viadellaviola, un blog senza sottoveste

28 maggio 2012

Vanity Viola

Filed under: vanity blog,viaggi — viadellaviola @ 12:48

E’ uscito un altro piccolo post sul Blog di Vanity Fair “A spasso in libreria“.

l’avevo scritto per l’iniziativa di Marcos y Marcos “Andare in libreria” finita il 23 aprile, è stato postato ora ma è sempre valido per me. da quando sono a milano sto girando un sacco di librerie, in alcune ritorno spesso, e compro anche. se trovo una chicca, se trovo il libro tanto cercato proprio sotto il mio naso io lo compro. e mi guardo in torno.

buona lettura :)

 

30 marzo 2012

I nasi rossi ammazzano il sabato

cliccate sull'immagine eh!

a milano, quando arrivi alla stazione di milano tutti scendono, pure se il treno non muore là. a milano quando arrivi alla stazione di milano, la stazione è enorme con le scale mobili di escher quelle normali e i piani sfalsati, che non lo sai mica a che livello del mare ti trovi e prima che arrivi alla metro o al tram o al bus o solo fuori, ti sembra di fare un altro viaggio.

quando arrivi a milano e prendi la metro o il bus e la metro e il bus ti sono appena partiti sotto il naso e resti sola alla fermata e pensi dai che strano sono sola alla fermata poi ci vuole un attimo e arriva un sacco di gente.  a milano pare che uno non è mai solo. a milano alla fermata del bus  in garibaldi ci sono sempre n sacco di cinesi e poi dei tizi col vestito. i tizi col vestito di sicuro arrivano da quei palazzoni, hanno fatto una riunione. hanno la cartelletta, la giacca e i pantaloni del martrimonio del cugino, la camicia col collo grossone e le gocce di sudore d’ordinanza. spesso il vestito è di lana, pure se fa caldo, di lana un po’ lucida. i tizi col vestito fanno i rappresentanti, vengono dalle regioni del sud e hanno un poco di pancia, e mentre arrivano alla fermata si tolgono la giacca, la cravatta, si sbottonano il bottoncino della camicia e parlano al telefonino con la mamma la fidanza e la moglie: tutto bene mò prendo il treno butta pa pasta. pure se la moglie la fidanzata la mamma stanno in sicilia.

a milano quando arrivo a milano io sono andata dal mio amico ciccio. che lui mi ha detto cento volte come fare per arrivare a casa sua vicino alla cuccia dei tram, ma io me lo dimentico. così me lo sono scritto sull’agendina e ho pure segnato una ics sulla cartina. io sono quella delle cartine,  io voglio sapere sempre dove sto e dove posso andare. io a milano sulla mia cartina ho messo una ics sulle case dei miei amici, sulle librerie belle che ho visto, sui posti buoni dove ho mangiato,  sui negozi strani che ci voglio tornare e sugli indirizzi degli editori.
a casa del mio amico ciccio a milano si dorme come se non ci fosse un domani, e ci sono un sacco di robe strane sulle mensole e pure una foto di un supereroe.   poi il mio amico ciccio mi ha regalato un regalo magnifico che fa così: siccome che io ho paura delle città, della notte, ho paura in generale ma poi comunque le faccio le cose pure se ho un po’ paura, che ricordiamoci che sono di paese e in paese la notte non esiste proprio come concetto, non si sta mai da soli  in paese, c’è un filino invisibile che tiene unite le persone, certo, a volte il filino ti strozza ma lasciamo stare, c’è sempre un filino. in città invece non esiste il filino, si sta da soli, pure alla deriva certe volte. e allora il mio amico mi ha fatto questo -  regalo penso che sarò invincibile

poi sempre a milano quando ci arrivi è probabile che sarai povera, farai un lavoro con degli orari un po’ funky, dormirai in doppia (gesù) e ogni mattina quando ti sveglierai penserai: ma chi cavolo me l’ha fatto fare. poi ti alzi esci per strada, c’è la primavera, le persone, le cose, la libreria,  gli amici, i pranzi sotto il glicine e ti dici vabbè. va bene così.

nota: cliccate sulle immagini eh!

