, quasi chiede scusa al mondo per il solo fatto di esistere, di essere com’è. a napoli quelli che si vestono da donna, o che hanno gli atteggiamenti da donna, li chiamano femminielli. ci sta pure il pastore del presepe, il femminiello. ogni posto ha una parola che quelli come occhi verdi. chi sa se occhi verdi ha dei genitori che lo difendono dal mondo, chi lo sa se a scuola lo lasciano in pace, chi lo sa se piange di notte. occhi verdi è un ragazzo vestito da ragazza, con gli occhi dolci. io avrei voluto abbracciarlo forte forte e dirgli dai, un passo alla volta, o non dirgli niente. abbracciarlo e basta. mentre pensavo queste cose occhi verdi deve essersi accorto di me e mi ha sorriso.
poi hanno chiamato il mio treno per milano e me ne sono andata. ma i miei pensieri no l’hanno lasciato solo.