27 marzo 2012

Occhi verdi alla stazione di Napoli

C’è la corriera che la prendo sotto casa, poi ci salgo e la corriera mi porta a napoli. è la corriera che certe volte prendevo per andare a scuola, al liceo quando non trovavo nessun passaggio di genti del paese che andavano al lavoro dalle parti di scuola mia. ogni volta che ci salgo mi prende pari pari il mal di stomaco che mi prendeva per andare a scuola. facevo il conto alla rovescia: passato quest’albero mancano 15 minuti a scuola, passata la casa in costruzione ne mancano 10, passata la casa verde col cavallo (c’era un cavallo che pascolava nel giardino della casa verde) mancano 7 minuti, passate le case con le finestre triangolari e quella a forma di enorme castagna (true story) ci siamo quasi, lo stomaco si ferma e se non mi concentro vomito. soprattutto se avevo fisica alla prima ora. al ritorno invece non facevo la conta, mi rilassavo guardando fuori dal finestrino e qualche volta mi perdevo la fermata.

quando salgo sulla corriera mi siedo sempre d’avanti, lo stomaco mi fa sempre male ma non per la scuola o per la professoressa di fisica, no per i pensieri. se prendo la corriera è per andare alla stazione di napoli, prendere un treno e andare nei posti, nelle città, in cerca del mio futuro.

alla stazione a napoli ci arrivo sempre con un sacco di anticipo. una volta è venuto a trovarmi il mio amico Googo, che però non trovava parcheggio e allora sono salita sulla sua macchina che si può scassinare con la sola forza del pensiero e ci siamo messi a girare intorno alla zona della stazione che insomma, non sono gli Champs Elysee… poi quando abbiamo trovato parcheggio s’era fatto tardi e così  siamo corsi alla stazione, a piedi.

alla stazione di napoli ha aperto la nuova feltrinelli e sempre  faccio un giro. una cosa che mi è sempre piaciuta è che la narrativa ce l’hanno tutta, ma tutta, in ordine alfabetico. senza distinguere gli editori, senza distinguere tra edizioni tascabili e hardcover. ma questo ha senso secondo me solo per le librerie grandi grandi. ma non voglio parlare di questo. anche perchè tutti i sistemi per mettere i libri a scaffale sono validi.  volevo parlare di occhi verdi. vi è capitato mai di girarvi per caso, incrociare gli occhi di qualcuno e restare fulminati? stavo al banco informazioni perchè non mi ricordavo il nome dell’autore di un libro che volevo vedere e mentre aspettavo il mio turno ho incrociato occhi verdi.
occhi verdi del tipo Smeraldo,  per essere precisi:  (Pantone) (Hex: #009874) (RGB: 0, 152, 116)
occhi verdi è un ragazzo di circa 16 17 anni, vestito da ragazza. coi leggins, una giacca di jeans e stivaletti. ha i capelli stirati sulle spalle, tanti capelli, una bocca carnosa e bella col lucidalabbra, un’ombra scura al posto dei baffi rasati, e un paio di occhi verde smeraldo che non scorderò.  stava al banco con una sua amica, cercavano libri di studi sociali.  occhi verdi ha la voce finissima, a stento si sentiva quello che diceva, la sua amica è intervenuta per ripetere al commesso del banco: cerchiamo i libri di studi sociali!
occhi verdi cammina guardingo, lo sa che gli sguardi sono tutti su per lui, anzi  no, sono tutti su di lui. parla a bassa voce, cammina senza incorciare nessuno, un passo dopo l’altro a un palmo da terra. per non disturbare. occhi verdi è vestito da ragazza, occhi verdi con la sua voce invisibile, il suo passo leggero, quasi chiede scusa al mondo per il solo fatto di  esistere, di essere com’è.  a napoli quelli che si vestono da donna, o che hanno gli atteggiamenti da donna, li chiamano femminielli. ci sta pure il pastore del presepe, il femminiello.  ogni posto ha una parola che quelli come occhi verdi. chi sa se occhi verdi ha dei genitori che lo difendono dal mondo, chi lo sa se a scuola lo lasciano in pace, chi lo sa se piange di notte. occhi verdi è un ragazzo vestito da ragazza, con gli occhi dolci. io avrei voluto abbracciarlo forte forte e dirgli dai, un passo alla volta, o non dirgli niente. abbracciarlo e basta.  mentre pensavo queste cose occhi verdi deve essersi accorto di me e mi ha sorriso.
poi hanno chiamato il mio treno per milano e me ne sono andata. ma i miei pensieri no l’hanno lasciato solo.

7 marzo 2012

Vulevù randevù?

Allora viadellaviola se ne va un poco girando sui treni, per questo mese risiederà fissa sulla tratta napoli firenze bologna milano torino(?)

vado in giro per festivàl, fatti di libri, colloqui, amenità e si spera tanta perdizione.
da venerdì fino a domenica sarò al festivàl Libri Come, a Roma all’auditoririumparcodellamusica tuttaccattato. il festivàl secchione di marino sinibaldi che se provate a capirci qualcosa dal programma ollàin vi farete il giro del calendario dei santi all’andata e al ritorno. non si capisce un cà! A’  Sinibbà dici ‘a verità…hai chiamato uno stagista di scienze della comunicazione a fare il programma vè? vabbè lo so, avrete pocchissimi soldi, ‘ste cose costeno però…marò ti passa la voja!  ma a parte gli scherzi, il porgramma è interessante, non ci sono i soliti scrittori (si vabbè un baricco per fare caciara sempre ci sta bene) (vabbè Zafon anche ma mò è uscito il libro, diamo sfogo alle carampane!) dicevo non ci sono i soliti scrittori e soprattutto c’è spazio per editori meno noti. fatevi un giro nell’ottimo e navigabilissimo programma :D
io ci vado soprattutto per Davide Enia che ha scritto quella meraviglia, quella grazia di dio, quella manna dal cielo, quella bomba, quella scoperta dell’america di “così in terra” ed. Baldini e castoldi, e poi ci vado per L’uomo laser, Gellert tamas, un trillerone edito da Iperborea. non li leggo io i triller, ma questo, gesù questo. lo intervista Fofi che ha scritto anche la prefazione. poi c’è J. Coe, poi c’è Fabio Genovesi che mi garba assai, poi c’è MAurizio Ferraris che parla ipad, poi c’è Jennifer Egan che ha scritto IL tempo è un bastardo MInimum Fax,  e poi ci sono mostre e bella genta. e c’è roma che è bella.
ho fatto più o meno un calendario, ma vago perchè ai festival si cambia sempre idea. farò i post per Flatlandia, il programma di libri di Radio Onda d’Urto.
se ci sono fatti di visitare, di andare a sentire musica ditemene eh!

poi dopo roma vado un momento a casa a disfare la valigia e a rifarla per ripassare giusto un attimo per la toscana, direzione milano. starò a milano 2 o 3 giorni per vari fatti tra cui questo. ah anche qua: se ci sono fatti di visitare, fatti di andare a sentire musica o scrittori a milano ditemene eh!
poi vado a bologna per la fiera del libro per creature

poi me ne ritorno a casa per il cambio valigia
e riparto per roma due giorni sempre per fatti di cose di libri verso la fine di marzo.
tutto questo per dire che se volete giocare a viadellaviola per un caffè,  se sapete di una libreria che cerca e me lo volete dire di persona…palesatevi coi soliti mezzi, ma solo se siete gente garbata. fatevi l’esame di coscienza.

cià!

nota: si lo so che l’immagine all’inizio non ci azzecca, epperò gugol ho scritto: appuntamenti immagini e me l’ha data come prima. e io non mi sono fatta domande.

3 marzo 2012

We are waiting for you, giorno 32

il diario dei giorni disoccupati
e se vuoi saperne di più sul diario vai qui

Anzi, sarebbe qualcosa di rivoluzionario.. e non te ne pentiresti..

carò diario, così mi ha scritto un amico mio che non ho (ancora) conosciuto.
mò spiego. allora, ho finalmente lasciato la cittadina giocattolo. se ti dico che non ho provato niente mi credi? tutti che mi dicevano: ti sei commosa? no. ma ti dispiace? no. cioè, non dicevo no secco, ci giravo intorno, ma la verità caro diario è che non ne potevo più. appena sono salita sul treno mi sono sentita leggera e il cervello mi è ripartito. ho iniziato subito a fare piani e progetti roma napoli milano torino bolgna e estero. questo il piano giri futuri. e ero felice. poi lo so che tra un mesetto, quando tutto si sarà sedimentato riuscirò a dire, a dirmi quanto di bello mi porto dietro dalla cittadina giocattolo. ma adesso no. poi.
l’idea era tornare giù a casa per qualche giorno e poi ripartire subito che ci sono i festivàl di libri, le cose dei libri, dei corsi di formazione che voglio fare, gli amici da rivedere eccetera. ma io però, caro diario, mentre stavo sul treno me lo sentivo, me lo sentivo che appena messo piede a napoli, appena dal treno avrei iniziato a riconoscere le cose, appena il paesaggio mi si faceva amico…io avrei iniziato a pensare a casa. tornare a vivere a casa, un gesto rivoluzionario, come dice il mio amico della frase più sopra.
e infatti. nel viaggio in macchina con gli antenati (che sono mamma e papà caro diario e utente che mi leggi da poco e ancora non conosci tutta la mia fenomenologia), nel viaggio in macchina abbiamo parlato di casa, del paese, delle cose che succedono, di quel locale che è tornato sfitto….e della casetta in cui sono cresciuta (link al post, si può pure ascoltare con la mia voce) che pure lei, caro diario, è tornata sfitta, e io mi si è sciolto il cuore al pensiero dell’albero di arance e le scalette di granito. mentre tornavamo a casa era il tramonto e c’era pure ancora quel sole caldo che mi scaldava dentro la macchina. e i colori erano belli pure se passavamo  per quella strada brutta dove ci sono le cose della camorra e c’è lo sgarrupo che impera. non fatemi spiegare sgarrupo per favore.
io lo sapevo caro diario. il sud è così. arrivi piena di buoni propositi e progetti e poi ti frega, con quella dolcezza. nonostante lo sgarrupo, chi ci è nato poi ci vede la dolcezza e la sente pure. e resti fregato. caro diario io non ho potuto dormire stanotte. io lo sapevo che non ci dovevo tornare qua. dovevo fermarmi a roma e tornare a casa solo per le feste comandate. caro diario io lo devo risolvere questo conflitto, io mi devo decidere. che fare? vado in giro e mi piace starci, milano, per esempio. come mi è piaciuta milano caro diario tu non lo sai. e pure avere quesi miei amici intorno e pure tutte le cose belle che ti arrivano agratis, a milano. come mi sono piaciute. e roma…caro diario…roma in primavera…ne volgiamo parlare? sì certo viverci è un casino a roma, lo dicono tutti. ma sei sempre a roma, e pure a roma nonostante le difficoltà le cose ti arrivano a gratis. e poi estero. dice vuoi venire a estero? parliamo? sì che parliamo. certo, mettiamo tutto sulla tavola e parliamo. che l’occasione è grossa. e lo so bene. ma poi sto qua e stamattina sono uscita presto e ho fatto le cose di paese del sabato, il caffè al bar, uh stai qua adesso! e le ciacchiere in piazza, i racconti, il giornale e gl’incontri. e mi sono sentita un momento serena, che era tanto che non. dice che ora sono troppo emotiva. così dice mio padre. arrivo da due anni di vuoto di sentimenti, due anni di lavoro matto e disperato senza sorrisi. due anni grigi e adesso, dice papà, tutto ti pare un arcobaleno. aspetta un momento. riprenditi le tue cose e ritrova l’equilibrio. poi decidi.
non lo so caro diario. io finchè non la risolvo sta guerra io non posso prendere decisioni.  vorrei che gli eventi decidessero per me. tipo che mi prendessero per uno di quei cv che ho mandato. così non se ne parla più. che anche questa non è mica una cosa saggia. bisogna dare una spinta agli eventi, soprattutto alle cose importanti. o no? non lo so caro diario. decidi tu.

17 gennaio 2012

Mi dispiace averti persa 2pt

sul treno verso la toscana a bologna son saliti dei toscani. avevano un accento fortissimo, un accento che per 5 giorni non avevo sentito. all’improvviso mi hanno ricordato che stavo tornando nella cittadina giocattolo.  erano contenti, parlavano di bologna, c’è vita a bologna, c’è gente a bologna e facevano un sacco di battute  imitando il bolognese ma non gli riusciva però erano simpatici e io mi nascondevo nel libro per non farmi vedeve che ridevo anch’io. mi hanno fatto pensare a cosa mi sono persa. a tutte le cose toscane intorno a me che mi sono persa, che non ho visto, che non ho voluto vedere. alla gente che non ho conosciuto, con cui sarei diventata amica, a quelli di cui mi sarei innamorata se solo li avessi incontrati, ai bei posti che avrei visto se solo avessi saputo della loro esistenza, alle serate, ai locali, ai concerti…alla vita di una persona di trent’anni in toscana, se solo me ne fossi fatta una.

scesa alla stazione avevo il cuore in bocca.
il cuore in bocca è un verso di questa poesia, la mia poesia preferita.  mi sono sentita male, mi mancava l’aria. faceva freddo e non respiravo bene.  a milano le strade sono larghe, lo sguardo può perdersi e trovare percorsi solo suoi. arrivata alla stazione avevo il cuore in bocca, e non c’erano strade segrete per me. ho contato fino a 10, venti, poi trenta, un passo alla volta e sono arrivata, finalmente, a casa.

continua(?)

15 gennaio 2012

Mi dispiace averti persa pt.1

Filed under: ammilano,cheffaccio?,fatti miei,nebbia,viaggi — viadellaviola @ 23:13

nel treno verso la cittadina giocattolo fa tanto freddo.  i riscaldamenti sono spenti e la signora elegante di fronte a me si toglie le scarpe, si siede all’indiana e si arrotola dentro il suo giaccone per non disperdere calore. ha la calza bucata sull’alluce.
ieri sera abbiamo dovuto togliere il ghiaccio dal vetri della macchina con quell’aggeggino che N. si diverte tanto a usare. il ghiacchio era grigio, pieno di smog.  stamattina anche sui tetti c’era bianco, non neve, solo ghiaccio.  dal treno si vede la campagna piena di nebbia, è tutto grigio e fitto e un po’ buio.  ma c’è silenzio e mi sento un po’ in pace. poi la nebbia sparisce e dal treno vediamo una cosa incantata talmente bella che la signora dalla calza bucata che parlava al telefono s’è dovuta fermare, s’è zittita, fuori c’era la natura imprigionaa nel ghiaccio. non l’avevo mai vista la natura incantata così. gli alberi bianchi come sculture, e le siepi, l’erba alta, gli orti, tutti di ghiaccio, immobili nel cristallo. la signora ha liquidato la telefonata per guardare, io ho smesso di leggere e mi sono fermata a sorridere. come quella vota a ferrara che di notte scoprii la nebbia in una passeggiata notturna con la mia amica, coi capelli che si facevano più ricci, l’orlo dei pantaloni che frusciava nel prato brillante di brina e le ombre che sparivano in quell’ovatta incantata.
e non fui mai più felice.

update: si chiama galaverna!

13 gennaio 2012

IO sono di paese, sto in gita Ammilano

Filed under: ammilano,cheffaccio?,ciao,fatti miei,io sono di paese,viaggi — viadellaviola @ 01:57

ora faccio uno di quei post che vanno tanto di moda, tipo flussone di coscienza. pronti? via

milano che appena scendi alla stazione trovi la gita dei pensionati paesani che subito ti offrono il caffè. milano e gli amici miei calabresi pieni di maraviglia nel cuore. milano che sali sul tram. milano che finitela di dire che  è brutta milano. milano che è bella! milano che finitela di dire che fa freddo. sò arrivata a milano e mi sò tolta la giacca. c’è il sole a milano. però è meglio se giri col cappello nella borsa. la sera fa freddo ammilano. milano che millemila librerie. milano che mi gira la testa. milano che vai a piazza duomo e non te lo ricordavi così bello, il duomo. e poi ci stanno i cingalesi che fanno volare quelle cose blu e per un momento quelle cose blu sono altissime e ti sembrano stelle. poi ti riprendi dal romanticismo e ti sposti senò ti cadono in testa. milano e la libreria Bocca coi libri pittati di bianco, il pavimento parlante, la porta egiziana e il campanello per entrare. milano la più antica osteria di milano. che tu la trovi per caso e che fai non ti fermi? ti fermi. e ai tavoli accanto al tuo ci stanno quelli della borsa di londra in gita a milano che inzuppano il pane nel bicchiere di vino. milano e la signora editora per bambini con la terrazza meravigliosa che in pochi metri quadrati queste fanno una casa editrice e tu non ti capaciti. milano e i posti che stanno solo a milano… milano e il negozio di cd di musica classica che ti ha fatto scoprire delle favole che non conoscevi. milano e il negozio di tappeti che tu sei entrata perchè c’era scritto entrata libera e allora giustamente sei entrata e c’era un signore siriano? iraniano? un signore vecchio di quelle parti che faceva un tappeto e ti sorrideva e non ti diceva niente e tu te ne sei stata un poco a guardarlo e quello ha fatto 7 centimentri di tappeto, li abbiamo misurati e poi te ne sai andata. milano e l’aperitivo nel posto buio ma il cameriere era bello, quello l’hai capito subito. ah poi a milano c’è pieno di belli come piacciono a me. no bistecconi. no. pieno di normali. stasera mentre andavamo a mangiare la cotoletta alla milanese (che io non l’avevo mai mangiata e allora milano non fa curriculum senza cotoletta e allora siamo andati) mentre andavamo a prendere il tram è passato uno (carino) su una bici e io però l’ho subito guardato non perchè era carino (quello l’ho capito dopo) ma perchè ho avuto la sensazione di conoscerlo, ma forte! e pure lui mi ha guardata che secondo me ci conoscevamo e poi è continuata, lui era in bici e si fermava e si girava a guardare, ma tipo saranno stati non un momento, due, insomma non s’è capito il perchè ma ci siamo guardati. io penso che è bello guardarsi in faccia. forse non l’ho spiegata bene però è stato un bel momento. poi milano è corso garibaldi e le chiacchiere sognatrici di fronte a una vetrina con una scatoletta che dentro tu la apri e c’è un prato e milano sono pure le chiacchere alla fermata del tram al sapor di saccarina. poi milano è incontrare gente che non vedevi da secoli sotto i portici del duomo, milano è ritrovare gli amici e andarci a pranzo domani.  milano è (ma questo mi succede ovunque) incontrare personaggi televisivi di serie b.  milano è: firma anche tu la mozione “dai viola, resta a milano!”   milano è la mostra di cezanne che non ne vale la pena. e poi adesso ciò sonno. ci vediamo domani.  sempre ammilano.

1 gennaio 2012

Annapoli per capodanno

Filed under: corriera,fatti miei,libri,napoli,natale,ragazzo,sfogliatelle,verso sud,viaggi — viadellaviola @ 17:36

* non l’avevo mai fatto un capodanno a napoli e non lo sapevo proprio come poteva andare. sono salita sulla corriera che passa più o meno sotto casa mia e già là è stata un’avventura. me ne stavo sotto la pensilina il 31 dicembre alle 12 circa con la valigia e lo zainetto e le macchine del paese che passavano e secondo me mi ridevano perchè si pensavano: ma questa dove deve andare il 31? mica si viaggia il 31? ma che vita deve fare questa per essere costretta a prendere il pullman il 31 dicembre? e che deve pensare la sua famiglia? ah forse raggiunge il fidanzato e passa il capodanno collui. ma perchp viola è fidanzata? eh chilosà, quella da quando se n’è andata all’altitalia chi lo sa che vita fa. non torna mai, manco d’estate, eh questi se ne vanno all’altitalia a pò non tornano più, si fanno i soldi e pò quando vengono per le ferie ci guardano dall’altinbasso che si penzano che sò superiori annoi che siamo rimasti qua, alla bass’italia.
secondo me si penzavano così le macchine che passavano. qualcuna mi lampeggiava e io che sò maligna penzavo: ma vedi a questi…e invece erano genti che conoscevano che con lampìo di fari mi volevano dire: ciao viola buon viaggio, mannaggia potevi venire connòi assalerno in giro per le vie. vabbè ci vediamo quando torni!
io lo so parlare bene il linguaggio del lampìo dei fari.
poi salita sulla corriera eravamo io il pilota e una tizia milanese che io sono stata tutto il tempo a chiedermi che ci facesse una tizia milanese super faschion sopra alla corriera commè e l’autista. poi parlava al telefono ad altissima voce io mi sono sentita tutta la conversazione che diceva che la sua amica fa l’ingegnera in srilanca (non mi fate gugolare per scrivere srilanca, ci siamo capiti) e che non voleva tornare più e i genitori telefonavano sempre a tutti gli amici per convincerli a convincerla ad andarsene. ma secondo chetty, così si chiamava la milanese,chetty,  secondo chetty l’amica sua non se ne vuole tornare perchè tiene un movimento in srilanca, non mi fate spiegare movimento ci siamo capiti…
vabbè alla fine arrivo annapoli e mi viene a prendere l’amico mio. mi porta a casa sua che sta ai quartieri e io sto con la valigia e ci facciamo tutte le salite e salitelle in mezzo ai negozi aperti, alla gente pronta per il capodanno e a qualche tric trac bungt e bangt che scoppia al nostro passaggio. non ci diciamo niente ma teniamo un poco di paura. vabbè, arriviamo a casa sua che sta in questi palazzoni antichi di napoli con le scale, gli ascensori degli anni 70 e l’odore di pesce fritto perchè la sera di capodanno quello si cucina. a casa sua ci stanno un sacco di libri tutti belli ordinati per editore, che io però dovrei fare la pipì però lui ci tiene assai a farmeli vedere e io li vedo volentieri perchè’ sò belli, tiene pure le edizioni vecchie, ma io sempre la pipì devo fare, però la sua libreria mi piace perchè lui secondo me ha lo stesso mio comportamento nell’acquisto dei libri, c’è l’affinità. poi fineìalmente riesco a fare la pipì e usciamo. forse dovevo scrivere di più sulla sua libreria perchè è proprio una cosa importante per lui, e in effetti lo è davvero, si vede, e lui un poco gli si gonfia il petto quando gli faccio i complimenti. volevo pure fare una foto, ma mi sò scordata. usciamo, e finelamente arriva  napoli.

vi siete annoiati? continuo? se volete continuo. fatemi sapere.
cià.

*nella foto in alto a sinistra: la riGGina!

29 dicembre 2011

Domande Pocali: Che dico?

Filed under: apparì,cheffaccio?,domande pocali,fatti miei,verso sud,viaggi — viadellaviola @ 15:02

mi sono licenziata, lo sanno anche le pietre. non so cosa fare, lo sanno anche i muri. ancora libri? bò chi lo sa.
tornare a casa e rimettere l’abito di paese? non lo so. esco con gli amici del paese, sono belli e bravi ma mi sento fuori posto.  non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
vado a stare a milano? non lo so. mi sento fuori posto. non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
resto a cittadina giocattolo? vabè chevvelodicoaffare.
vado da mia sorella a cittadina un po’ enorme chiamata londra dove per legge si parla la lingua del diavolo? non lo so. quando ci vado mi sento fuoriposto, non so che dire, non so che fare, non ho argomenti da mettere sulla tavola.
mia mamma dice: devi mettere radici, devi deciderti a fare l’uovo da qualche parte. mia mamma dice ancora: finitela di spargervi per il mondo.
mio padre dice: se proprio devi andare vai in un posto dove ci sta un aeroporto vicino.
una mia amica mi ha detto: ogni volta che torni e ti guardo in faccia mi fai stare male perchè mi ricordi che qua è brutto.
mia mamma dice: pensa al futuro qui hai casa, qui puoi mettere su una tavola quello che sai fare, qui puoi fare quello che ti piace, o almeno ci puoi provare.
si, virgola,  ma io, virgola, che dico?
Parigi? da qualche giorno ci sto pensado. solo che ci vogliono dei soldi di partenza che ehm, non ho. però più passano i giorni e più mi sveglio con l’idea. stamattina mentre ci pensavo mi batteva anche il cuore. e direi che questo si chiama: SEGNALE! io quando mi batte il cuore è segno di verità. se tipo, ragazzo ti guardo e cuore no batte, allora niente. ma se cuore mi batte allora vabbè. io ora penso alla tour e cuore mi batte. penso alla baguette, ah, la baguette, e cuore mi sbatte.  penso a tutti quei posti di parì dove ancora non sono stata e cuore mi batte. penso a una soffitta sui tetti di parì e cuore mi sbatte più forte. e allora che dico? poche parole. iniziano i piani. me ne vado apparì.  à bientôt!

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